video suggerito
video suggerito

Ludovico Fremont: “Quante persone rivolevano i Cesaroni. Dicono: sei sparito, solo perché non mi vedono in tv”

A Fanpage.it, l’attore che torna nei Cesaroni parla di chi è diventato lontano dai riflettori: il mare come disciplina di vita, la paternità, le scelte che sembravano errori e non lo erano.
0 CONDIVISIONI
Immagine

Ludovico Fremont ha una tavola da surf appesa al muro di casa. Non è un dettaglio da celebrity in cerca di lifestyle, è una coordinata. Come i vent'anni passati a navigare, il brevetto da comandante di yacht a vela, le traversate. Come la figlia di undici anni che non vuole sapere niente del papà attore o del papà lupo di mare — vuole solo Ludovico, il papà. Come la risposta che dà quando gli chiedi come ha gestito il successo e il denaro arrivati da giovane: "Faccio un discorso di crescita, non economico. Le scelte che uno fa nella vita non sempre portano i risultati che ti aspettavi — fa parte del gioco."

Walter Masetti è tornato su Canale 5, e con lui Fremont, dopo oltre quindici anni. Ma l'intervista a Fanpage.it non è solamente sul ritorno della serie e e del suo personaggio. È un'intervista sull'uomo che c'è sotto Walter Masetti oggi. E allora il mare, la regia, la vita vissuta come un'avventura. "Quanta gente mi ha detto "Ah, ma tu sei sparito, non lavori più." Non mi pare", dice con una calma che non è difensiva, ma è qualcosa di più solido.

Superato il terzo episodio, è passata la febbre del ritorno? Come ti senti?

Mi sento bene. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro e che l'obiettivo l'abbiamo raggiunto: riparlare di famiglia, sviluppare vicende legate all'universo dei Cesaroni. Abbiamo raggiunto le persone che ci rivolevano e riallacciato le storie nel modo più coerente possibile rispetto a come si erano lasciate. Come la vita ci insegna, bisogna non fare affidamento alle aspettative, lasciarsi sorprendere. Se si dà per scontato qualcosa, quasi sicuramente ne rimaniamo scottati.

Sul calo d'ascolti tra la prima e la seconda puntata si è detto di tutto. Cosa ne pensi?

Non è che ci preoccupano gli ascolti in sé. Gli ascolti sono un dato importante, ma vanno letti nel contesto di oggi. Il modo di fruire i contenuti è completamente cambiato: una volta c'erano solo due poli, la Rai e Canale 5. Adesso abbiamo Netflix, Amazon, Now TV. Non si può più valutare tutto sulla base della messa in onda lineare. A volte vorrei dire: vi rendete conto che sono passati dodici anni e ci sono ancora più di tre milioni di persone che richiedono una serialità del genere? Questo è un dato che va valorizzato, non smontato. Poi se alcuni vogliono fare sensazionalismo, troveranno sempre qualcosa. C'è una storia che lessi una volta, di un professore che arrivò in classe con un quiz a sorpresa. Consegnò dei fogli rigirati su tutti i tavoli e disse di girarli. Il foglio era totalmente bianco, con un unico punto nero al centro. Chiese una relazione su quello che vedevano — tutti scrissero del punto nero. Alla fine lui disse: anziché concentrarvi su tutto lo spazio bianco, vi siete concentrati sull'unico punto nero del foglio. A volte mi sembra che sia un po' così.

Il tuo più che un ritorno ai Cesaroni, è un rientro.

Esatto. Il mio personaggio era uscito di scena per questioni lavorative. Nella finzione ero andato in Spagna a fare il meccanico di moto GP.

Fremont con Matteo Branciamore nella nuova serie de I Cesaroni.
Fremont con Matteo Branciamore nella nuova serie de I Cesaroni.

Quanto è cambiato Walter nel frattempo?

È cresciuto insieme a me. L'impulsività della fase teenager si è andata placando, e oggi ci sono più stratificazioni. Credo che Walter sia stato scritto molto bene, perché racconta le sue vere fragilità e le sue contraddizioni — non solo il lato leggero. E credo che questo agganci davvero il pubblico di oggi, perché per immedesimarsi in un personaggio sono soprattutto le sue debolezze, i suoi fallimenti, a fare la differenza. Nonostante non sia un grande fan di Vasco Rossi, una volta ascoltai una sua intervista molto vera: dei vincenti nella vita ce ne stanno tanti e non interessano così tanto. Interessa di più sapere chi non vince, chi lotta tutti i giorni, chi cerca di sbarcare il lunario. È lì che le persone si immedesimano. Nel rialzarsi dalle sconfitte, nel lottare per un sorriso di tuo figlio, per un bacio dato alla tua donna.

Abbiamo posto la stessa domanda anche a Nicolò Centioni: il rapporto con il successo arrivato da giovani, con la gestione del denaro. Come l'hai vissuto tu?

Ogni persona ha il suo percorso. Se Nicolò si è sentito di raccontare la sua storia, apprezzo l'onestà. Io e lui sul set non avevamo tante scene insieme, e c'era anche una differenza d'età importante: lui era veramente piccolo, io ero già ventenne, vivevo da solo per i fatti miei. Non mi permetto di entrare in ciò che ha detto lui. Posso parlarti del mio. Il lavoro dell'artista è molto complesso e non si può ridurre alla questione economica. C'è chi ne fa solo un discorso economico, io ne faccio un discorso di crescita. Le scelte che uno fa nella vita non sempre portano i risultati che ti aspettavi — fa parte del gioco. Ho fatto scelte che possono sembrare errori, ma non le considero errori: se oggi sono l'uomo che sono diventato, è il frutto di quelle scelte. Ho investito nella scrittura, nello yachting, ho lavorato come comandante di yacht a vela. Per me questo è l'importante: essere coerente con quello che sono. John Travolta guida aerei, Al Pacino ha una casa immobiliare, Johnny Depp suona in una band. Ognuno sceglie le varie versioni di se stesso per quello che è, non per quello che deve dimostrare agli altri.

Quanta gente ti ha detto che eri sparito?

Tanta. «Ah, ma tu sei sparito, non lavori più.» Ho scritto, ho diretto un film senza comparirci direttamente — se non mi vedi in schermo, dal tuo punto di vista non esisto. Ma non è vero. Ed è importante non farsi entrare l'ansia di chi vuole farti capitolare.

Cosa ti ha insegnato il mare?

La disciplina. L'ascolto. E il fatto che si può risalire il vento cercando di capire come farlo. Non è vero che quando hai il vento in faccia e l'obiettivo è esattamente davanti a te non ci puoi arrivare. Bisogna solo capire come sfruttarlo.

Da quanto vai per mare?

Più di vent'anni. Ho cominciato al Lago di Bracciano. Poi piano piano è diventata sempre più importante nella mia vita perché era una parte di me — qualcosa che era impossibile trattenere. L'ho fatta diventare una passione che a volte è diventata un lavoro, e continuo a farlo senza nessuna problematica.

Tua figlia ha undici anni. Le piace di più il papà attore o il papà lupo di mare?

Mia figlia in questo è molto matura. Lei vuole Ludovico papà — non le interessa se sono marinaio o attore. E questa devo dire che è un'ottima cosa. Come è giusto che sia per tutti i figli, vogliono vedere la persona, non quello che fa. Ti qualifica molto di più chi sei rispetto a cosa fai.

Hai mai avuto dubbi sul fatto di essere abbastanza presente, nei momenti importanti?

Solo il tempo te lo può dire. Lo so, è una domanda che pongo anche a me stesso da padre. Cerco di fornirle gli strumenti necessari per affrontare la vita, ma non c'è un manuale di istruzioni. La cosa meravigliosa che ogni padre può vedere è un riflesso di te stesso in quell'essere vivente. Vedere quella luce, quella cosa che ti accomuna — è qualcosa di davvero forte.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views