Alessandro Antinelli: “Il mio sesto Mondiale, saremo in onda anche di notte. Senza Italia Rai aveva pronto il piano B”

L'11 giugno prende ufficialmente il via il Mondiale di calcio 2026, un’edizione storica che toccherà Messico, Stati Uniti e Canada. Uno sforzo produttivo importante per la Rai, nonostante l'assenza dell'Italia. Volto del programma che ogni sera racconterà il mondiale sarà Alessandro Antinelli, al timone dello storico appuntamento con "Notti Mondiali". In questa intervista a Fanpage racconta la vigilia del debutto, i dettagli del programma, i favoriti e le storie che caratterizzeranno questo mese e mezzo di calcio.
Parte questa avventura. Se facciamo i conti, che Mondiale è questo per te in Rai?
Se contiamo quelli su cui ho lavorato per la Rai, questo è il mio sesto Mondiale. Ho fatto 2002, 2006, 2010, 2014, 2022 e ora questo del 2026. È un traguardo importante e ogni volta l'emozione è la stessa, anche se le sfide cambiano radicalmente.
Che clima si respira a poche ore dal via?
Siamo in pieno fermento, tra gli ultimi preparativi prima di andare in studio. Posso già dirti che lo studio di Notti Mondiali è bellissimo: è stato fatto un lavoro molto accurato e la scenografia richiama fortemente l'oro, il colore simbolo della Coppa del Mondo. Per la Rai questa è la missione e la produzione più lunga di sempre. Cominciamo l'11 giugno e finiremo il 19 luglio. Significa che saremo il programma di seconda serata di Rai 1 per quasi due mesi, praticamente per tutta l'estate. Rispetto alla tradizione, questo è il Mondiale più lungo della storia, con più partite in assoluto.
Andrete in onda indipendentemente dagli orari delle partite serali, quindi?
Avremo slot diversi (alle 19.00, alle 21.00, alle 22.00 o alle 23.00, ndr) a seconda degli orari dei match, e quando ci saranno i quarti di finale faremo tutta la notte insieme trasmettendo le partite in diretta.
Come sarà strutturato il programma?
Noi partiremo solitamente intorno alle 23.15, subito dopo la partita della sera trasmessa dalla Rai. Chiaramente rianalizzeremo il match appena concluso, ma faremo vedere anche tutti i gol e gli highlights delle quattro partite giornaliere. Non è detto che l’italiano medio sia riuscito a vederle tutte, considerando i fusi orari, quindi offriremo un servizio completo.
Sarà un Moandiale complesso soprattutto sul piano logistico.
Inevitabilmente sì, si tratterà di spostamenti tra tre Paesi enormi. Ci collegheremo ogni giorno con i nostri inviati sul posto. Solo per la prima puntata avremo collegamenti da New Jersey (quartiere generale del Brasile), Città del Messico (sede dell'inaugurazione) e Los Angeles, dove è previsto anche l'arrivo di Trump per la partita degli Stati Uniti.
Passiamo alla squadra in studio. Chi ci sarà al tuo fianco?
La squadra è il punto in cui dobbiamo fare la differenza. Abbiamo Paulo Roberto Falcão e Marco Tardelli, antagonisti nell’82, e poi Ciccio Graziani, che è stato un protagonista brillante nell'ultima Domenica Sportiva. Ci sarà anche Massimo De Luca e ci tengo moltissimo alla sua figura: Massimo è stato mio direttore, direttore di Mediaset e di Radio Rai. I giornalisti senior della Rai sono storicamente dei "mostri" di competenza, persone che hanno fatto dieci mondiali e otto Olimpiadi, e lui ci darà tantissimo. Inoltre, avremo le nostre "punte di diamante" come Andrea Stramaccioni e Lele Adani, che faranno le telecronache sul posto ma si collegheranno a spot con noi dentro la trasmissione per darci le loro impressioni a caldo.
C'è anche una novità importante nel cast, legata al calcio femminile. Ce ne parli?
Sì, ed è la cosa per me più suggestiva. Ho voluto fortemente Manuela Giugliano, la numero 10 della Roma e regista della Nazionale. Verrà per 15 puntate, la metà del totale, compatibilmente con i suoi impegni. L'idea è quella di dare seguito al lavoro fatto l'anno scorso agli europei femminili con Sara Gama. Vogliamo dare spazio a una giocatrice in attività e di grande talento per fare analisi tattiche. Quello che normalmente ti aspetti da un ex calciatore o da un allenatore, io lo farò fare a Manuela. Spesso in TV il calcio femminile viene inserito per "quote", ma per noi lei non è una quota: è una risorsa enorme. Lei è simpatica, fortissima e ha una competenza calcistica pazzesca. La mia scommessa è vederla misurarsi alla pari nel linguaggio calcistico con leggende come Falcao e Tardelli. Non c'è un singolo motivo per cui debba saperne meno di loro.
Un Mondiale è fatto soprattutto di storie. Quali sono quelle che ti affascinano di più in questa edizione, anche tra quelle meno "evidenti"?
Il calcio, con tutte le sue storture e il suo lato business, riesce ancora a mettere sotto la stessa campana traiettorie di vita pazzesche e fatti geopolitici che non si possono ignorare. La prima è l'Iran: avremo un inviato, Roberto Carulli, dedicato alla comunità persiana californiana a Los Angeles. Racconteremo le loro storie, come si sposteranno per vedere le partite e cosa pensa la gente iraniana che vive in America. Poi penso al Canada e a Alphonso Davies. Tutti sanno che è il terzino del Bayern ed è un fenomeno. Ma la mia testa va al fatto che è nato in un campo profughi in Ghana da una famiglia liberiana che scappava dalla guerra, e ci è vissuto fino a 5 anni prima di essere accolto in Canada. O ancora l'Australia, dove gioca un ragazzo di nome Tete Yengi, i cui genitori nel '70 sono scappati dalla guerra e dalla carestia nel Sud Sudan per rifugiarsi in Australia. Il mondo oggi è questa roba qua, e un Mondiale lo racconta più di qualsiasi altra cosa. Noi saremo lì per dire chi ha giocato bene o male, ma anche per aprire queste finestre sul mondo.
Veniamo alle questioni di campo. Il fattore climatico e le temperature sembrano destinati a pesare moltissimo, quasi come un messaggio quotidiano sul tema del cambiamento climatico. Diventerà parte del racconto?
Abbiamo discusso tanto del Qatar a dicembre, ma dal punto di vista climatico e della forma dei giocatori quello era il Mondiale perfetto. Questo del 2026 non lo sarà. Io sono del '74 e mi ricordo bene i giocatori dell'Italia a USA '94 distrutti dal caldo. Oggi c'è il cooling break, la partita è quasi diventata a quarti come nel basket, ma non basta a calmierare il problema. Leggevo di squadre che si allenano su campi troppo secchi dove la palla non rimbalza a causa del caldo. E la finale si giocherà al MetLife Stadium di New York, che non ha la copertura. Sarà un effetto Pasadena.
Chi vedi come possibili sorprese o favorite fuori dai radar principali?
Credo che le squadre sudamericane abituate all'altura o le squadre fisicamente più pronte e "ossigenate" potranno fare molta strada. Occhio, perché ci possono scappare sorprese enormi. Dal mio canto dico due nomi non quotatissimi. Mi aspetto moltissimo dal Marocco, perché nei quattro anni successivi alla semifinale in Qatar è cresciuto tantissimo sia tatticamente che tecnicamente. E poi attenzione al Portogallo: hanno giocatori che hanno chiuso la stagione in uno stato di forma eccezionale. E poi, insomma, c'è quel signore di 41 anni (Cristiano Ronaldo, ndr) che sembra più fresco di tutti e vuole vincere l'unico trofeo che gli manca.
Oggi l'attenzione del pubblico è frammentata tra TV, social e mille piattaforme. Come si cattura lo spettatore sportivo in questo contesto? Ti trovi a tuo agio nei linguaggi digitali?
Io appartengo alla Generazione X: non sono un nativo digitale, ma sono stato tra i primi ad abbracciare i social, anche se oggi so quando è il momento di staccare. Credo che se riusciremo a creare un salotto garbato, divertente e competente diventeremo dei simpatici compagni di viaggio per l'estate degli italiani. Il pubblico della Rai è maturo, e noi vogliamo offrire un prodotto che mescoli queste tre caratteristiche al ritmo giusto, sfruttando al massimo il nostro cast e la forza dei nostri canali social per fare un grande lavoro di coinvolgimento.
Facciamo un salto indietro. Qual è il tuo primissimo ricordo da inviato o legato ai Mondiali?
Il mio primo Mondiale in assoluto l'ho lavorato da Roma, ed era quello di Giappone e Corea 2002. Ricordo la devastazione totale a Piazza del Popolo a Roma, dove ero collegato, quando segnò la Corea in quella maledetta partita con l'arbitro Moreno. Fu una frustrazione enorme per una Nazionale, quella di Trapattoni, che avrebbe meritato ben altro. Trapattoni poi ha fatto la Domenica Sportiva con me anni dopo, e quella ferita non l'aveva mai dimenticata.
Il primo Mondiale sul posto?
Il primo da inviato sul posto, invece, è stato il 2006 in Germania. Lì il ricordo è indelebile: le lacrime e la gioia degli italiani che vivevano lì. Persone andate in Germania a lavorare duro, che a volte subivano i classici stereotipi su "pizza e mandolino". Battere la Germania a Dortmund è stata una rivincita sociale e umana pazzesca per quella gente. Ricordo che a Monaco, in Marienplatz, non c'era un tedesco: erano tutti italiani con i figli dipinti in volto. Solo il calcio sa regalare queste cose.
Una domanda inevitabile sull'attualità azzurra. Dopo la mancata qualificazione dell'Italia, il vostro assetto produttivo è cambiato o è rimasto lo stesso?
C'era un piano A con l'Italia e un piano B senza l'Italia. Siamo andati sul piano B: il piano A mi avrebbe visto sul posto a seguire la Nazionale, il piano B mi vede qui alla conduzione di Notti Mondiali. Nel 2022 in Qatar, pur senza l'Italia, gli ascolti Rai sono stati straordinari, con la finale più vista di sempre. Gli italiani hanno un legame viscerale con il calcio e sappiamo che risponderanno presente anche stavolta.
In queste settimane si parlerà molto anche del futuro della panchina azzurra e del prossimo CT. Si parla molto di Baldini, invocato come "formula de la Fuente" sul modello spagnolo. Che idea hai tu?
Penso che Baldini abbia fatto non bene, benissimo. Ha allenato benissimo l'Under 21, ha sempre mandato messaggi sani e chiunque prenderà le decisioni dovrà tenere conto del suo lavoro. Certo, lui è anche il perno dell'Under 21 che, facendo un grande Europeo, può riportarci alle Olimpiadi, e questo è un altro aspetto importante. Poi ci sono le piste che portano a Mancini, che ha dichiarato che tornerebbe anche per cifre ridotte, e ad Antonio Conte, probabilmente il miglior CT recente della nostra storia insieme allo stesso Mancini che ci ha fatto vincere l'Europeo. Chiaramente Conte porta con sé un impegno economico diverso, che all'epoca venne risolto grazie agli sponsor. Sono due piste valide, ma la riflessione sulla "soluzione interna" alla De la Fuente con Baldini va fatta, perché se ha funzionato in Spagna non vedo perché non possa funzionare da noi.
Per chiudere, l'ultima volta ci eravamo sentiti in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, un momento non facilissimo per la Rai a causa delle polemiche su Petrecca. A distanza di mesi, come guardi a quell'esperienza? È stata un'occasione sprecata o è andata meglio di come era iniziata?
L'Olimpiade è stata meravigliosa, un successo clamoroso dei telecronisti e degli inviati della Rai. È stata la prova plastica che la Rai ha ancora un "effetto wow" sul prodotto olimpico che gli altri non hanno. Gli altri network si stanno avvicinando e lavorano benissimo, ma la Rai ha ancora il jolly nel suo DNA. Questo prescinde da quello che è successo durante la cerimonia d'apertura, di cui sinceramente non voglio più parlare. I dati d'ascolto e la qualità dei contenuti hanno dimostrato l'enorme lavoro fatto dalla nostra squadra.