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Opinioni
14 Settembre 2022
17:35

La fatina calva e la sirenetta nera: una cosa che mi ha insegnato mia figlia

Una cosa importante che mi ha insegnato mia figlia di tre anni e mezzo sulla fatina calva e sulla sirenetta nera.
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C’è stato un momento in cui per la prima volta mi sono sentito davvero molto vecchio. È successo una settimana fa, quando ho programmato di vedere Pinocchio a casa, unendo in un sol colpo del buon tempo speso in famiglia, la propria passione e il proprio lavoro. Prima di schiacciare play, ho lasciato andare una frasetta sciocca, buttata lì senza pensare: “C’è pure la fatina nera, vediamo un po’…”Premessa: mia figlia Sofia, 3 anni e mezzo, non ha mai visto il Pinocchio di Walt Disney (ha paura della locandina, non chiedetemi il perché), ma ha ascoltato più volte dalla voce mia e di sua madre le letture della favola di Collodi attraverso le tante riduzioni disponibili in libreria; inoltre, conosce a menadito gli episodi di Pinocchio and Friends, il cartone animato che attualizza Collodi e che, in buona sostanza, non c’entra niente con l’universo Disney.

Detto tutto questo, il film è già cominciato. Immaginatemi lì a vedere Geppetto/Tom Hanks frignare (non mi è piaciuto il film, ne ho scritto qui) e il Grillo di Joseph Gordon-Levitt prova a tenere un po’ più alta l’attenzione, quando finalmente è arrivato il suo momento: la fatina nera e calva interpretata da Cynthia Erivo. E a me proprio non scende giù e parlo nella mia testa con le immagini che si affastellano: la fatina biondissima del cartone originale, Gina Lollobrigida nello sceneggiato Rai e persino la presenza di Nicoletta Braschi nel brutto Pinocchio di Benigni. È durato pochi secondi, perché Sofia ha finito col riprendere tempestivamente le mie parole precedenti: “Ma cosa dici, papà? Ma quale fatina nera?! Ma non vedi che è azzurra!”. 

Alludeva al vestito. Quando ha sentito dirmi quella cazzata sulla fatina nera – e sì, dai, chiamiamola col nome suo – lei, che non ha esempi differenti, non ha vissuto sotto l'influenza e la dettatura e l'accettazione di altri canoni, stili e tendenze, non ha mai pensato neppure un istante al colore della pelle. Ha pensato al vestito. La fatina nera. Vestita di nero. Nel suo immaginario, non è mai esistita la fatina biondissima, tantomeno la Lollobrigida e, per fortuna, nemmeno Nicoletta Braschi. Se nel vedere una fatina nera e calva non ha battuto ciglio, allora vuol dire che la sua immaginazione è dunque sconfinata, aperta a tutte le possibilità, aperta a infiniti punti da accesso. E io posso solo esultare per questo. Poi, però, ho finito col sentirmi vecchio in un sol colpo. E piccolo. Incredibilmente piccolo. Le ho detto all’istante che aveva ragione: “Ho sbagliato, Sofia. Credevo che il vestito fosse nero e invece avevi ragione, è azzurro: è una fatina azzurra”. 

Cosa succederà con La Sirenetta nera?, ora mi chiedo. Ariel è il personaggio preferito di Sofia. Quindi, a differenza di Pinocchio, questa volta parte già con uno standard, con un’immagine nella quale può fare un confronto. Si sentirà tradita dalla mancata rappresentazione oppure, come credo, riuscirà lo stesso a specchiarsi nelle azioni di una protagonista che ha un colore della pelle diverso dal suo? Perché, e lo dico soprattutto agli adulti, è tutto qua il problema per noi. E lo capisco. Resto anche io ancora fermo su alcune posizioni, che posso riassumere così: molte sono operazioni di facciata in un contesto produttivo, quale è Hollywood, ipocrita e fortemente razzista. Però, resto consapevole del fatto che situazioni come queste incoraggiano e accompagnano un cambiamento che potrebbe contribuire a formare una società semplicemente migliore (lo stesso dicasi per il linguaggio, con le stesse misure da prendere sulle iniziative di facciata). Insomma, voglio che mia figlia viva in una società più giusta. E dunque, se mi dirà: "Come mai, papà, la Sirenettà è nera?", senza batter ciglio le risponderò: "Ma come nera? Ma non vedi quei capelli, come sono rossi?".

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) è il suo primo romanzo.
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