Gli accertamenti su nave Sea Watch3 sembrano essere terminati e la nave può finalmente lasciare il porto di Catania, dove è rimasta bloccata dallo scorso 31 gennaio, quando è stato concesso ai 47 migranti, precedentemente salvati, di sbarcare, dopo giorni in attesa, sull'imbarcazione alla fonda al largo di Siracusa. La nave dell'ong tedesca, battente bandiera olandese, è rimasta poi bloccata per 21 giorni: le autorità olandesi hanno detto di voler svolgere degli approfondimenti, per indagare su presunte irregolarità.

La nave non potrà però tornare subito a operare nel Mediterraneo: la ripresa della sua attività è attesa per metà marzo. La Guardia costiera le ha accordato questa mattina il permesso di salpare verso il porto di Marsiglia. La stessa ong" ha spiegato che la tappa in Francia servirà però solo "per regolare manutenzione" e non per gli ulteriori lavori che, secondo quanto sostengono Guardia Costiera italiana e autorità olandesi, sarebbero necessari per adeguare l'imbarcazione alle norme. In un tweet l'ond denuncia: "20 giorni in porto, 80 ore di ispezioni: il gioco tra Italia e Olanda per impedire il ritorno in SAR. Da 2 giorni l’Olanda aveva notificato il permesso ma l’Italia ha procrastinato la partenza"

Militari specializzati in sicurezza della navigazione, il 31 gennaio e l'1 febbraio, avevano infatti eseguito una verifica tecnica sulle condizioni della nave, ai sensi della UNCLOS (la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare), evidenziando alcuni elementi non conformi sia alla sicurezza della navigazione, sia alla normativa in materia di tutela dell'ambiente marino.Ieri gli ispettori della Guardia costiera di Catania si sono recati nuovamente a bordo del natante, verificando il parziale ripristino delle "non conformità" accertate.

"Martedì scorso, Sea-Watch ha annunciato di essere pronta ad avviare un procedimento giudiziario urgente contro la detenzione della sua nave, bloccata illegalmente a Catania dal governo olandese. Pochi minuti prima della scadenza del termine previsto, le autorità olandesi hanno consentito alla nave di salpare verso il cantiere navale per la manutenzione programmata, ammettendo così implicitamente l'illegittimità del blocco", ha sottolineato il team di Sea Watch.

"Per 21 giorni le autorità italiane e olandesi hanno cercato ogni possibile pretesto per bloccare la nave in porto, spostando l'attenzione su dettagli tecnici irrilevanti con l'evidente scopo di impedire la sua attività di soccorso in mare e cercando, in questo modo, di distogliere l'attenzione dalla tragedia che si svolge nel Mediterraneo centrale e in Libia, teatro di morte e abusi quotidiani".

E ancora: "La nave è rimasta per oltre 10 giorni senza un porto sicuro e senza alcun coordinamento da parte delle autorità di soccorso. Dopo lo sbarco, è stata pubblicata una dichiarazione della Procura della Repubblica di Catania che chiarisce che l'equipaggio e la nave, nel condurre il soccorso, hanno agito nel pieno rispetto della legge. È poi seguita una pretestuosa sequenza di controlli e ispezioni che ha impedito a Sea-Watch di tornare a navigare".

"Venti giorni persi a dimostrare che abbiamo tutto in regola. 20 giorni usati dalle autorità italiane e olandesi per abusare del loro potere ispettivo e cercare qualcosa, la minima cosa, pur di impedire l'attività di soccorso in mare e che si parli della tragedia in corso nel Mediterraneo e in Libia e dell'incapacità dei governi europei di gestirla", ha commentato Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. "A governi che si concentrano sulla conta dei bulloni a bordo della nostra nave, chiederei di occuparsi con serietà dell'emergenza umanitaria in Libia e delle morti nel Mediterraneo".