Il vescovo e martire Valentino, in un dipinto di Leonhard Beck conservato nel Museo Nazionale della Fortezza di Coburg, in Germania.
in foto: Il vescovo e martire Valentino, in un dipinto di Leonhard Beck conservato nel Museo Nazionale della Fortezza di Coburg, in Germania.

Il 14 febbraio è il giorno dedicato agli innamorati. Come ogni festa che si rispetti, anche questa ha il suo patrono: si tratta di San Valentino, vescovo e martire vissuto fra il II e il III secolo dopo Cristo. Una ricorrenza affascinante, la cui origine si colloca a metà strada fra le prime pratiche cristiane e gli antichi rituali pagani di fertilità che i romani praticavano in questa stessa giornata. Ed è proprio Roma a custodire una delle testimonianze più importanti relative a Valentino: niente cuori né fiori o cioccolatini, ovviamente, bensì un teschio che sarebbe appartenuto, secondo la tradizione, proprio al padrino delle giovani (e meno giovani) coppie innamorate.

Il teschio di San Valentino a Roma: ma è davvero lui?

Il teschio conservato nella Basilica di Santa Maria in Cosmedin, a Roma.
in foto: Il teschio conservato nella Basilica di Santa Maria in Cosmedin, a Roma.

Il luogo in cui la vera storia e le leggende sul santo patrono degli innamorati si confondono è la Basilica di Santa Maria in Cosmedin, a Roma. Qui, infatti, all'interno di una cripta dell’VIII secolo scoperta nel Settecento, si trova una delle reliquie più importanti del mondo cristiano: si tratta di un teschio, conservato in una teca di vetro e ornato da rose rosse. Opinione comune è che si tratti proprio del cranio del martire Valentino il cui corpo sarebbe, in realtà, conservato a Terni, luogo d’origine del vescovo.

Ogni 14 di febbraio la reliquia viene esposta ai fedeli, e venerata: ma si tratta di un enorme fraintendimento derivato da una pratica molto antica risalente al Medioevo. Il teschio apparterrebbe in realtà ad un altro Valentino, un omonimo, a quello che l’archeologia definisce “corpo santo”: più o meno fino al XVI secolo vengono riportate alla luce moltissime catacombe paleocristiane, e credenza comune era che questi luoghi conservassero i corpi di migliaia di cristiani martirizzati dai romani. Per molto tempo questi corpi vennero estratti e trasportati in tutta Europa, considerati sacri e venerati come vere e proprie reliquie anche se, tecnicamente, non lo erano affatto: sorte analoga potrebbe essere toccata a questo Valentino che, ogni 14 febbraio, continuerà comunque ad essere venerato e riempito di preghiere.

Perché Valentino è il patrono degli innamorati?

San Valentino in una miniatura del XIV secolo oggi conservata a Parigi.
in foto: San Valentino in una miniatura del XIV secolo oggi conservata a Parigi.

Molti altri dettagli legati alla festa degli innamorati sono poco chiari, come per esempio il motivo che sta dietro alla scelta della data del 14 febbraio. È vero, il vescovo Valentino fu martirizzato proprio in questo giorno, nel 273, ma il motivo potrebbe essere anche un altro: il 15 febbraio, già nell'antica Roma, si festeggiava un’altra ricorrenza molto particolare.

Si tratta dei Lupercalia, gli antichi rituali di fertilità e abbondanza dedicati a Luperco: processioni sfrenate e amore libero caratterizzava questa festa romana, che non era ben vista dalla morale cristiana. E fu proprio un papa, al termine delle persecuzioni, a spostare la celebrazione al giorno prima e ad assegnargli una funzione più “moralmente” accettabile, dedicata all'amore casto, puro ed eterno di cui Valentino è divenuto il simbolo universale grazie al suo coraggio: leggenda vuole che il vescovo fosse uno dei pochi disposti ad ufficializzare l’unione dei giovani amanti cristiani, in un’epoca in cui questa religione era ancora vietata dalla legge romana.