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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Lo dico fuori di retorica. Quelle che stiamo attraversando sono forse le settimane più importanti degli ultimi anni, a livello politico. Stamattina ci siamo svegliati con Lula presidente del Brasile e Bolsonaro sconfitto. E per il mondo – perdonatemi la nettezza – è un’ottima notizia per un motivo su tutti: con Lula l’Amazzonia aveva smesso di essere deforestata per far spazio a monocolture intensive e allevamenti, cosa che sarebbe ricominciata se avesse vinto Flavio Bolsonaro.
Ora tocca a Israele, il 27 ottobre, e anche qui siamo netti, nettissimi: la speranza è che la coalizione attualmente al governo a Tel Aviv perda e che chiunque vinca al posto di Netanyahu, Ben Gvir e Smotrich segni una discontinuità con quel che Israele sta combinando a Gaza e in Cisgiordania. Non ci speriamo granché, ma sognare non costa nulla.
E poi il 4 novembre tocca a Donald Trump e alle elezioni di metà mandato americane. E qui la speranza è che tutto si svolga nel modo più democratico possibile. Che sia riconosciuto il risultato, qualunque esso sia. E che in caso di sconfitta di Trump non si assista alla replica dell’assalto di Capitol Hill.
Allacciamo le cinture, insomma. Che un bel pezzo di futuro del mondo si decide ora.
Buongiorno, ho 87 anni .Gli avvenimenti di questi ultimi tempi mi portano a chiedere: perché nessuno si pone la domanda: " cosa la società cosiddetta occidentale propone ai giovani? Andare a morire per la sete di potere e di ricchezze dei vari Trump, Musk, Putin, Netanyahu e via dicendo fino ad arrivare ai cosiddetti governanti delle varie nazioni? Spero che queste rivolte dei giovani si propaghino a macchia d' olio in tutte le nazioni cosiddetti civili e portino ad un cambiamento epocale.
Gianmaria
Ho molta simpatia per voi. Sono una signora benestante perchè ho duramente lavorato tutta la vita molto onestamente e con il massimo impegno e vorrei capire perchè secondo voi "una generazione senza futuro" per costruirselo deve sfasciare beni pubblici e privati. Questo è il punto (…) non è vero che questa generazione è senza futuro, lo diventa se voi continuate a ripeterglielo. Non vedete questo rischio? Dategli dei fili da avvolgere per uscire dal labirinto dove si trova la loro mente. Non pensate di doverlo fare?
C.
Due domande, due sentimenti opposti. Quello di chi vede nei giovani una forza di cambiamento e che spera che le loro proteste si propaghino. E quello di chi non vede razionalità e prospettiva nelle ragazze e nei ragazzi che scendono in piazza, e ne coglie solo il nichilismo.
Non voglio essere pilatesco, ma in entrambe le considerazioni dei nostri lettori c’è un pezzo di verità. È vero che soprattutto gli scontri e i saccheggi di Milano del 17 ottobre avessero una componente distruttiva e nichilista piuttosto evidente: l’assalto alle vetrine e gli scippi di alcolici e capi d’abbigliamento firmati erano pieni di rabbia. Per dirla con le parole del condierettore Adriano Biondi nella sua Review: “C'è evidentemente una parte di giovani destrutturati culturalmente e/o non integrati che finiscono per scegliere quello che è il messaggio più di rottura che è “sul mercato”, o almeno quello più aderente alla loro concezione del mondo”.
Però c’è anche altro. C’è una protesta che è già politica, che ha già una piattaforma programmatica, perlomeno in nuce, che chi si oppone alle destre di governo non può ignorare: parla di carovita nelle grandi città, di diritti civili e diritti sociali, come quello allo studio e ad avere un’abitazione a prezzi accettabili, di lotta al cambiamento climatico, ai genocidi e alle guerre.
È una protesta che rifugge, almeno in parte, le categorie di destra e sinistra e non si traduce immediatamente in consenso politico. Ma che, se trova un’offerta politica coerente, com’è accaduto in Ungheria o a Berlino, o in Brasile, o se è capace di costruirsela, come hanno fatto i giovani in Serbia, può davvero diventare alternativa.
Quel che è certo, è che nella crisi economica, sociale e politica che l’Occidente sta attraversando, i movimenti giovanili sono l’unica cosa nuova che sta emergendo. Quel che la politica non deve fare è strumentalizzarli o criminalizzarli. Che poi, purtroppo, è quel che temiamo farà.
Francesco Cancellato, Direttore Fanpage.it
Il 17 e 18 ottobre abbiamo visto manifestazioni, scontri e violenze in tante città italiane. Come si può fare una seria analisi del problema? Il governo sa fare solo decreti.
Donatella
Cara Donatella, quando ci sono manifestazioni che sfociano in episodi violenti si rischia, dovunque ci si trovi nello spettro ideologico, di cadere in accuse e controaccuse sempre uguali basate su convenienza politica e luoghi comuni. Di spolverare per l’ennesima volta la retorica sui giovani e quella sulla violenza. Di lasciare da parte ciò che veramente è successo in piazza e ciò che veramente pensavano e volevano le persone coinvolte.
A Fanpage.it abbiamo provato ad analizzare la situazione dando spazio a chi era presente, in quelle piazze, e a chi fa parte della generazione che sente quella stessa delusione e rabbia verso lo stato delle cose e l’inerzia della politica. A proposito della politica, abbiamo cercato anche di andare oltre le accuse al governo per la gestione dell’ordine pubblico e capire quali siano le alternative proposte, per affrontare i problemi alla radice.
Ciò che è successo il 17 e 18 ottobre è stato un fenomeno non unico, ma almeno in parte nuovo, rispetto alla storia degli scontri di piazza in Italia. Una storia di cui la nostra classe politica (l’età media in Parlamento supera serenamente i 50 anni) è intrisa, in cui si è formata. Fatto sta che, come hai detto, la risposta del governo Meloni è stata sbrigativa e superficiale, seguendo il copione che chiunque avrebbe potuto immaginare, vedendo i precedenti. Sabato e domenica ci sono state le manifestazioni. Lunedì, a Imperia, il presidente della Repubblica Mattarella ha detto che serviva “una analisi intelligente e approfondita”, che bisognava “riflettere sotto diversi profili” per capire e contrastare “violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti”. Martedì, il governo in fretta e furia ha varato l’ennesimo decreto Sicurezza aumentando pene e reati. Lo abbiamo visto negli ultimi quattro anni (e non solo) e lo vedremo sempre più spesso con l’avvicinarsi delle prossime elezioni. Per le analisi serie, bisognerà cercare altrove.
Luca Pons, redattore area Politica Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco