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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Ciao,
è quasi tutto pronto per la nuova edizione di Rumore 2026, la seconda edizione del festival di Fanpage, e non vediamo l’ora di essere tutti lì all’Acquario Romano, il 10 e l’11 ottobre.
Ci arriveremo trattenendo il fiato, con la legge elettorale appena approvata (o respinta) dal Parlamento. E con le elezioni in arrivo in Brasile, Israele, Stati Uniti e, buon ultima, Spagna. Elezioni il cui esito potrebbe far cambiare un sacco di cose, anche dalle nostre parti.
Partecipare al Festival Rumore è un buon modo per farsi un’idea dal vivo, parlando con esperti, giornalisti, politici di tutti gli schieramenti, Ma anche per cercare di disinnescare la paura per quel che accadrà, con consapevolezza ma anche con il coraggio che lo stare assieme – senza schermi a dividerci – moltiplica.
Ti aspetto!
Come può la presidente del Consiglio contestare i dati Istat nel silenzio quasi generale
Aldo
Ciao Aldo, ha stupito anche me vedere che l'attacco della presidente del Consiglio all’Istat sia avvenuto in un clima di sostanziale indifferenza. Sì, c’è stata qualche dichiarazione lievemente indignata da parte di alcuni commentatori ed esponenti dell’opposizione. Ma le polemiche si sono spente nel giro di poche ore. Come se ci fossimo abituati a vedere le istituzioni democratiche nel mirino delle diatribe politiche. Ecco, non dovrebbe essere così. L’Istat svolge il suo lavoro secondo specifiche procedure definite a livello comunitario (ne abbiamo parlato bene in un articolo), indipendentemente dal colore politico del governo di turno. I numeri non si piegano in base a chi siede a Palazzo Chigi e nemmeno a seconda di quella che è la situazione economica. In altre parole: sicuramente sarebbe stata una buona notizia certificare dei dati sul deficit di qualche punto decimale più bassi di quelli effettivamente registrati, ma il lavoro dell’Istat non è quello di aiutare il Paese.
L’Istat fotografa la situazione, in modo che la politica possa costruire delle policy adeguate. Chiaramente questo Giorgia Meloni lo sa molto bene. La presidente del Consiglio ha accusato l’Istituto nazionale di statistica di agire con una precisa agenda politica, volta a sabotare il suo governo. Ma per farlo, l’Istat dovrebbe raccogliere e divulgare i dati in maniera arbitraria, che si può appunto adattare a questi presunti obiettivi politici. Come dicevamo, questo non avviene per un motivo molto banale: le regole con cui opera l’Istituto, oltre a essere trasparenti, sono decise dall’Unione europea e uguali a quelle di tutti gli altri Paesi. Ed è per questo che l’accusa del governo è ancora più grave: perché mina all’indipendenza di un’istituzione il cui lavoro è sempre più necessario, in un’epoca di infodemia, per fare chiarezza tra l’abbondanza di dati sempre più confusionaria e manipolabile.
Annalisa Girardi, Vicecapo area Video Fanpage.it
In francia protestano per la situazione degradata a scuola, in spagna per il diritto alla casa. sono tutti problemi che abbiamo in italia, come mai qui nessuno scende in piazza secondo voi?
Lisa
Intanto mi sentirei di escludere una possibilità: che in Italia non si scende in piazza perché stiamo meglio che in Spagna e Francia. La Spagna cresce tre volte noi e ha una situazione di disagio abitativo analoga a quella italiana, perlomeno nelle grandi città. E la scuola italiana è sottofinanziata tanto se non più di quella francese.Mi sentirei pure di escludere anche che l’Italia non sia un Paese che non manifesta, basti ricordare quanta gente c’era alle marce contro la guerra in Iraq nel 2003, a quelle contro la crisi climatica nel 2019 o a quelle contro il genocidio a Gaza dello scorso anno.
Se in questa fase, questa spinta alla protesta è venuta meno forse è per via di altri motivi: di una profonda disillusione sulla possibilità che questo Paese cambi, ad esempio. Oppure dal fatto che dopo i decreti sicurezza manifestare sia diventato molto più complicato e rischioso. Oppure, infine, dal fatto che anni di propaganda – recentemente rinfocolata – ci abbiano convinto che il problema della casa e della scuola in Italia non sia il sottoinvestimento del governo nell’edilizia residenziale convenzionata o nella spesa per l’istruzione, ma siano gli stranieri. Quelli “che ci tolgono le case”. E quelli “che invadono le nostre classi”.
In estrema sintesi: anziché scendere in piazza e chiedere al governo di risolvere i problemi, quindi, gli italiani preferiscono stare a casa e votare chi promette loro la remigrazione dei migranti.
Avete capito il giochino, adesso?
Francesco Cancellato, Direttore Fanpage.it
Buonasera, vorrei porre una domanda anche se non so se farà "rumore": ho letto che il governo Meloni ha destinato 40 milioni di euro per il ripristino dei vitalizi a 850 ex senatori a vita e a 444 famiglie di senatori deceduti, ma con le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, ma è mai possibile che si debba pensare a queste "persone" (che sicuramente non avranno di questi problemi)?
Giorgio
Ciao Giorgio,
dobbiamo fare alcune precisazioni. In realtà, il governo Meloni non ha stanziato nulla per ripristinare i vitalizi degli ex senatori. I 40 milioni di cui parli rappresentano le risorse risparmiate ogni anno dal 2018 al 2023. Ovvero da quando il Senato, su spinta del Movimento 5 Stelle, aveva deciso di tagliare i vitalizi di ex senatori e senatrici che avessero svolto almeno cinque anni di mandato prima del 2012. Cinque anni dopo, sotto il governo Meloni, quel taglio è stato cancellato.
Chiariamoci, dal 2012 i vitalizi per i nuovi parlamentari, cioè quelli eletti dopo quella data, non esistono più. Alla Camera sono stati definitivamente eliminati, mentre al Senato erano rimasti in vigore per i senatori eletti prima del 2012. Una delibera del 2018 aveva stabilito che anche agli ex senatori e senatrici andasse applicato lo stesso sistema di tutti gli altri: ossia normali pensioni calcolate sulla base dei contributi versati. Una misura che aveva drasticamente ridotto le entrate di tutti gli ex senatori che fino ad allora avevano ricevuto il vitalizio. Ma soprattutto che aveva permesso di risparmiare circa 40 milioni di euro annui. Questo fino al 2023, quando dopo anni di contenziosi legali e un primo ridimensionamento del taglio nel 2020, il Consiglio di garanzia del Senato ha annullato definitivamente la delibera del 2018 ripristinando il vecchio trattamento pensionistico. Una decisione resa possibile dal voto favorevole del presidente del Consiglio di garanzia, Luigi Vitali, di Forza Italia, il cui peso valeva doppio rispetto ai voti degli altri membri. Lega e Fratelli d’Italia invece, si espressero contro.
Ad ogni modo i numeri che citi sono corretti: il ripristino riguarda circa 850 ex senatori e 444 familiari di senatori deceduti. Va detto, 40 milioni di euro di risparmi sono una cifra relativamente piccola sul bilancio dello Stato, ma non è questo il punto della vicenda. C’è da chiedersi piuttosto, quanto sia opportuno continuare a erogare trattamenti di favore a categorie già privilegiate, mentre al resto dei cittadini si richiedono costanti sacrifici, promettendo loro bonus e mancette di pochi euro.
Giulia Casula, redattrice area Politica Fanpage.it
Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco