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Se fossimo in un Paese normale – anzi, meglio: normalmente empatico – oggi  dovremmo tutti parlare dell’inchiesta realizzata da Antonio Musella proprio qua su Fanpage. Che mostra, con una chiarezza disarmante, cosa succede all’interno dei CPR, le prigioni in cui vengono detenuti i migranti in attesa rimpatrio: abusi nella  somministrazione di psicofarmaci, condizioni di vita disumane, violenza, morti sospette. C’è tutto quel che non ci dovrebbe essere in uno Stato di diritto. Ma siccome riguarda gli stranieri, i clandestini, gli invasori, tipi umani privati della loro umanità, della loro storia, del loro essere persone esattamente come noi, quel che accade lì dentro non interessa a nessuno.

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Ve lo foste perso, fatevi un favore: guardatelo. E poi chiedetevi se volete essere cittadini di un Paese che permette tutto questo. Ok?

Bene. E ora passiamo alle vostre domande

Quali sono i nuovi partiti dei giovani? Se ci sono quali sono e che proposte fanno.
Leila

Ciao Leila,

in realtà in Italia non ci sono dei veri e propri partiti dei giovani, delle formazioni autonome e di massa paragonabili alla Lista degli Studenti che ha vinto le elezioni in Serbia. Esistono le sezioni giovanili all’interno dei vari partiti, in cui si formano futuri dirigenti e amministratori. Sono un esempio i Giovani Democratici, del Pd, che in questi mesi hanno portato avanti diverse battaglie contro il caro affitti e la crisi abitativa, o Gioventù Nazionale, la giovanile di Fratelli d’Italia, che si è spesa molto per il riconoscimento del voto per i fuorisede.

In alcuni casi si tratta anche di formazioni molto partecipate ma il problema è che nel concreto, difficilmente riescono a incidere sulle decisioni politiche. È un tema di cui si è parlato in questi giorni dopo il lancio di Giovani Dentro, una campagna che punta a chiedere ai partiti di candidare almeno il 20% di under 35 alla Camera alle prossime elezioni. Un’iniziativa che si pone l’obiettivo di dare uno spazio concreto ai giovani e di permettere loro di sedersi ai tavoli decisionali. Oggi infatti, la rappresentanza dei giovani alla Camera è bassissima, sotto il 6%. Questo impedisce alle nuove generazioni di portare il proprio contributo in politica e di poter essere considerati degli interlocutori al pari degli altri. In questo senso, le quote generazionali potrebbero essere uno strumento utile. Dall’altra parte, però c’è chi ritiene, come la giornalista Vanessa Combattelli, che in realtà vada completamente ripensato il sistema. A partire dalle sezioni giovanili dei partiti, che non possono più essere solamente delle palestre in cui isolare i giovani fino a quando non hanno compiuto 35 anni e non hanno raggiunto quella maturità anagrafica per accedere alle stanze del potere. Si chiede insomma, di smettere di considerare i giovani politici come dei tirocinanti a tempo indeterminato e di integrarli sin dal principio nelle strutture centrali di partito, in modo tale da rendere la competizione seriamente inclusiva.

Giulia Casula, redattrice area Politica Fanpage.it

Complessa la verità delle dimissioni di Lagarde, non ho ancora capito.
Maria

Allora: sulla questione banche centrali, il rischio di sovra-interpretare ogni parola, ogni virgola, ogni sospiro è sempre dietro l’angolo. A questo giro, di Christine Lagarde, presidente dimissionaria della banca centrale europea, sono stati sovra-interpretati persino i cerotti sul volto. In realtà Lagarde lascerà a febbraio 2027 sette mesi prima della naturale scadenza del suo mandato lungo otto anni. Una mossa che permette all’attuale presidente francese Emmanuel Macron, cui Lagarde è politicamente vicina, di negoziare il suo successore, prima delle elezioni presidenziali francesi previste per il prossimo 18 aprile.

Piccolo dettaglio non irrilevante, ai fini della comprensione di queste dimissioni: il debito pubblico francese è quello che i mercati tengono maggiormente sotto osservazione. È cresciuto a dismisura negli ultimi anni, arrivando al 119% del PIL, il livello più alto mai raggiunto dal 1946. Non è un mistero che la Francia preferisca lo spagnolo Pablo Hernandez De Cos – considerato una “colomba”, più accomodante verso i Paesi con un alto debito pubblico – a un banchiere centrale come l’olandese Klaas Knot, un “falco” che piace molto ai tedeschi.

Quel che Lagarde teme è che Marine Le Pen, grande favorita per succedere a Macron all’Eliseo, possa avere dubbi su questa scelta, o porre veti, o inventarsi un terzo nome. Ecco, insomma, il perché di queste dimissioni anticipate. Niente di particolarmente complesso. Solo tattica politica.

Francesco Cancellato, Direttore Fanpage.it

Fino a che punto sono utili i sondaggi politici con i segni +0,1 oppure -0,1  nei vari partiti? Aldo

Come si contano i voti con questa legge elettorale? F.

Due domande diverse, ma che ci avvicinano entrambe alle prossime elezioni. Per Aldo, la risposta è: “Dipende”. Una singola variazione dello 0,1%, da una settimana all’altra, in un sondaggio sui partiti che magari ha 2 o 3 punti di margine d’errore, è chiaramente poco indicativa. Non significa che ci sia una crisi o una risalita netta. Più interessante è vedere come vanno quei +0,1 o -0,1 nel tempo. Se un partito continua a guadagnare, magari anche pochi decimi alla volta, qualcosa probabilmente si sta muovendo davvero nell’elettorato. Lo abbiamo visto con Roberto Vannacci: da quando Futuro nazionale è apparso nelle rilevazioni, per quasi otto mesi non ha mai smesso di crescere. Poi, di colpo (e almeno per il momento) le cose sono cambiate e ha iniziato a perdere terreno. Nello stesso periodo, per esempio, la Lega di Matteo Salvini è crollata. C’erano settimane in cui registrava un -0,1, altre in cui perdeva 6 o 7 decimi, ma il trend era lo stesso. Mettendo in fila i risultati la fotografia diventa più chiara e i sondaggi più utili.

Non che non lo siano stati finora, almeno sul piano politico. Probabilmente il governo e il centrodestra hanno scritto la nuova legge elettorale proprio tenendo sott’occhio i sondaggi – come spesso avviene in Italia – per cercare la soluzione che più li favoriva.

Con il nuovo sistema, il meccanismo più importante è quello del premio di maggioranza. Tra le coalizioni (le principali sono centrodestra e centrosinistra/campo largo), quella che supera il 42% dei voti totali e prende più voti dell’altra ottiene il premio di maggioranza. Che significa avere molti più seggi dell’altra coalizione alla Camera e al Senato, anche se la coalizione ha vinto, magari, di uno 0,1%.

Questo è il motivo per cui le coalizioni si stanno allargando il più possibile. Il centrodestra ha imbarcato Sud chiama Nord di Cateno De Luca, il centrosinistra si è rivolto a Rifondazione comunista. Tutti i voti conteranno, e poi si penserà dopo a come far quadrare le diverse posizioni.

Luca Pons, redattore area Politica Fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco

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