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La newsletter di Fanpage.it contro il silenzio

Parliamo della protesta e delle sue ragioni, ok? Che di vandalismi e ordine pubblico ne stanno già parlando tutti gli altri. E forse, a mettere in fila le priorità, una generazione senza futuro necessita di più tempo e spazio di qualche vetrina rotta, no? Il senso della storia, a suo modo, è semplice da raccontare: c’è una generazione che ha capito, nel silenzio della politica e dei media, di essere stata vittima di un gigantesco furto di risorse. Detta in soldoni, i loro genitori e i loro nonni li hanno indebitati e li stanno indebitando per pagare cose che alle prossime generazioni non servono a nulla: le armi che Trump ci obbliga a comprare dagli Usa, ad esempio, al posto della scuola, o dei salari d’ingresso nel mercato del lavoro, o di un intervento serio sul diritto all’abitare, o della lotta al cambiamento climatico. E giustamente – finalmente, pure – questa generazione sta cominciando a incazzarsi.
Il grande paradosso politico è che questa è una generazione che non esiste nella politica, se non in pochi sporadici volti, sottorappresentata in Parlamento e nei partiti, dove politici sotto i trent’anni se ne vedono molto pochi. Conseguentemente, è anche una generazione che non vota. I sondaggi più recenti dicono che 56 under 30 su 100 non sono intenzionati ad andare a votare, alle prossime elezioni.
Ecco: forse questa ondata di protesta può essere una bella occasione per riconnettere la politica con le generazioni più giovani. Ascoltarli, prendere sul serio i contenuti della loro protesta, darle rappresentanza, fare agenda politica dei temi che sollevano, e magari approfittarne per ringiovanire la rappresentanza parlamentare al prossimo giro, sarebbe un bel modo di affrontare la questione.
L’alternativa è farci sociologia un tanto al chilo, e un nuovo decreto sicurezza.
A voi la scelta. Ora passiamo alle vostre domande.
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- È stata approvata la nuova legge elettorale e adesso vedremo, in tv, il balletto dei partiti di maggioranza e dei partiti di opposizione, i quali diranno la loro senza far capire nulla ai cittadini elettori. È possibile informare in maniera trasparente sulla nuova legge elettorale? Giorgio
Caro Giorgio, ti faccio una sintesi, spero, il più possibile chiara. Trovi una spiegazione più ampia e dettagliata in questo video della mia bravissima collega Giulia Casula.
Si vota con il sistema proporzionale: chi prende il 10% dei voti ottiene il 10% dei seggi, chi prende il 20% ottiene il 20% e così via. Passano tutti i partiti che prendono almeno il 3%. Ma se una coalizione supera il 42% dei voti complessivi, riceve un premio: arriva automaticamente al 55% circa dei seggi, così può governare con una maggioranza solida. Se due coalizioni superano il 42%, il premio va a quella che ha preso anche un solo voto in più.
Sulla scheda elettorale, per ciascun partito è indicato un capolista, e sotto di lui o lei altri sei candidati. Nella lista di sei, ciascun elettore può esprimere fino a tre preferenze. Alla fine, se quel partito in quel collegio ha preso abbastanza voti per eleggere una sola persona, entra in Parlamento solo il capolista; se ha preso abbastanza voti per eleggerne due, entra anche la persona che ha preso più preferenze. E così via, a scendere. In questo modo, tornano le preferenze, ma i leader di partito (che decidono chi sono i capilista) hanno comunque un ampio controllo su chi viene eletto. La legge non obbliga a inserire una percentuale minima di donne tra i capilista, cosa che rischia di portare a un numero di deputate e senatrici molto più basso rispetto al passato.
Un’altra novità è che le coalizioni dovranno decidere in anticipo chi vogliono come presidente del Consiglio in caso di vittoria. Il nome non sarà scritto sulla scheda, ma nel programma elettorale ufficiale. Il presidente della Repubblica manterrà comunque il potere di proporre ad altre persone di provare a formare un governo.
In ultimo, si potrà votare “fuori sede”: potranno farlo le persone che hanno un domicilio lontano dalla residenza per motivi di studio, di lavoro (da almeno nove mesi) o per prendersi cura di un familiare (da almeno tre mesi). Le procedure per farlo saranno specificate più avanti.
Luca Pons, redattore area politica
- Perché non si parla dei 6 milioni di euro che la Meloni ha tagliato per lo screening alle donne? Giorgio
Caro Giorgio, sì hai ragione non se n’è parlato abbastanza. Lo scorso anno durante l’esame del disegno di legge sulle liste d’attesa al Senato era stato presentato un emendamento che stanziava 6 milioni di euro l’anno fino al 2027 per la prevenzione del tumore al seno. La proposta aveva incontrato anche l’appoggio delle opposizioni ma alla fine il ministero dell’Economia ha dato parere negativo e l’emendamento è stato bocciato. Il motivo? La mancanza di coperture finanziarie. Le risorse sarebbero dovute servire ad ampliare lo screening mammografico ad altre fasce di età come 45-49 anni e 70-74. Attualmente infatti, le donne che vengono chiamate al controllo biennale hanno un’età compresa tra i 50 e i 69 anni. Allargare la platea avrebbe significato investire sulla prevenzione e quindi sulla salute di moltissime donne, consentendo una diagnosi precoce del tumore al seno. Alcuni partiti e associazioni hanno contestato duramente la scelta, tirando in ballo l’aumento delle spese militari su cui invece il governo ha dato ampio via libera. Nonostante estendere lo screening mammografico sia una delle priorità segnalate dalle linee guida europee, evidentemente per il momento Palazzo Chigi ha altro a cui pensare.
Giulia Casula, redattrice area politica
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Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.
Francesco Cancellato