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devo ringraziarti, oggi.

Perché il Festival Rumore è nato a partire da questa newsletter. Che è nata dopo Gioventù Meloniana e dopo le code fuori dal Monk per assistere alla seconda puntata dell’inchiesta sui giovani di Fratelli d’Italia. Quel giorno ci siamo accorti che avevamo una comunità di lettori che non conoscevamo e ci siamo detti che dovevamo dare più spazio alla loro voglia di partecipare.

Ecco perchè; oltre a ringraziarti, sono particolarmente contento di invitarti alla seconda edizione del Rumore Festival, che si terrà il 10 e 11 ottobre all’Acquario Romano, un posto splendido a pochi passi dalla stazione di Roma Termini.

Qui trovi il programma completo e puoi prenotare il tuo posto in sala 

Sarà stupendo vederci tutti assieme e discutere di quel che succede assieme a tantissimi ospiti d’eccezione, da Francesca Albanese a Stefano De Martino, amici del giornale come Roberto Saviano e Corrado Formigli e ai principali protagonisti della politica italiana.

Ti aspetto, perché questo tutto questo è per te! E senza di te non sarebbe stato nemmeno immaginabile, oltre che possibile.

Buonasera, vorrei conoscere il vostro pensiero sulla proposta di legge di Cottarelli che prevede l'obbligo dei partiti di indicare nei programmi elettorali il costo di tutte le proposte.
Giorgio

Caro Giorgio, quella proposta l’ex senatore Cottarelli l’ha presentata anche a Fanpage.it. Il principio è piuttosto semplice: come avviene già in altri Paesi, tutti i partiti dovrebbero indicare, per ciascuna proposta del loro programma elettorale, quanto costa e da dove vorrebbero prendere i soldi. Possono anche dire che vogliono farlo aumentando il debito pubblico, non è vietato: basta saperlo. L’Ufficio parlamentare di bilancio, un organo tecnico e super partes, si occuperebbe poi di convalidare tutti i programmi, sul piano puramente contabile. “Come cittadino vorrei avere una campagna elettorale basata sulle cose che effettivamente possono essere fatte, per non scoprire solo dopo aver vinto le elezioni che non ci sono i soldi”, ci ha detto Cottarelli.
In effetti, è innegabile che le promesse da campagna elettorale siano quasi sempre inattendibili, per come sono scritte sulla carta. È un problema che accomuna più o meno tutte le forze politiche, da destra a sinistra. A volte è per cause di forza maggiore: lo scoppio di una guerra o una crisi interna obbligano inaspettatamente a usare i soldi in modo imprevisto. Altre volte perché, giustamente, in democrazia bisogna cercare compromessi con gli alleati e gli avversari. Ci sono anche dei casi, però, in cui si fanno promesse semplicemente irrealizzabili. Vengono agitate per accontentare gli elettori, salvo poi essere rimesse nel cassetto non appena si vincono le elezioni, perché tanto era chiaro dall’inizio che sarebbe stato impossibile metterle in atto. Non so se indicare i costi nel programma sarebbe un modo per risolvere il problema, ma sarebbe bello provare a farlo.

Luca Pons, redattore area politica Fanpage.it

Del caso dei dati rubati Revolut: la storia raccontata mi sembra un po’ forzata…Voi cosa ne dite?
Giuseppe

Quella di Revolut è in realtà una storia di cui dobbiamo ancora scoprire il finale. Dopo aver ricevuto una mail riconducibile a un ente governativo, la fintech britannica ha consegnato un pacchetto di dati personali appartenenti a un ristretto gruppo di clienti facoltosi. Il fatto è grave, sia per la natura del materiale trafugato – che comprende documenti e dati riservati, pur senza coinvolgere password o credenziali d'accesso ai conti – sia per le modalità del colpo. La banca non ha subito un attacco hacker sofisticato, ma è semplicemente cascata in una truffa di phishing come un qualsiasi cittadino poco accorto. Questo è un episodio che solleva più di una perplessità su come Revolut valuti la credibilità dei propri interlocutori.

Per noi italiani la vicenda comporta un ulteriore livello di allerta. La mail con cui i criminali hanno ingannato la fintech era infatti una PEC della Prefettura di Reggio Calabria. Gli hacker del gruppo ImNotAVillain hanno affermato di averne preso il controllo per circa sei mesi, riuscendo ad acquisire quasi 150 GB di dati riservati. Sebbene il Ministero dell'Interno abbia inizialmente fatto intendere che i primi riscontri smentissero l'attacco, il gruppo ha poi pubblicato sul Dark Web anteprime di file della Polizia di Stato e di diverse ambasciate. Insomma, sembra proprio che gli hacker siano davvero in possesso di quel materiale, anche se resta da capire cosa ne vogliano fare.

Se per Revolut hanno finito per chiedere il riscatto direttamente ai clienti, in questo caso i malviventi sembrano non sapere a chi rivolgersi, tanto da aver scritto a un giornalista del Corriere della Sera per ottenere qualche contatto utile. Un comportamento anomalo, quasi dilettantesco, che però complica la posizione dell’Italia. Se la violazione fosse confermata, ci sarebbe da chiedersi come l’infrastruttura del Ministero dell’Interno abbia potuto permetterla. Intanto dal Viminale tutto tace, e questo non sembra affatto un buon segno.

Niccolò De Rosa, redattore Area Innovazione Fanpage.it

Cosa vuol dire che dovremo “attrezzarci” con la benzina? Quanto dureranno gli sconti ai distributori? Sono molto confuso su tutta la questione.

Paolo

Ciao Paolo,
immagino che tu ti stia riferendo alle dichiarazioni pronunciate qualche giorno fa da Matteo Salvini, il quale, commentando l’andamento dei prezzi dei carburanti e più in generale il contesto internazionale, aveva dichiarato “o ti rassegni o ti attrezzi”. Il ministro ha chiarito poi che il suo discorso non era rivolto ai cittadini ma al governo, alle prese con la stesura della legge di bilancio.
Le ultime decisioni di Palazzo Chigi sul fronte carburanti sono andate in due direzioni diverse: da una parte la sospensione, a partire dal 2027, del bollo per auto e moto fino a 80 kW di potenza; dall’altra, la progressiva riduzione del taglio delle accise sul diesel, abbassato prima a 10 centesimi e ora a 5. A partire da lunedì 5 ottobre invece, scatterà il meccanismo delle accise mobili. Semplificando, significa che il valore dello sconto sarà determinato da quanto lo Stato ha incassato nel mese precedente grazie all’extra gettito derivante dall’Iva applicata sui carburanti e pagata dai cittadini.
Nel frattempo però, alcuni operatori hanno deciso di muoversi in autonomia. Eni ha fissato un tetto al prezzo di diesel e benzina che entra in vigore oggi: presso le stazioni di servizio Enilive il gasolio non potrà superare 2,19 euro al litro, la verde 1,99. Parliamo di una riduzione di circa 17 centesimi rispetto ai prezzi praticati dagli altri distributori. Il price cap durerà un mese ma la multinazionale si è riservata di prorogarlo fino alla fine dell’anno a seconda di come si evolverà la situazione dei mercati. Dopo Eni, anche Ip ha annunciato di voler fissare un tetto. L’importo però, non è noto. La compagnia azera si è limitata a comunicare che il price cap partirà da oggi e che verrà applicato “progressivamente”.
Gli annunci delle due aziende hanno ricevuto il plauso del governo, in particolare del leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha così potuto scongiurare l’ipotesi di una tassa sugli extraprofitti delle società petrolifere, su cui invece insiste la Lega. La previsione però, non è ancora del tutto fuori dai giochi. Come ti dicevo, il governo sta preparando la manovra, che andrà inviata al Parlamento entro il 20 ottobre. Dopo le brutte notizie arrivate dall’Istat, con la conferma che l’Italia resterà nella procedura d’infrazione europea, bisognerà capire dove reperire le coperture per mantenere almeno una parte delle promesse fatte da Meloni su tasse, aiuti al ceto medio e pensioni. Nel mirino potrebbero finire proprio le aziende petrolifere, che a quel punto però potrebbero valutare di abbandonare la strada della “solidarietà” appena intrapresa.

Giulia Casula, redattrice area politica fanpage.it

Direi che è tutto, anche per oggi.
Grazie per averci accompagnato fino a qua.

Francesco

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