Zevi sul futuro di Ostia: “C’è tanto lavoro da fare, ora vogliamo trovare una soluzione per il Kursaal”

Il caldo è da record, come ricordano quasi ogni giorno i bollettini del Ministero della Salute, ma l'estate 2026 per Ostia sarà da ricordare anche per altro. Il lungomare di Roma negli ultimi mesi ha visto ruspe, sigilli giudiziari, proteste e rinnovamento. Una situazione particolare per una zona che negli ultimi 30 anni era cambiata poco o niente. Sono terminate le concessioni ottenute senza gara pubblica e sono stati demoliti gli abusi edilizi. Ricorsi e controricorsi al Tar, però, hanno rallentato il cambiamento e il passaggio di consegne con i nuovi assegnatari, creando ritardi che non hanno certo reso felici i cittadini. "Molti operatori, per la verità, hanno capito che la stagione era cambiata: basta abusi, basta proroghe", racconta a Fanpage.it l'assessore al Patrimonio e alla Politiche Abitative di Roma Capitale, Tobia Zevi. "Si sono messi in regola. Altri hanno pensato di poter fare finta di niente. Io non voglio fare nomi, ma ci sono stati casi in cui, quando sono arrivati i finanzieri e la Polizia Locale, hanno trovato persone a tavola a fronte dell'assenza della concessione. Altri avevano prenotato matrimoni e comunioni per settembre". Mentre su uno dei lidi storici, il Kursaal, aggiunge: "Con il sindaco vogliamo trovare una soluzione, partner in grado di gestire un simbolo di Roma"
Assessore, inizierei questa nostra intervista sul futuro del litorale romano con un'immagine. Figure incappucciate che portano una bara di legno e celebrano un funerale di Ostia. Ostia è morta o sta rinascendo?
Quella stessa sera due altre immagini hanno accompagnato Ostia e un pezzo della nostra città: migliaia di persone che hanno assistito al Barbiere di Siviglia, portato dal Teatro dell'Opera grazie a Opera Camion proprio a Ostia, e poi un migliaio di persone che assistevano ai Mondiali di skateboard a Ostia Nuova, quindi nella parte più difficile del territorio. Naturalmente non vogliamo ridurre, minimizzare o non considerare il disagio che ci può essere, né le proteste legittime dei cittadini, ma penso che sia davvero ingiusto, per quel territorio ancora più che per l'amministrazione, rappresentarlo come un territorio morto. Ostia non è morta. C'è tanto lavoro da fare, tanti miglioramenti che dobbiamo accompagnare e, soprattutto, forse deve smettere di piangersi addosso rispetto al passato. Quando sento alcune delle proteste che vengono fatte rimango un po' disorientato, perché francamente non mi pare che fino a ieri le cose andassero perfettamente.
A cosa si riferisce in particolare?
Ostia è l'unico posto al mondo dove non si vede il mare passeggiando sulla spiaggia. Questo non è il frutto del lavoro di questa amministrazione, ma di errori che si sono protratti per molto tempo. Vale per il lungomuro, vale per alcune scelte urbanistiche, come la concentrazione di tanto disagio sociale a Ostia Nuova, vale per alcune scelte sbagliate dal punto di vista dei trasporti. Una metropolitana che funzionava quando io ero ragazzino e che oggi funziona così male dimostra che ci sono tante cose da fare. Io penso che la nostra amministrazione abbia fatto una scelta molto chiara, cioè considerare Ostia un pezzo rilevantissimo della nostra città. Quindi altro che autonomia: massimo impegno del Campidoglio per accompagnare la trasformazione di Ostia. Parliamo di tanti investimenti: il Parco del Mare, il Ponte della Scafa, gli interventi di manutenzione, il lavoro che sta facendo la Regione sulla Metromare. E poi una parola molto chiara sulla legalità. Noi abbiamo scelto di investire tanto, come faremo ancora, sulla spiaggia di Roma, perché Ostia è la spiaggia di Roma ed è una grande risorsa. Lo si deve fare, però, rispetto al passato, con trasparenza e legalità, che purtroppo prima non c'erano.
Molti però si lamentano delle tempistiche con cui sono stati fatti sequestri e demolizioni delle strutture abusive. Di chi è la responsabilità di questi ritardi?
Io trovo un po' surreale questa polemica. Ci siamo trovati a dover fare, nel giro di meno di un anno, il cosiddetto lavoro sulle consistenze. Cioè il lavoro con cui abbiamo ricostruito quali fossero realmente i manufatti presenti sulla spiaggia e quali fossero gli eventuali titoli autorizzativi. In sostanza abbiamo realizzato una mappatura attendibile del cemento e del legno presenti sull'arenile. Un lavoro che semplicemente non era mai stato fatto in decenni. Allora ci si dice: "Avete finito a febbraio invece che a dicembre". Per carità, tutto si può fare meglio. Noi abbiamo lavorato a spron battuto, con Risorse per Roma, con il Dipartimento Urbanistica, con il Municipio, con i geometri, perfino con i droni. Quindi tutto si può fare meglio, ma non vedere che abbiamo fatto una straordinaria corsa contro il tempo per dare finalmente delle certezze agli operatori, oltre che ai cittadini, secondo me significa non voler vedere il problema. Dopodiché, se tutti fossero stati collaborativi, noi avremmo avuto già ad aprile o maggio tutto aperto e tutto in regola. Ma molti hanno fatto finta di niente. Ci sono stati gestori che avevano già incassato decine, se non centinaia, di migliaia di euro di acconti e, quando sono arrivati i militari per chiudere la struttura, hanno obiettato: "Ma noi abbiamo già prenotato comunioni e matrimoni a settembre". Insomma, facendo completamente finta di niente rispetto all'abuso e rispetto al messaggio che avevamo dato. In alcuni casi non soltanto hanno truffato i cittadini prendendo acconti, cosa gravissima, ma hanno anche arrecato un danno all'intera città.
Con che ripercussioni?
Quando chiude uno stabilimento noi non siamo certo felici. Siamo dispiaciuti, perché significa privare la città di un servizio, privare turisti e romani di un servizio e creare anche un problema di presidio del territorio. Oggi c'è molta polemica per gli stabilimenti chiusi, nei quali ci sono degrado, occupazioni e danneggiamenti. Certo che è un problema, ed è un problema grave. Noi cerchiamo di fare il massimo per la messa in sicurezza, il controllo e tutto il resto, ma è evidente che dobbiamo arrivare ad avere una spiaggia nella quale sia ben chiaro dove c'è uno stabilimento, dove c'è una spiaggia libera attrezzata e dove c'è una spiaggia libera, con una gestione ordinata a seconda dei casi. Oggi questo non è ancora del tutto possibile, anche se credo che si comincino a vedere risultati molto significativi e l'inizio di una fase nuova.
E a che punto siamo con le nuove concessioni?
Ma noi oggi abbiamo firmato circa, poco meno di 50 concessioni ed è un risultato, secondo me, straordinario. Pochi ci credevano, nel senso che finalmente sulla spiaggia di Roma ci sono dei concessionari, sia nel caso degli stabilimenti sia nel caso delle spiagge libere, che hanno un titolo perfettamente legale, perfettamente coerente con quella che è la conformazione dei manufatti sulla spiaggia e che quindi possono esercitare in piena regola, in piena trasparenza. Abbiamo una dozzina di lidi chiusi. Alcuni sono chiusi da poco e quindi sono situazioni che o si possono risolvere oppure vanno completamente demolite, nel senso che sono abusi totali. Poi abbiamo cinque o sei situazioni, invece, che sono chiuse da molti anni. Quelle sono le più difficili perché, naturalmente, quando uno stabilimento è deperito nel corso del tempo, visto l'abbandono, richiede molti più investimenti per essere rimesso in qualche modo in circolo. E naturalmente questi investimenti non si conciliano con i nostri bandi, che sono annuali. Questo, per esempio, riguarda il caso più eclatante, quello del Kursaal. Noi abbiamo detto con il sindaco che vogliamo trovare una soluzione. La stiamo cercando, stiamo cercando di capire chi possano essere partner, preferibilmente pubblici o anche privati, in grado di gestire quello che è un simbolo di Roma. Ma è evidente che oggi nessun imprenditore serio si può prendere uno stabilimento così ridotto male, così grande, senza avere la continuità di un investimento nel tempo. Come dico spesso, sarei preoccupato se ci fossero investitori che vengono da noi per un anno, oppure per un anno rinnovabile di un altro anno, e ci dicessero: "Non c'è problema, noi paghiamo cinque milioni di restauro". Beh, insomma, mi preoccuperei anche.

Per venire incontro a questa situazione è in fase di approvazione, dovrebbe andare in Conferenza dei servizi, il Piano degli arenili. Ci dia un'immagine: come sarà il lungomare di Ostia una volta approvato?
Intanto diamo un'informazione di servizio che è utile per i nostri ascoltatori. Il Piano di utilizzazione degli arenili, che in molte città d'Italia viene chiamato "Piano spiaggia", è un regolamento che sostanzialmente disegna l'assetto delle spiagge rispetto alle varie tipologie previste dal Codice della navigazione. Perché è importante questo strumento? È importante perché grazie a quello si possono fare anche i bandi pluriennali. Lo dicevamo prima: oggi noi abbiamo dovuto fare dei bandi annuali perché mancava questo strumento di assetto complessivo. Nel momento in cui ce l'avremo, potremo finalmente dire, come la legge prevede: "Questo stabilimento, questa spiaggia libera, la puoi prendere fino a 15-20 anni". Il che naturalmente consente di fare un investimento che è più funzionale sia per l'imprenditore sia per il cittadino, che sa quello che si troverà anche nella stagione successiva. Intanto superiamo la logica dei varchi. Passiamo invece al concetto di spiagge libere ogni 300 metri. Non ci sarà un passaggio stretto in cui quasi il pedone, l'utente, si deve sentire un ospite dello stabilimento, ma ci saranno 100 metri di spiaggia libera, che poi potrà essere completamente libera oppure attrezzata, nella quale chiunque può andare, portarsi l'accappatoio, portarsi l'asciugamano, mettersi lì, portarsi il sacchetto con la frutta fresca, insomma farsi la sua giornata di mare senza che nessuno gli possa dire nulla. Ogni 100 metri ci dovranno essere due condizioni, due requisiti rispettati: il primo è un minimo del 50% di visuale a mare; il secondo è un massimo del 25% di sabbia impermeabilizzata, cioè costruita. Si tratta di due requisiti essenziali perché molto spesso, quando la legge mette delle norme, quando la legge mette dei limiti, li mette sull'intero segmento, cioè circa venti chilometri di costa. Questo chiaramente consente spesso ai Comuni di accorpare tutte le spiagge libere da una parte e poi, nella parte più importante dell'arenile, mettere tutti gli stabilimenti e tutte le strutture private, di fatto privatizzando la parte più redditizia e la parte più importante del Comune. Ecco, noi abbiamo detto di no. In più ci sono, e questo sarà oggetto anche di una progettazione secondo me importante, una serie di congiunzioni, per così dire, tra ciò che sta dietro l'arenile e l'arenile stesso.
Quindi il Piano degli arenili influenzerà anche la parte che non è toccata dal mare?
Pensate al Canale dei Pescatori, pensate al pontile, pensate alla Rotonda, pensate ai luoghi dove il Parco del Mare, che nel frattempo sarà stato costruito, trova i suoi punti nevralgici. Ecco, in quei luoghi noi cercheremo di progettare in modo che finalmente si possa ricreare quel legame che, in qualche modo, il lungomuro ha per troppo tempo negato: il legame tra il tessuto urbano di Ostia, che come sappiamo è un tessuto anche molto raffinato e molto bello in alcune porzioni, e la grande risorsa della spiaggia di Roma. Naturalmente questo non toglie che poi facciamo investimenti, come abbiamo già fatto, sulle spiagge che sono già libere. A Castelporziano abbiamo messo molti soldi, abbiamo realizzato nuovi sistemi di sicurezza, videocamere e tante altre cose. Continueremo a farlo perché, ovviamente, per fortuna, su questi 17 chilometri di costa romana noi abbiamo già una grande porzione che è incontaminata, per così dire. Può essere fatta meglio, ma è sostanzialmente incontaminata. Dobbiamo intervenire molto, invece, su quella che è la parte centrale di Ostia.
A Ostia, nelle spiagge pubbliche, si terrà anche "Felicittà", una nuova edizione di questo appuntamento con il patrimonio romano, il patrimonio di Roma Capitale.
Siamo ormai giunti alla quarta edizione di questa festa del patrimonio pubblico. È un'intuizione che noi abbiamo avuto all'inizio del mandato, cioè raccontare non solo i luoghi che Roma Capitale possiede, ma soprattutto le esperienze che vengono svolte dentro quei luoghi, che sono spesso straordinarie. Da un paio d'anni investiamo di più su Ostia. Anche l'anno scorso, e quest'anno in particolare, siamo molto lieti di poter accogliere le tante romane e i tanti romani che ormai frequentano Felicittà, non solo in luoghi specifici del X Municipio, come la Palestra della Legalità o le Officine del Mare, alcuni luoghi iconici e istituzionali del territorio, ma anche nelle nostre spiagge libere attrezzate e in uno stabilimento che per noi è un po' il simbolo di tutto questo, cioè il vecchio Faber Village: lo stabilimento che era in concessione al clan Fasciani e che è tornato finalmente ad aprirsi, dopo la nostra bonifica e dopo le nostre demolizioni degli abusi, grazie a quattro cooperative sociali che hanno organizzato, per la serata di giovedì, una serie di iniziative. Anzi, diciamolo: giovedì 2 luglio, dalle 18 in poi, ci saranno tante iniziative musicali e culturali veramente molto belle, che si svolgeranno anche nelle altre spiagge libere attrezzate. Insomma, per noi si tratta di un modo per ribadire il fatto che il patrimonio pubblico è una risorsa di tutti e che, come tale, va considerato, dando anche il giusto riconoscimento alle realtà che lo abitano. E poiché Ostia è un pezzo fondamentale di Roma, che non soltanto merita di essere trattato con investimenti e con una visione sul futuro della città, ma può essere un attrattore per tante romane e tanti romani che vengono a farsi il bagno, sicuramente, ma anche a scoprire tante belle realtà che già lavorano bene sul territorio.