Garbatella nel mirino dei grandi fondi immobiliari, Ciaccheri: “Ma lavoriamo per il diritto alla casa”

Tanti servizi, scorci pittoreschi, vicinanza al centro e ampi spazi liberi dove poter investire. Questi sono alcune delle motivazioni alla base del sempre maggiore interesse del mercato immobiliare per il territorio del Municipio VIII di Roma Capitale e, in particolare per i suoi quartieri più centrali come Ostiense, San Paolo, Montagnola e soprattutto Garbatella. Qui negli ultimi cinque anni i prezzi al metro quadro sono saliti di quasi il 20 per cento per le case in vendita e del 48 per gli affitti, secondo dati del portale Immobiliare.it. Più ci si addentra fra i caratteristici lotti degli anni Venti e Trenta il fenomeno si fa ancora più evidente. "Oggi siamo dentro un'altra fase di trasformazione e il valore crescente degli immobili rende quest'area particolarmente appetibile", dice a Fanpage.it il presidente di municipio Amedeo Ciaccheri. Se ne sono accorti anche i grandi fondi immobiliari. Da Hines agli Ex Mercati Generali a DeA Real Estate Sgr al deposito Ama di Montagnola, passando per Unicredit (tramite Orchidea Srl) all'ex Fiera di Roma, sono tanti e ricchi gli investitori che hanno scelto di puntare sulla rigenerazione urbana di questo quadrante. Una trasformazione non senza conseguenze storici residenti di diverse estrazioni sociali.
Presidente Ciaccheri, partiamo da un caso concreto degli ultimi giorni, quello di via Badoero. Decine di famiglie rischiano di dover lasciare casa perché il fondo proprietario non vuole rinnovare i contratti. Come state seguendo questa vicenda?
Si tratta di un immobile di Cassa Forense che è stato conferito, non come passaggio di proprietà patrimoniale, ma come gestione al Fondo immobiliare Cicerone. Noi, come Comune di Roma, da tempo stiamo chiedendo sia al Fondo Cicerone sia a Cassa Forense di partecipare a una riunione con la commissione comunale che si occupa di patrimonio e casa. Lo facciamo perché stiamo registrando una situazione molto preoccupante: gli inquilini di questi immobili, qui a Garbatella, in via Badoero, ma ci risulta anche in altri municipi, vedono i loro contratti di affitto non rinnovati. Il soggetto proprietario, quindi, comunica la cessazione del contratto di locazione. Dal punto di vista legale è una pratica assolutamente legittima. Il problema è che si sta profilando concretamente la prospettiva di un immobile con decine di appartamenti vuoti, accompagnata dall'avvio di procedure di sfratto nei confronti dei singoli inquilini. Questo, per noi, rappresenta un problema molto serio per il territorio.
In che modo?
Perché l'assenza di un'interlocuzione formale con il fondo di gestione e con il proprietario ci impedisce di capire quale sia il reale intendimento della proprietà. Quello che sappiamo è che dal punto di vista sociale questa situazione è una vera bomba. Colpisce un ceto medio che oggi è molto preoccupato dall'aumento dei valori immobiliari e dalla crescita dei canoni di locazione. Persone che temono, a ragione, di non riuscire a trovare nello stesso territorio una soluzione abitativa alternativa. Tra queste ci sono anche persone molto anziane, che con una pensione difficilmente riuscirebbero a trovare un altro appartamento in affitto.
Quindi stiamo parlando di persone che pagano già affitti importanti.
Esattamente. Parliamo di persone che oggi riescono ancora a sostenere canoni da 800, 900, 1.000 o 1.200 euro al mese, ma che vedono comunque cessare il proprio contratto. Quale sia l'obiettivo finale della proprietà non ci è chiaro, proprio perché manca un confronto diretto. Quello che vediamo è che siamo di fronte a una trasformazione del mercato immobiliare rispetto alla quale non possiamo restare fermi. Per questo ci siamo messi al fianco degli inquilini e abbiamo iniziato a raccogliere tutte le criticità che ci vengono segnalate: la mancata manutenzione degli stabili, la difficoltà di interloquire con l'amministratore, l'assenza di risposte alle richieste di rinnovo dei contratti. Stiamo parlando di edifici con decine di appartamenti ormai vuoti e con la concreta preoccupazione che si stia procedendo verso una progressiva dismissione di tutte le locazioni, in vista di operazioni future sull'intero patrimonio immobiliare.
Quanto si collega questa vicenda all'aumento dei prezzi delle case e degli affitti a Garbatella? Esiste il rischio di un allontanamento dei residenti storici?
Questo rischio esiste assolutamente. Fortunatamente il lavoro che facciamo da anni, attraverso l'Agenzia municipale dei diritti e il servizio che si occupa della lotta agli sfratti, ha consentito di arginare molti fenomeni di espulsione sociale. Da una parte attraverso la riqualificazione del patrimonio Ater, dall'altra costruendo forme di tutela per le famiglie coinvolte nelle procedure di sfratto. Però è evidente che c'è una tensione crescente tra una parte del mercato immobiliare, che vuole sfruttare questo momento storico per valorizzare al massimo il patrimonio, e chi invece lavora per garantire continuità abitativa e tutela sociale. Questa è la dinamica che stiamo osservando.
Sul piano casa dell'amministrazione Gualtieri, invece, ci sono progetti concreti nel Municipio VIII?
Assolutamente sì. In questi giorni abbiamo annunciato un nuovo progetto importante dopo quello di Porto Fluviale. Parlo dell'area di via Tarso, di fronte a Roma Tre, dove sorgeva un ex asilo che è stato demolito. Lì realizzeremo un edificio di tre piani più il piano terra. Al piano terra ci saranno servizi dedicati all'infanzia e all'adolescenza; ai piani superiori verranno realizzati quindici nuovi appartamenti di edilizia pubblica. Credo che interventi di nuova edilizia residenziale pubblica in una zona così centrale della città non se ne vedessero dagli anni Settanta. Parliamo di investimenti interamente pubblici che aumentano il patrimonio abitativo del Comune di Roma all'interno della città storica, e non nelle periferie.
Questa filosofia richiama un po' quello che si voleva fare per Spin Time.
Io spero che per quelle famiglie si trovi una soluzione e che si possa procedere all'acquisto dell'immobile. Il Comune di Roma ha detto chiaramente che lì bisogna fare un passo avanti e superare le resistenze della proprietà privata. L'obiettivo deve essere quello di garantire continuità a un'esperienza importante e trovare una soluzione stabile.
Durante le assemblee sugli ex Mercati Generali qualcuno sosteneva che i grandi progetti di trasformazione urbana rischiano di cambiare la composizione sociale del quartiere. È una preoccupazione fondata?
Più che guardare ai singoli progetti, bisogna osservare la trasformazione complessiva del quadrante Ostiense-Garbatella-San Paolo. Negli ultimi vent'anni il valore immobiliare è cresciuto in maniera continua e significativa. La qualità della vita è elevata, i servizi sono numerosi, il territorio è servito da più stazioni della metropolitana e si trova all'incrocio di direttrici fondamentali come via Ostiense e via Cristoforo Colombo. L'insediamento dell'università ha avuto un ruolo importante: ha evitato che gli ex siti industriali venissero trasformati in grandi operazioni residenziali private e li ha convertiti a funzioni pubbliche legate alla formazione. Questo ha frenato un certo tipo di sviluppo immobiliare, ma allo stesso tempo ha aumentato il valore del patrimonio residenziale esistente. La composizione sociale del quartiere è già cambiata più volte negli ultimi cinquant'anni. Quando esistevano i Mercati Generali gran parte degli abitanti lavorava lì o all'Italgas. Dopo la chiusura di quelle attività il territorio si è trasformato e ha visto l'arrivo di nuovi ceti sociali. Oggi siamo dentro un'altra fase di trasformazione e il valore crescente degli immobili rende quest'area particolarmente appetibile.
Come si può intervenire?
Finché abbiamo strumenti, dobbiamo utilizzare politiche pubbliche. Le esperienze di Porto Fluviale e di via Tarso vanno esattamente in questa direzione: costruire nuove opportunità abitative e nuove forme di edilizia pubblica. Ma è evidente che servirebbero strumenti più incisivi per governare il mercato privato. Altrimenti, quando si presenta una situazione come quella di via Badoero, ci troviamo a dover aprire trattative con proprietari privati che esercitano un diritto legittimo dal punto di vista legale, ma che producono effetti molto pesanti sulla trasformazione sociale del territorio. In quei casi bisogna costruire tutele e fare argine, sapendo che la posta in gioco non riguarda soltanto i singoli inquilini, ma il futuro stesso del quartiere.