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Violentata a 16 anni alla festa di capodanno a Roma: “Riconosciuto lo stupro di gruppo, sentenza storica”

Licia D’Amico, avvocata della 16enne vittima di violenza, e Bo Guerreschi presidente dell’associazione bon’t Worry, spiegano a Fanpage.it il significato e l’importanza della sentenza della Corte d’Appello di Roma che ha riconosciuto lo stupro di gruppo relativamente alla violenza sessuale subita da una 16enne a Primavalle (Roma) nel 2020.
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Non la violenza di un singolo, ma un vero e proprio "stupro di gruppo". Brutale. Uno tra i peggiori. I dettagli sono raccapriccianti. Ma la gravità della violenza sessuale subita da una 16enne la notte di capodanno a cavallo tra il 2020 e il 2021 in una villetta a Primavalle, zona periferica di Roma, adesso è stata riconosciuta e messa nero su bianco dalla Terza Corte d’Appello di Roma in una sentenza arrivata nella mattinata di oggi, mercoledì 13 maggio. Una tesi, quella del reato di gruppo, sostenuta dalla Procura fin dall'inizio del processo, e bocciata in primo grado.

"Più che una sentenza rara, è in realtà una sentenza poco frequente. Non capita spesso che in secondo grado venga, alla fine, effettivamente riconosciuto lo stupro di gruppo. Non tutte le Corti lo vogliono riconoscere. Si contano già diversi casi, è vero, ma la percentuale è davvero bassa. Si tratta in generale di un grande passo avanti", ha spiegato a Fanpage.it l'avvocata Licia D'amico, che in questo processo ha assistito sia la 16enne vittima di violenza sia l'associazione bon't Worry – di cui Bo Guerreschi è presidente – che si è costituita parte civile e ha supportato la vittima psicologicamente e legalmente fin dal primo momento.

"Reputo la sentenza di oggi corretta, almeno più corretta di quella di primo grado; ricostruisce in maniera lineare e fedele quello che è davvero accaduto quella notte nella villetta, ovvero uno stupro di gruppo. Tuttavia ritengo che la pena riconosciuta a uno degli stupratori condannati, 6 anni e mezzo di reclusione, sia ancora troppo bassa rispetto alla gravità della condotta. La pena corretta era quella che il pm aveva chiesto in primo grado, cioè 12 anni", ha spiegato ancora l'avvocata della vittima.

Sei anni e mezzo di reclusione è infatti la condanna che i giudici hanno stabilito per Patrizio Ranieri, il 25enne a processo come uno degli autori della violenza. Una decisione che ha comportato l’aumento della pena: un anno in più rispetto alla condanna inflitta in primo grado. Oltre a Ranieri per la vicenda sono imputati due ragazzi al Tribunale per i Minorenni di Roma e un altro maggiorenne, per cui si procede separatamente.

Da violenza di un singolo a violenza di gruppo. Cosa ha fatto scattare l'aggravante? Cosa è cambiato dal primo al secondo grado?

"È stato messo a fuoco in maniera corretta dal Consiglio di Appello il ruolo di appoggio reciproco che questi soggetti si son dati l'uno con l'altro. Sapere che c'è qualcuno che presidia le scale di accesso e non fa salire i possibili testimoni, ha permesso allo stupratore di turno di proseguire indisturbato", ha chiarito ancora a Fanpage.it l'avvocata D'Amico puntualizzando proprio cosa implichi, nei fatti, la definizione stupro "di gruppo". Con l'espressione "di gruppo" si intende quindi proprio la complicità tra gli autori che ha permesso lo svolgersi dei fatti e non tanto, come si potrebbe immaginare, una violenza eseguita da più persone in contemporanea.

Quello che ha subito la 16enne in quella casa la notte di Capodanno del 2020 è aberrante. La vittima ha riportato lesioni interne gravissime. Per curarsi ha trascorso oltre mesi in una clinica medica. Per la procuratrice generale, Maria Letizia Golfieri, "la vittima è stata trattata come una bambola di pezza. Il ragazzo non ha avuto pietà".

Secondo quanto emerge dalla ricostruzione dei fatti, la violenza sarebbe inoltre avvenuta dopo che la 16enne è stata costretta a bere e a drogarsi"Abbiamo il forte dubbio che le abbiano dato la droga dello stupro. La ragazza ha fumato una ‘sigaretta bagnata' e subito dopo ha perso completamente coscienza. E se somministri droga a qualcuno e poi ne abusi, allora sei doppiamente responsabile. A prescindere da tutto questo, in quel caso non c'era stato il minimo consenso da parte della ragazza, quindi è chiaramente stupro", ha aggiunto Bo Guerreschi.

La 16enne come ha preso la notizia della sentenza di oggi? "È contentissima, felice", ha concluso l'avvocata D'Amico.

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