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Blitz antimafia a Roma contro un gruppo vicino ai Senese: 18 arrestati per narcotraffico

Maxi operazione dei carabinieri contro un gruppo di Roma vicino ai Senese. Contestati narcotraffico, tentati omicidi ed estorsioni con metodo mafioso.
A cura di Francesco Esposito
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I carabinieri in azione per l’esecuzione degli arresti
I carabinieri in azione per l’esecuzione degli arresti

Dalle prime luci dell'alba i carabinieri di Roma sono impegnati in una maxioperazione mirata a debellare una delle più importanti organizzazioni criminali della Capitale. Bilancio del blitz, che esegue un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura capitolina: diciotto persone arrestate, sedici di queste sono destinate al carcere e due agli arresti domiciliari. L'ossatura di un gruppo dedito al narcotraffico con metodo mafioso e ritenuto molto vicino ai vertici del clan camorristico dei Senese oltre che molto influente nel carcere di Rebibbia.

L'operazione con il supporto del GIS

Le gazzelle e i blindati dei carabinieri si sono messi in moto nel cuore della notte per quest'operazione che ha richiesto anche l'intervento del Gruppo Intervento Speciale, reparto d'élite specializzato nell'antiterrorismo. Sotto la sorveglianza degli elicotteri, le teste di cuoio hanno dovuto anche far esplodere gli ingressi di una villetta indipendente per portare a termine l'incarico del gip.

I carabinieri del Gruppo Intervento Speciale
I carabinieri del Gruppo Intervento Speciale

Fra i capi d'accusa anche sequestro di persona a scopo di estorsione

I diciotto soggetti arrestati sono indiziato, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dalle modalità mafiose. Come in tre casi di sequestri e estorsioni a mano armata.

Il primo nei confronti del padre di un intermediario. L'uomo era stato rapito a Sulmona, in provincia dell'Aquila, e portato in una casa isolata al confine tra Abruzzo e Lazio. Qui, sotto la minaccia di una pistola puntata alla testa, sarebbe stato costretto a inviare messaggi al figlio in modo da convincerlo a restituire i 200 mila euro, destinati all’acquisto di hashish, che questo aveva rubato all’organizzazione.

Uno spacciatore che non aveva pagato quanto dovuto, 35mila euro, è stato portato in una chiesa deserta e qui picchiato brutalmente e colpito in testa col calcio di una pistola. Un altro intermediario, un uomo marocchino che opera in Spagna, è stato, invece, minacciato di morte se non avesse restituito i 50 mila euro consegnati come anticipo per un carico di stupefacenti mai arrivato in Italia.

Il momento in cui i carabinieri del GIS fanno saltare gli ingressi dell’abitazione di uno degli arrestati
Il momento in cui i carabinieri del GIS fanno saltare gli ingressi dell’abitazione di uno degli arrestati

La faida per il controllo delle piazze di spaccio al Tuscolano

L'indagine dei militari del Nucleo Investigativo di Roma è partita a maggio 2025, sotto il coordinamento dell'antimafia romana, e nel corso delle operazioni di investigazione e controllo è anche scoppiata una faida con una cosca rivale per il controllo di alcune piazze di spaccio. Fra i materiali raccolti dai carabinieri ci sono anche elementi che ricostruiscono le fasi organizzative ed esecutive di due tentati omicidi avvenuti entrambi al Tuscolano. Il primo nella sera de 23 novembre nel quartiere Don Bosco, quando un ventottenne è rimasto ferito da un proiettile ed è stato lasciato davanti al pronto soccorso del Policlinico Casilino.

Il secondo è avvenuto l'11 dicembre in via Calpurnio Pisone: la vittima designata era un 19enne rimasto solo gambizzato per un caso fortuito. Come evidenziato dai fori sulle auto parcheggiate nei dintorni, i colpi era stati sparati ad altezza uomo. Lo scontro fra le due bande si è fatto più intenso negli ultimi mesi, con i carabinieri che, tra il 14 e il 19 aprile 2026, hanno sventato almeno altri cinque tentati omicidi. Delitti per cui gli arrestati hanno assoldato un killer cileno. Recuperato in Spagna, questo era stato fatto nascondere, insieme ad altri uomini armati, in una villetta di Ciampino.

Il potere dietro le sbarre di Rebibbia

Dalle indagini è emerso anche come l'organizzazione criminale fosse in grado di penetrare con facilità fra le mura del carcere di Rebibbia, riuscendo a comunicare con facilità con alcune figure di spicco del mondo criminale attualmente dietro le sbarre. Non solo. Dalle intercettazioni apparirebbe la facilità con cui riuscivano a influire sulla sistemazione dei detenuti e commissionare spedizioni punitive dentro il carcere. A testimonianza del potere e della pericolosità di questa rete criminale.

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