Sono stati iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento i vecchi gestori della discoteca Factory, dove a maggio dello scorso anno una ragazza è stata stuprata da due buttafuori e da un ragazzo non ancora identificato. Lo riporta Il Corriere della Sera. Secondo la pubblico ministero Francesca Passaniti, i titolari del locale avrebbero protetto Gabriel Razvan, addetto alla sicurezza, facendo finta di non conoscerlo. Il motivo? Quella sera il 25enne stava lavorando in nero. Un comportamento omertoso che ha ostacolato le indagini, portando all'arresto di Razvan solo due mesi dopo i fatti. Secondo chi indaga, l'uomo avrebbe potuto essere arrestato molto prima se i titolari del Factory non lo avessero coperto. Razvan è stato poi condannato a sei anni e otto mesi di reclusione con l'accusa di violenza sessuale, ha usufruito dello sconto di un terzo della pena per aver scelto il rito abbreviato. Ismail Ichem, il secondo ragazzo accusato di violenza sessuale, è stato rinviato a giudizio. Il terzo violentatore, quello che ha tirato la ragazza nello stanzino, non è mai stato identificato.

Lo stupro alla discoteca Factory

La giovane di 22 anni è stata violentata nella discoteca Factory la notte tra il 18 e il 19 maggio 2019. Era uscita con alcuni amici e stava ballando in pista quando ha conosciuto un ragazzo. I due hanno iniziato a ballare insieme e chiacchierare, dopodiché lui le chiede se vogliono andare a chiacchierare fuori la discoteca. Lei lo segue, lui la getta in uno stanzino isolato, uno sgabuzzino in un antro del locale. Dopo pochi minuti arriva Ichem: la ragazza appare sollevata, l'uomo ha la divisa da vigilante e pensa che sia lì per aiutarla. Non è così, anche lui la stupra. Poi è arrivato anche Razvan. Un incubo senza fine, denunciato dalla giovane la notte stessa dell'aggressione. Due mesi dopo, gli arresti. Anche se una terza persona è ancora a piede libero.