Roma, appello dell’assessore De Santis: “Vaccinare subito dipendenti a contatto con i cittadini”

Dal mese di marzo 2020, dall'inizio cioè dell'emergenza coronavirus in Italia, le modalità di lavoro di tantissimi cittadini sono profondamente cambiate. Lo smart working, il lavoro agile, è diventato necessità tanto per le amministrazioni pubbliche, quanto per le aziende private. Se questo nuovo modo di lavorare è stato dettato finora dalle esigenze della pandemia, per il futuro la Pubblica Amministrazione si sta riorganizzando ed è questo il caso anche di Roma Capitale che nel Pola, Piano organizzativo del lavoro agile, ha introdotto nuove regole per lo smart working sulla base dell'esperienza accumulata in questi mesi.
Stanziati 11 milioni di euro per l'acquisto di device tecnologici
L'obiettivo è quello di anticipare "un futuro di nuova normalità ‘a regime’, con un’organizzazione del lavoro finalmente agile e al passo con i cambiamenti epocali che la pandemia ha imposto". Per questo l'amministrazione capitolina ha stanziato anche 11 milioni di euro per l'acquisto di strumenti tecnologici per i dipendenti. Dei 10mila dipendenti in smart working in questi mesi, infatti, solo il 6 per cento ha usufruito di Pc o dispositivi forniti dall'amministrazione, mentre il 94 per cento ha utilizzato device propri, abilitati all'accesso alla rete e ai sistemi dell'amministrazione. Il lavoro agile, inoltre, introduce un cambio di prospettiva per quanto riguarda il rapporto di lavoro: "Questa modalità di lavoro verrà adottata in maniera strutturale attraverso la fissazione di precisi principi di carattere contrattuale, attraverso il monitoraggio di risultati conseguiti, non più attraverso il mero controllo della prestazione, quanto soprattutto attraverso il controllo dei risultati e del raggiungimento degli obiettivi", ha spiegato a Fanpage.it l'assessore capitolino al personale Antonio De Santis.
Il lavoro agile verrà accordato secondo una scala di priorità partendo dai lavoratori fragili, dai lavoratori e dalle lavoratrici con figli in condizione di disabilità, lavoratrici in stato di gravidanza, lavoratori e lavoratrici residenti o domiciliati in comuni diversi da Roma. I dirigenti dovranno concordare e stabilire le attività da svolgere in remoto per ogni dipendente, gli obiettivi generali e specifici, il numero di giorni settimanali. "L'accesso al lavoro agile è favorito, laddove possibile, anche attraverso meccanismi di rotazione dei dipendenti nell’arco temporale settimanale o plurisettimanale, garantendo un’equilibrata alternanza nello svolgimento dell‘attività in modalità agile e di quella in presenza, che consentano un più ampio coinvolgimento del personale", si legge nel Pola.
L'appello di De Santis: "Vaccinare i lavoratori dei servizi essenziali"
Secondo un sondaggio dell'amministrazione, il 57 per cento dei dipendenti ha espresso un giudizio positivo per il futuro del lavoro agile nella Pa, il 33 per cento lo considera di parziale utilità e il 9,6 per cento di non utilità. Nei mesi dell'emergenza Covid hanno lavorato da remoto 9mila dipendenti capitolini sui 23mila in organico, il 40 per cento. Una percentuale bassa perché dei dipendenti fanno parte anche gli insegnanti della scuola dell'infanzia, la cui attività è stata sospesa inizialmente, e il personale della Polizia locale, circa 6mila unità. Escludendo queste categorie non ‘smartabili', emerge che il personale che ha effettivamente lavorato da remoto è stato pari all'88,79 per cento. Questi i settori dell'amministrazione che non sono considerati ‘smartmabili' neanche in futuro in condizioni di normalità (il 60 per cento rispetto al totale): biblioteche, servizio giardini, sportelli anagrafici, Protezione civile, polizia locale, asili nido e scuole dell'infanzia, polizia locale.
L'assessore De Santis ha chiesto in questo di accelerare sulla vaccinazione dei dipendenti che lavorano a contatto con i cittadini e che, di conseguenza, non possono lavorare da casa: "Chiedo di dare la possibilità a chi svolge servizi essenziali negli enti locali di avere priorità nella vaccinazione. Penso ad esempio ai servizi anagrafici, alla Protezione civile, agli assistenti sociali, oltre che ovviamente agli agenti della polizia locale e agli operatori e alle operatrici degli asili, per i quali la vaccinazione è già cominciata. Mi auguro che anche questi altri lavoratori possano essere al più presto vaccinati perché offrono servizi e sono a diretto contatto con il pubblico". Stando al piano vaccinale presentato dalla Regione Lazio l'avvio delle somministrazioni per i lavoratori dei servizi essenziali era previsto per il mese di marzo, dopo la vaccinazione degli insegnanti e delle forze dell'ordine.