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Festa del Lavoro, Rosaria rinata grazie al lavoro: “Abusata da mio marito, non voleva che lavorassi”

Anna ha 56 anni e dopo essersi rivolta allo Sportello nazionale antiviolenza quello sulle Politiche Attive del Lavoro di Fondazione Pangea l’ha aiutata a trovare un lavoro e ad essere indipendente.
A cura di Beatrice Tominic
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Il marito non voleva che lavorasse, ma grazie alla sua occupazione è riuscita a ritrovare l'autonomia economica, sociale e lavorativa che le mancava. "È stato come mettermi davanti a uno specchio e guardarmi con i miei occhi e non più con quelli di qualcun altro". Queste le parole di Anna, donna di 56 anni e madre di un ragazzo di 17 che si è rivolta allo Sportello nazionale antiviolenza di Fondazione Pangea. A sua volta il caso è stato preso in carico dallo Sportello Politiche Attive del Lavoro della Fondazione che si è impegnato per trovare una nuova occupazione ad Anna. Un nuovo punto di partenza.

Come lei, ogni anno sono molte le donne che si affidano allo Sportello Politiche attive del Lavoro, che si celebra oggi, primo maggio. Tramite lo sportello, Fondazione Pangea accompagna le donne in condizioni di vulnerabilità, migranti e/o sopravvissute a violenza domestica, verso l’autonomia economica, l’inclusione sociale e la dignità, agendo all'interno della rete  integrata di servizi che comprende le case rifugio, i centri antiviolenza e l’help desk per donne migranti Fondazione Pangea.

Quelle proposte oggi, in occasione del Primo maggio, nella Festa del Lavoro, sono tre storie che ci ricordano quanto per ogni persona, ancora di più quelle più fragili e in situazioni difficili, lavorare possa significare la chiave di volta per ricominciare a vivere, ritrovando autostima e autonomia. Trovare lavoro, infatti, è una tappa fondamentale per riappropriarsi della propria vita e della propria dignità ricominciando, nonostante le difficoltà trascorse.

La storia di Anna: un marito che non voleva che lavorasse al coronamento del suo sogno

Anna (nome di fantasia, ndr) si è rivolta allo Sportello nazionale antiviolenza in un periodo di difficoltà. Stava ancora affrontando il procedimento civile per chiedere la separazione e l'affido esclusivo del minore, ma lei non aveva un lavoro: il marito le aveva sempre impedito di lavorare. Così si è attivata la rete integrata di Fondazione Pangea: il supporto legale per la separazione, il sostegno al reddito, l’organizzazione di un bilancio familiare, la redazione di un curriculum vitae e un bilancio di competenze. Anna voleva lavorare nella ristorazione, avendo sempre avuto una passione per la cucina e il sogno di organizzare catering per gli eventi.

A quel punto ha iniziato un percorso formativo strutturato, lungo e qualificato in questo campo: dall'ottenimento della certificazione HACCP indispensabile per lavorare nel settore, alla ricerca di qualche possibilità lavorativa per accumulare esperienza professionale. Oggi lavora in una gastronomia gourmet: la sua storia di abusi si è trasformata in un’opportunità concreta di rinascita.

Ai colloqui diceva "Non so fare nulla", oggi Rosaria è rinata grazie al suo lavoro

"Non so fare nulla". Così diceva Rosaria (nome di fantasia, ndr) durante i colloqui di lavoro. Rosaria ha 45 anni, due figlie e una storia di violenza domestica alle spalle da cui, grazie al contributo di Fondazione Pangea, è riuscita ad uscire. Recatasi per prima cosa allo Sportello antiviolenza, professioniste e professionisti l'hanno guidata nel riconoscere e rielaborare la violenza e nell'allontanamento dal marito. Controllata e svalutata costantemente dal marito dal quale era dipendente economicamente, faticava a riconoscere proprio valore.

Fino a quando, però, tramite lo Sportello Politiche Attive del Lavoro, intorno a lei si è costruita una rete di competenze, ascolto e opportunità concrete che le ha aperto le porte a un tirocinio extracurriculare presso una catena di abbigliamento. Il tirocinio è stato poi prorogato: un grande traguardo che rappresenta soprattutto l'indipendenza conquistata.

Da impiegata nelle Risorse umane al mestiere di barista: la nuova vita di Zainab arrivata dall'Afghanistan

Non soltanto violenza domestica. Negli anni Fondazione Pangea si è distinta per dare una nuova speranza a chi arriva da Paesi lontani e cerca di ripartire dopo una vita di migrazione. È il caso, ad esempio, di Zainab e di suo marito Omar (nomi di fantasia, ndr), arrivati in Italia nell'aprile del 2025 insieme ai figli di 16 e di 19 anni. Al loro arrivo, è emerso subito un senso di frustrazione condiviso: prima di raggiungere l'Italia, in Afghanistan, dove vivevano, Zainab con la sua laurea in Letteratura inglese lavorava come impiegata nelle risorse umane di una grande società, mentre il marito era un ingegnere meccanico.

Una volta arrivati in Italia, invece, lui ha iniziato a lavorare come operaio in cantiere e lei è rimasta senza occupazione. Nonostante tutto, hanno ribadito con determinazione di essere disposti a
svolgere qualsiasi lavoro, purché permettesse loro di restare a Roma senza doversi allontanare.  Zainab ha iniziato a frequentare quello di caffetteria e il suo curriculum è stato inoltrato a un'agenzia di mediazione e interpretariato, con cui Pangea ha attivato un protocollo per favorire l’inserimento lavorativo di donne migranti e donne vittime di violenza prese in carico dalla Fondazione.

Per lei si apre un tirocinio di tre mesi, reso più difficile dalla limitata padronanza della lingua italiana. Il segno lasciato dall'impegno e la capacità di Zainab, però, è stato così positivo che uno dei dirigenti dell'azienda le ha proposto una prova in un locale in centro a Roma. Oggi lavora ancora nel locale, dove è diventata una figura di riferimento all’interno dello staff.

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