“Maria Grazia era la mia piccola, la nostra luce: vogliamo giustizia per la sua morte”

La famiglia di Maria Grazia ha creato un sito commemorativo per ricordare la giovane morta a soli 27 anni: chiunque le abbia voluto bene può visitarlo e condividere dei ricordi e dei momenti trascorsi insieme a lei.
"Maria Grazia era la mia cuginetta piccola, la mia piccola. Sin dalla nascita è stata sempre tra le mie braccia, siamo sempre state insieme. L’ho sempre adorata, perché Maria Grazia era speciale, è speciale". Così Rosaria, la cugina di Maria Grazia Di Domenico, ricorda la ragazza, morta a 27 anni a seguito di una serie di eventi scaturiti da un intervento in day-hospital presso una clinica romana. Una morte che ha gettato la famiglia nel dolore ormai da cinque anni, e che si sarebbe potuta evitare. A processo è finito un ginecologo: ma, a distanza di anni, non si è arrivati ancora a una sentenza di primo grado. Oggi, 24 maggio, sono passati cinque anni dalla morte di Maria Grazia: il tempo passa ma la famiglia, che ogni giorno pensa a lei, non vuole che sia dimenticata. E continua a far vivere e risuonare la sua storia.
"Anche se sono passati cinque anni da quel 24 maggio del 2021, da quella tragedia, da quell’orrore, io nel mio silenzio la sento sempre vicino – racconta Rosaria -. Ogni giorno non smetto mai di parlarle, di sorriderle come facevamo un tempo, perché lei non era solo la mia piccola, la mia sorellina: era qualcosa di più. Facevamo tante telefonate, tante risate insieme, tante uscite. E nonostante tutto il dolore, ci sono anche tanti bei ricordi, tanta luce nel suo ricordo. Anche se la sua assenza fisica è atroce, in ognuno di noi ha lasciato viva la presenza dei bei ricordi".

Maria Grazia di Domenico si sarebbe dovuta sposare l'11 settembre con il suo fidanzato, Matteo Callegaro. Qualche giorno prima dell'operazione – un intervento di routine, che avrebbe dovuto effettuare in Day Hospital – aveva scelto il suo abito da sposa. Un evento che aveva riempito lei e la famiglia di orgoglio e felicità. "L’ultimo episodio speciale che porto nel cuore è l’8 maggio del 2021, pochi giorni prima della tragedia – continua Rosaria -. Mi ha onorata coinvolgendomi nella scelta del suo abito da sposa, proprio come una sorella. Mi ha voluta con sé insieme alla mamma e alla sorella. Mi sono sentita davvero onorata, ma soprattutto ho visto nei suoi occhi una luce profonda, un raggio di sole sul suo volto. Lei stava per coronare il suo sogno ed era così bella, così soddisfatta di aver completato tutti i preparativi. Il mio ricordo più grande è proprio quello della gioia nei suoi occhi. E sono stata fortunata ad averla vista con l’abito indossato. Mai avrei immaginato che, di lì a poco, quell’abito non l’avrebbe indossato per il suo matrimonio ma per il suo funerale, in una bara bianca. E tutto si è trasformato in una tragedia".
Maria Grazie lavorava alla Deloitte, un'azienda informatica di rilevanza internazionale. E l'informatica era una delle sue più grandi passioni sin da piccola: preferiva giocare con i computer piuttosto che con le bambole. Dopo la laurea triennale in Economia aziendale all'Università di Salerno, ha conseguito la laurea magistrale in Management delle imprese – Marketing alla Sapienza di Roma. Poi il lavoro, la casa, il matrimonio: era felice, aveva raggiunto tutti i suoi obiettivi.
"Lei, oltre a essere speciale, era affettuosa, solare, rispettosa, sempre allegra, sempre piena di voglia di fare – dice Rosaria – Era studiosa, aveva raggiunto il suo obiettivo lavorativo. Aveva studiato tantissimo e lavorava da poco in una multinazionale. Un altro ricordo bellissimo è la sua laurea magistrale. In pochi anni era riuscita a fare tutto. E aveva solo 27 anni. Aveva già costruito tanto: il lavoro, i viaggi, la musica. Già lavorare in una multinazionale a 27 anni fa capire il suo valore, non solo professionale ma anche umano".

Maria Grazia aveva tantissime passioni. Amava gli animali, la natura, la musica. "Faceva volontariato per i cani, suonava il clarinetto. Era una ragazza semplice, riservata, non amava mettersi in mostra. Però aveva una luce speciale. Era precisa in tutto: nello studio, nella magistrale, nella triennale. Non si concedeva tempo libero perché voleva fare tutto bene e nei tempi giusti. I genitori avevano fatto tanti sacrifici per permetterle di studiare alla Sapienza di Roma, e lei cercava di ripagarli impegnandosi al massimo. Era onesta, intelligente, speciale. Eppure, per un intervento che sarebbe dovuto essere di routine, tutto è diventato una tragedia. E non abbiamo mai ricevuto nemmeno una parola di scusa per questa tragedia".
Durante l'intervento, a Maria Grazia è stato perforato l'utero e l'intestino. Alla Santa Famiglia non se ne sono accorti. Solo una volta trasferita in ospedale, i medici si sono resi conto della gravità della situazione. Hanno provato di tutto, ma ormai era troppo tardi. "Lei stava male già da subito. Aveva dolori fortissimi. La mamma era accanto a lei. Ha lasciato soltanto un audio al compagno, ma era molto affaticata. Le mandai un ultimo messaggio mentre era in ospedale. Le scrissi: “So che stai male, ci sentiamo domani”. Ma lei non ebbe più la forza di rispondermi. È rimasto tutto così, come un filo spezzato. Ha sofferto tantissimo e questo ci fa male. Era una ragazza sana. Aveva soltanto il sogno di una famiglia, di un matrimonio, di una vita normale. Aveva costruito il suo quadro perfetto e stava per completarlo. Invece hanno spezzato tutto. E la sua famiglia oggi sopravvive, perché andare avanti è doloroso".
"Però lei è sempre viva in mezzo a noi. Perché le persone speciali non restano soltanto un ricordo. Lei deve essere ricordata sempre. La sua storia non deve essere vana. Deve essere un esempio per tante donne, ma anche un messaggio per i medici. Se hanno scelto questo lavoro devono capire che è una missione: tra le loro mani ci sono vite da salvare. Quel giorno, l’8 maggio, quando l’ho vista per l’ultima volta, era così soddisfatta. Io cerco di andare avanti mantenendo vivo il suo ricordo. Ricordo il suo volto, il suo sorriso, i suoi occhi verdi. L’ultima volta che l’ho vista è stata proprio in atelier, per l’abito da sposa. E mai avrei immaginato che sarei stata io ad andare a ritirarlo dopo".
"Davanti a certe cose sei impotente. Solo chi vive un dolore del genere può capirlo davvero. Per questo continuiamo a confidare nella giustizia. Io ancora oggi, quando vado al cimitero, le dico: “Ciao piccola”, proprio come quando eravamo al telefono. E la sua voce la sento ancora dentro di me. Anche nei sogni appare sempre bella, sempre sorridente. Mi saluta e poi va via. Questo manca tantissimo. Per questo cerchiamo sempre di mantenere vivo il suo ricordo. Lei non deve essere dimenticata. La sua vita non deve essere stata spezzata invano. Spero che non ci siano più casi come il suo, morti causate da negligenza. Ecco perché il mio è un messaggio rivolto alle donne, ma anche ai medici: fate il vostro lavoro come una vera missione".