25 aprile, il racconto del partigiano Angelo Nazio di 101 anni: “Ho usato le armi solo per difendermi”

Abbiamo incontrato Angelo Nazio al termine di un incontro con alcuni studenti del quartiere Tor Bella Monaca. Partigiano, caposquadra dei Gap di Torre Maura, è testimone vivente di anni che non possono e non devono essere dimenticati.
A cura di Simona Berterame
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Ieri mattina, alla vigilia del 25 aprile, il partigiano Angelo Nazio ha incontrato un gruppo di studenti e studentesse delle scuole nel quartiere Tor Bella Monaca di Roma. Agli adolescenti presenti racconta la sua infanzia durante il ventennio fascista fino ad arrivare alla sua scelta coraggiosa di universi alla lotta partigiana.

Angelo utilizza parole semplici, ha la voce ferma mentre si rivolge al gruppo di ragazzi riuniti all'interno di un piccolo teatro nella periferia est di Roma. "Dovete essere curiosi e informarvi – conclude Angelo – questa è la cosa più importante per rimanere liberi e sapere sempre cosa rispondere e come comportarvi". Dopo un lungo applauso un gruppo di studenti si avvicina ad Angelo per scambiare qualche parola in più. Lui sorride bonario guardando quei volti giovani e pieni di entusiasmo, infila una mano in tasca e prende un piccolo portatessere dal quale tira fuori una foto ingiallita. "Lei era mia moglie, siamo stati insieme 72 anni" esclama con gli occhi lucidi mostrando la foto ai ragazzi.

Chi è Angelo Nazio

Angelo Nazio è nato nel 1925. Il 3 novembre compirà 101 anni. Appena maggiorenne entra a far parte della Resistenza per opporsi al regime nazifascista. Diventa Caposquadra del gruppo di Torre Maura  nei GAP (Gruppi di Azione Patriottica). Era il 1943, mentre nasceva la Repubblica di Salò e veniva introdotta la leva obbligatoria, Angelo scappa prendendo un treno all'alba a Roma Termini per raggiungere un comune nei monti Prenestini. Angelo non fa parte della "prima linea" ma si occupa dei volantini e giornali clandestini. "Dovevo svegliare un po' i giovani" ci dice. Un ruolo comunque pericoloso perché se qualcuno veniva sorpreso con un giornale clandestino rischiava l'arresto ma anche la fucilazione. "Tutto senza processo ovviamente". Un altro compito della sua squadra era quello di spostare e nascondere le armi da consegnare poi ad altri partigiani. Ma ci tien anche a sottolineare la sua avversione nei confronti delle armi: "Le ho usate solo per difendermi"

"La Repubblica italiana è stata molto travagliata". Angelo racconta così anche il periodo successivo alla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo ed spende alcune parole anche per elogiare la nostra Costituzione, che fonda le sue radici proprio sulla Resistenza.

I Gap nelle strade di Roma

Erano moltissimi i giovani che, negli anni in cui l’Italia era oppressa dalla dittatura fascista, sceglievano la via delle montagne. Ma altrettanti restavano nelle città, organizzandosi in piccoli gruppi clandestini che agivano nell’ombra, portando avanti sabotaggi e azioni rapide contro fascisti e nazisti. Si trattava per lo più di nuclei ridotti, composti da quattro o cinque persone al massimo, capaci di muoversi con agilità negli spazi urbani, spesso sotto copertura e muniti di documenti falsi da esibire in caso di controlli. Erano ragazzi giovanissimi, oggi sono testimoni viventi di quella stagione: custodi di una memoria ancora viva, che continua a parlarci e che non può essere dimenticata.

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