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Parla la ragazza aggredita da un uomo al Pigneto: “La cosa peggiore? Sapere che per le donne è normale”

Silvia, la donna aggredita al Pigneto: “Mi resta la rabbia: quello che ho vissuto è qualcosa che succede a tante donne. Sono nella media, non un’eccezione”. Venerdì la manifestazione di Non Una di Meno.
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"La paura e il senso d'impotenza che ho provato in quella manciata di secondi non sono descrivibili. Sono stati attimi di puro terrore. Oltre il trauma, che sarà duro elaborare, mi resta addosso una sensazione che forse è ancora più difficile da descrivere, un misto di sdegno e rabbia, perché sono consapevole che in fondo quanto mi è successo è qualcosa di ‘ordinario', di cui ogni donna fa esperienza almeno una volta nella vita. ‘Sono nella media' mi sono detta, e tutto sommato ‘è andata bene'. E invece non va bene per niente". A parlare è Silvia (nome di fantasia, ndr), la donna che la sera del 21 giugno è stata aggredita da uno sconosciuto in via Romanello da Forlì al Pigneto: fisicamente porta addosso ancora le ferite causatele dall'uomo, e anche quelle psicologiche non sono secondarie.

"Dopo aver letto quanto è stato scritto dalla stampa e sui media, che in alcuni casi mi hanno attribuito dichiarazioni mai rilasciate, ho pensato fosse utile far sentire la mia voce", racconta a Fanpage.it.

L'aggressione in via Braccio da Montone al Pigneto

Al momento i carabinieri non hanno ancora identificato l'aggressore. Silvia non lo conosceva, lo vedeva per la prima volta. Non è chiaro se quello dell'uomo fosse un tentativo di rapina, abuso o scambio di persona, interrotto dalle urla dei residenti. Le indagini sono ancora in corso, con le immagini delle telecamere di sorveglianza al vaglio.

L'aggressione è stata feroce: mentre tornava a casa, Silvia da via Braccio da Montone ha imboccato via Romanello da Forlì, che questo periodo è chiusa alle macchine. Si è resa conto che qualcuno la stava seguendo, ma ormai aveva imboccato quella strada, e tornare indietro era impossibile. In pochi secondi l'uomo – passo pesante ma fermo, e un forte tintinnio di chiavi che lo accompagnava – le è arrivato addosso. L'ha presa a pugni e l'ha gettata a terra, infierendo su di lei. Una scena durata pochi secondi, interrotti da un uomo che da una finestra bassa, non troppo lontana dal piano della strada, ha cominciato a urlare all'indirizzo dell'aggressore, dicendo di aver già chiamato le forze dell'ordine. Si sono affacciate poi altre persone e l'uomo – circa 35/40 anni, caucasico – si è allontanato serenamente, senza essere fermato. Quando ha capito che c'era agitazione in zona, e che molti lo avevano visto, ha cominciato a correre.

La solidarietà dei residenti, hanno messo in fuga l'aggressore

"Va detto innanzitutto che l'aggressione non è finita in tragedia grazie all'intervento attivo e determinato di un abitante del quartiere che ha aperto la finestra e si è esposto in prima persona, gridando forte contro il mio assalitore che si è sentito ‘scoperto' e si è allontanato – spiega -. Questo ci dice che la solidarietà attiva, l'empatia e la ‘costruzione di comunità' sono gli unici antidoti alla violenza diffusa. A poco o nulla servono i proclami sulla militarizzazione delle strade, l'inasprimento delle pene, la definizione di nuovi reati. Ci vuole un'educazione alle relazioni, alla socialità e al banale senso civico che ristabilisca le basi minime del vivere comune".

Venerdì la manifestazione al Pigneto

C'è chi, commentando l'accaduto sui social, ha invocato le ‘ronde'. E chi invece invoca giustizia, "trame sociali, solidarietà e cooperazione, in strada, negli spazi in cui viviamo, nei quartieri che frequentiamo". Non Una di Meno Roma ha organizzato per questo venerdì, alle 18.30, una passeggiata rumorosa che partirà dalla fermata della metro C Pigneto.

"Sono molti i fattori che contribuiscono a normalizzare la violenza, a partire dal clima politico che quotidianamente respiriamo in questo paese, che disconosce la violenza di genere, vieta l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole, sdogana senza più remore linguaggi e atteggiamenti predatori e razzisti anche nelle aule del Parlamento – conclude Silvia -. A tal proposito tengo a precisare che non ho alcun elemento per determinare la provenienza del mio aggressore, se non che era bianco (caucasico) e di media corporatura". Un richiamo a non strumentalizzare quanto accaduto e a riportare l'attenzione sul nodo di fondo: una violenza che continua a segnare la vita quotidiana di molte donne e che non può essere affrontata soltanto come un problema di sicurezza.

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