"Sei tu Francescone?" Così lo chiamavano tutti. Non avrebbe mai immaginato che quel soprannome gli sarebbe stato fatale. Erano le 8 di mattina del 27 gennaio 1992 quando Francesco Anniballi fu assassinato davanti all'androne del palazzo dove viveva, in via Marcio Rutilio, a Centocelle. Aveva 51, con alle spalle una carriera da attore e stuntman, sposato e padre di tre figli. Fu la moglie a soccorrerlo per prima richiamata dal suo grido di dolore: "Grazie', corri, m'hanno ammazzato". Ma non ci fu niente da fare e dell'assassino non si seppe più nulla. Quello di Francesco Anniballi è un delitto dimenticato. Non il primo, ma uno di quelli che occuparono poco spazio nelle pagine dei giornali.  Un giallo che gli investigatori non riuscirono mai a risolvere. E forse non ne ebbero neanche il tempo. I Novanta furono anni difficili per la Capitale, a partire dalla prima estate, quando la giovane Simonetta Cesaroni fu brutalmente uccisa in un ufficio di via Poma. Dopo ci sarebbe stato il delitto dell'Olgiata (1991), La scomparsa della studentessa Alessia Rosati (1994), l'omicidio del detective al binario 10 della stazione Ostiense (1995) o quello della parrucchiera di Prati nello stesso anno. E tanti altri che rimasero per lungo tempo nella lista dei cold case.

La carriera di Francesco Annibali

Francesco Anniballi fu attore di numerosi film, guadagnandosi un posto di tutto rispetto nel panorama cinematografico italiano tra gli anni Settanta e Ottanta. L'aspetto del classico "energumeno" romano, sempre pronto ad attaccare briga, giocò a suo favore. Soprattutto quanto le sberle era lui a beccarsele, come nel film del 1997 I nuovi mostri diretto da Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola. Nella pellicola interpreta il parrocchiano preso a ceffoni dall'inimitabile Vittorio Gassman, nel ruolo del cardinale. Uomo di notevole, "Francescone" lavorò non solo come attore, ma anche come stuntman. Spesso presente nei film polizieschi di Tomas Milian, fu la controfigura di personaggi celebri come Bud Spencer. In Brutti, sporchi e cattivi, regia di Ettore Scola (1976), è Domizio, figlio di Giacinto (interpretato da Nino Manfredi). Gli ultimi anni, Anniballi perse interesse per la recitazione e si conquistò un posto come segretario di produzione della Clemi.

Ucciso da un killer: l'ipotesi del racket delle comparse

Selezionava le comparsa. Si dice che fu proprio questa attività ad essergli fatale. I giorni successivi all'assassinio si parlò del racket delle comparse. Forse la vendetta di un attore escluso da qualche film. Non si è mai saputo. L'unica cosa che gli investigatori riuscirono a ricostruire fu la sequenza dell'omicidio. Quella mattina d'inverno, in via Rutilio, Anniballi era uscito di casa per buttare la spazzatura. Un uomo con il cappuccio calato sulla testa e a bordo di una R4 sorprese l'attore alle spalle. Lo chiamò proprio come erano soliti fare tutti, "Francescone". Il killer aveva una pistola in mano. Anniballi si lanciò in una corsa disperata nel tentativo di sfuggire al suo aggressore. Ma fu inutile. Due colpi di pistola lo raggiunsero. Uno alla gamba e l'altro alla schiena. Cadde a terra agonizzante. La prima a raggiungerlo fu la moglie, poi arrivarono i soccorsi. L'ambulanza riuscì a portarlo in ospedale dove poco dopo Anniballi morì.