“Io da sola a gestire mio figlio autistico e pago 45 euro l’ora per la sua terapia comportamentale”
La tragedia di Pietralata ha sconvolto l'Italia intera ed ha aperto un grande dibattito sul tema dei caregiver. Se anche tu affronti la disabilità di un tuo caro e vuoi raccontarci la tua storia clicca qui o scrivici a: segnalazioni@fanpage.it.
Veronica si definisce una caregiver al cubo. Si occupa a tempo pieno di suo figlio, un ragazzo autistico di quindici anni e dei suoi genitori invalidi. Papà con il parkinson e mamma con un tumore. Tutti e tre non autosufficienti e bisognosi di supporto e attenzione costante. Il padre dell'adolescente, che chiameremo Luca, si è separato da Veronica diversi anni fa e vive attualmente in un'altra città.
Veronica è quindi di fatto sola a gestire tre persone non autosufficienti. Di riuscire a lavorare non se ne parla anche se lei vorrebbe tornare a lavoro, sia per mettere da parte qualche soldo in più che per staccare qualche ora dal suo ruolo di caregiver. "Voglio andare a lavorare, datemi un po' di assistenza in più almeno per mio figlio" ha chiesto la donna rivolgendosi agli assistenti sociali, ma senza ottenere qualche ora di supporto extra.
Le terapie a 45 euro l'ora
Luca ha un'assistenza domiciliare per 12 ore a settimana, fornita e gestita dalla Asl competente della zona di Roma. ll resto è tutto a carico della sua famiglia che si regge praticamente sulle pensioni dei genitori di Veronica e sull'assegno per la disabilità gravissima di Luca (e la sua pensione). In totale Luca prende mensilmente circa 1200 una cifra che può sembrare quantomeno dignitosa ad un primo sguardo ma in realtà finisce in un battito di ciglia.
"Con quei soldi io pago la terapia comportamentale per Luca. Sono 45 euro l'ora, devo almeno fargli fare tre ore a settimana altrimenti non avrebbe nessun beneficio. Quindi siamo già sui 700 euro. Ovviamente è giusto che mio figlio faccia uno sport e così vanno via almeno altri 200 euro al mese perché lui ha bisogno di un operatore dedicato e qualsiasi attività costa di più. Spendo quindi solo tra terapie e attività sportiva quasi mille euro"
"Mi hanno detto di lasciar perdere terapie e sport"
In una condizione simile, senza dimenticare la malattia di entrambi i genitori, per Veronica è impossibile anche solo immaginare di trovare un lavoro. "Gli assistenti sociali mi hanno proposto di pagare l'assistenza domiciliare con i soldi della pensione di Luca e di lasciar perdere le terapie e le attività sportive.
Secondo loro quindi io dovrei pagare una persona per stare con lui e controllarlo in maniera passiva per poter uscire e andare a lavoro. Non esiste, per me è una risposta irricevibile". E così Veronica continua la sua lunga attesa, nella speranza di strappare qualche ora in più di assistenza fornita dalla Asl per poter non solo lavorare, ma magari anche riposare un po'.