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False interviste nella rilevazione Istat su violenza di genere, Piccolotti (Avs): “Presenteremo interrogazione”

Elisabetta Piccolotti, di Alleanza Verdi Sinistra, ha dichiarato che lunedì sarà depositata un’interrogazione parlamentare sul caso sollevato da Fanpage.it delle interviste falsificare nell’ambito dell’indagine contro la violenza sulle donne.
A cura di Natascia Grbic
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Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi Sinistra, ha annunciato un'interrogazione parlamentare sul caso sollevato da Fanpage.it delle interviste falsificate nell'ambito dell'indagine contro la violenza sulle donne. "La vicenda della rilevazione sulla violenza di genere dell'Istat non può essere chiusa con parole di circostanza e nell'indifferenza generale – ha dichiarato in una nota -. Quanto accaduto spiega esattamente come la precarietà del lavoro possa distruggere anche la qualità del lavoro stesso. Questo accade in tanti contesti e tante imprese ma se si tratta delle rilevatrici e dei rilevatori dell'Istat arriva fino al cuore della ragione stessa per cui l'Istat esiste, cioè quella di fornire a cittadini e istituzioni ricerche statistiche autorevoli e di altissima qualità. Che la società Csa Research continui a lavorare per Istat, avendo numerosi contratti all'attivo, senza che le condizioni di lavoro dei rilevatori e delle rilevatrici, siano cambiate è un dato di fatto piuttosto inquietante. Depositeremo lunedì un'interrogazione per capire se il Governo intenda intervenire presso i vertici dell'Istat affinché siano prese misure per assicurare il diritto ad un'equa retribuzione a rilevatori e rilevatrici valutando prioritariamente anche la reinternalizzazione del servizio".

Il caso riguarda l’indagine sulla violenza di genere condotta da Istat, il cui appalto per le rilevazioni è stato vinto dalla società Csa Research. Secondo quanto emerso, almeno un’intervistatrice avrebbe falsificato i dati dei questionari, circostanza che ha spinto l’Istituto nazionale di statistica ad avviare una sanzione nei confronti della società. Csa ha presentato controdeduzioni, respingendo le accuse. Le irregolarità riguarderebbero in particolare la sezione dell’indagine dedicata alle donne straniere: diverse interviste non sarebbero mai state effettuate e le relative risposte sarebbero state inventate, rischiando così di compromettere la validità del campione. L’anomalia è stata individuata da Istat, che ha quindi agito verso Csa Research, contestando diversi questionari.

Le rilevatrici ascoltate hanno descritto condizioni di lavoro particolarmente difficili, con compensi inferiori rispetto alla quantità di impiego richiesto. La maggior parte di loro ha lavorato con ritenuta d’acconto, percependo circa 28 euro lordi per ogni intervista. Da questa cifra andavano poi sottratti il 20% e le spese di trasporto, rimborsate solo nel caso in cui gli spostamenti superassero i trenta chilometri. Un ulteriore elemento di complessità riguardava le modalità di pagamento: le interviste, infatti, venivano retribuite esclusivamente una volta concluse. Questo significava che, se era necessario tornare più volte dalla stessa persona — ad esempio perché non reperibile o per rinvii dell’appuntamento — tutti gli spostamenti aggiuntivi non erano riconosciuti. Si tratta di condizioni particolarmente gravose e difficili da sostenere, al punto che molte lavoratrici hanno scelto di abbandonare l’indagine, nonostante ne riconoscessero l’importanza e l'elevato valore sociale.

Csa, da parte sua, ha negato sia che una parte delle interviste realizzate fossero inventate, sia di aver applicato condizioni economiche non adeguate. Ha inoltre dichiarato di aver "attivato un audit sulle rilevatrici che hanno redatto le interviste oggetto di contestazione. Nel corso dell'audit le intervistatrici hanno respinto tutte le accuse e hanno fornito riscontri per comprovare la genuinità delle stesse. Csa, ove mai le contestazioni si rivelassero fondate, sarebbe il primo soggetto frodato dalla presunta condotta illecita, atteso che ha puntualmente pagato il compenso spettante alle rilevatrici". La società ha sottolineato di riconoscere "agli addetti retribuzioni conformi all'accordo leader del settore e ha combattuto complesse e costose battaglie giudiziarie contro il dumping contrattuale in questo settore", aggiungendo di essere riuscita a evitare "che la commessa Istat Sicurezza Donne venisse aggiudicata (come inizialmente previsto da Consip) a un'azienda che avrebbe applicato un contratto collettivo cd. ‘pirata', con livelli retributivi più bassi di quelli riconosciuti da CSA sulla base dell'accordo leader".

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