Papa Leone XIV in visita alla Sapienza agli studenti: “Non si chiami difesa riarmo che aumenta le tensioni”

"Sono molto contento di essere qui stamattina con voi. Spero sia un momento di gioia per tutta la comunità della Sapienza". Queste le prime parole di Papa Leone XIV arrivato nella città universitaria questa mattina dopo essere stato accolto dall'intera comunità accademica: prima studenti e docenti e poi la rettrice Antonella Polimeni.
"C'è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia", ha spiegato Papa Leone XIV davanti alla comunità accademica, mentre era seguito da centinaia di studenti anche grazie ai maxischermi posti nel piazzale dell'ateneo. "Che mondo stiamo lasciando? Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra – ha continuato – Nell'ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune», scandisce.
Durante il suo discorso, Leone XIV ha dedicato parole dure a ciò che sta accadendo nel mondo, dall'uso delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile fino alla deresponsabilizzazione delle scelte umane nelle guerre: "Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale sì alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!".
Non ha mancato di ricordare il ruolo dell'università, in particolare della Sapienza. "È un polo d'eccellenza in diverse discipline e, contemporaneamente, si impegna per il diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra. Ad esempio, apprezzo molto che la Diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla striscia di Gaza". E sono state proprio alcune studentesse palestinesi a parlare con il Papa: "Quando è iniziata la guerra, non siamo più andati a scuola per quasi due anni e in tutto questo tempo nulla è cambiato: la guerra ci ha spezzato gli studi".
Poi è tornato a parlare con gli studenti: "Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare – ha aggiunto – Studiate, coltivate, custodite la giustizia. Siate artigiani di pace". Ma non si è dimenticato dei docenti: "Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana".