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Roma Pride, associazione ebraica esclusa dalla parata: “Non condanna il genocidio a Gaza”

L’associazione Lgbtqia+ ebraica non parteciperà al Roma Pride, gli organizzatori: “Chi partecipa con un carro deve condividere il documento politico”. La risposta: “Solo a noi richiesto di prendere distanza”.
Il carro di Keshet Italia al Roma Pride del 2025 (Lapresse)
Il carro di Keshet Italia al Roma Pride del 2025 (Lapresse)

Le organizzazioni Lgbtqia+ ebraiche non parteciperanno alla parata del Pride romano quest'anno per divergenze con il documento della manifestazione in merito al genocidio a Gaza. Ad annunciarlo è il coordinamento che organizza il Roma Pride, in un comunicato che spiega come, "dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe", si è valutato che "non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in Parata". Nelle scorse ore è arrivata la replica del nodo italiano della rete europea di attivisti Lgbtqia+ ebrei, che accusa gli organizzatori di "doppio standard".

Roma Pride: "Keshet non ha voluto prendere le distanze dal genocidio a Gaza"

Nel 2025 Keshet aveva partecipato e, dopo le prime polemiche, la loro presenza era stata difesa dal portavoce del Roma Pride, Mario Colamarino. Quest'anno, però, i rapporti si sono rotti. "Il Pride è una manifestazione aperta e libera. Chiunque condivida i valori fondanti del nostro movimento e della nostra comunità può scendere con noi in piazza – continua il comunicato del Roma Pride -. I carri in Parata sono, tuttavia, una prerogativa ma, soprattutto, una responsabilità politica dell’organizzazione. La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara".

La differenza fra le politiche del governo israeliano e la comunità lbtqia+ ebraica sarebbe chiara e il Pride ci tiene a specificare che non si arriverebbe mai ad "attribuire a quest’ultima la responsabilità di atti criminali di guerra operati da un governo genocida". Tuttavia Keshet Italia non avrebbe mai dimostrato di voler "prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza ma, anzi, di fare un non condivisibile distinguo lessicale nel documento da loro recentemente pubblicato". Il riferimento è a un comunicato del 18 maggio in cui si legge: "Pur ribadendo la propria solidarietà e vicinanza alle sofferenze del popolo palestinese, Keshet rifiuta ‘l’Olimpiade delle sofferenze' e mette in guardia contro l’uso superficiale di termini pesanti, ricordando che denunciare la crescita dell’antisemitismo non cancella l’esistenza di una tragedia umanitaria in Medio Oriente e a Gaza".

"Il nostro documento politico non è un buffet"

Una posizione che sarebbe in contrasto con quella contenuta nel documento ufficiale redatto dalle associazioni organizzatrici. "Noi chiediamo a chiunque faccia richiesta di partecipare con un carro in Parata di fare proprie tutte le nostre rivendicazioni e le nostre istanze. La partecipazione di un carro al Roma Pride presuppone quindi – a prescindere dall’orientamento sessuale, identità, religione, etnia o nazionalità di chi vi sale – anche una posizione netta e inequivocabile di condanna rispetto al genocidio perpetrato dal governo israeliano", prosegue il comunicato del Roma Pride. "La storia della nostra Repubblica è una Storia di Resistenza. La Storia del nostro movimento e anch’essa una Storia di Resistenza. Il Roma Pride sostiene, quindi, il diritto di esistere e di resistere del popolo palestinese oppresso dalla condotta criminale e genocidiaria del governo israeliano. Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate".

La riposta dell'organizzazione Lgbtqia+ ebraica

La riposta, dura e diretta, di Keshet Italia è arrivata dopo poche ore: "Il Roma Pride ha gettato la maschera. Con un comunicato ufficiale, ammette di averci escluso perché non abbiamo superato il loro ‘esame politico'. Ci accusano di non aver preso le distanze dal governo israeliano. È falso ed è un pericoloso doppio standard. Il Roma Pride rimarca il saper distinguere ‘con chiarezza la differenza fra il governo e la comunità ebraica costituita da persone LGBTQIA+', ma si chiede alle persone italiane ebree di prendere le distanze da un governo estero di cui non siamo responsabili", scrivono in un comunicato gli attivisti.

"La nostra posizione politica è pubblica, chiara e invariata da oltre un anno. Eppure, a differenza di qualunque altra realtà presente al Pride, solo a noi viene richiesto un livello ulteriore di verifica politica, di scrutinio e di ‘presa di distanza' pubblica – prosegue il comunicato -. Nessun’altra associazione è sottoposta a un continuo esame identitario e politico per dimostrare di meritare di esserci. Questo trattamento viene riservato soltanto a noi. Quindi la domanda resta la stessa: cosa è cambiato davvero? In Italia, come in molti posti del mondo di oggi, essere persone ebree significa ancora vivere ai margini: criminalizzatɜ, censuratɜ, ridottɜ a terreno di scontro".

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