Quindici donne uccise dall'inizio dell'anno, i telefoni dei centri antiviolenza che squillano a ogni ora, abusi all'ordine del giorno in case che sono diventate una prigione. Senza contare il problema del lavoro: secondo i dati Istat sul crollo dell'occupazione, a dicembre 2020 99mila posti di lavoro persi su 101mila sono di donne. E in questa cornice l'arrivo dell'8 marzo, data che da anni segna lo sciopero transfemminista globale, è ancora più sentito. A partire da questa mattina è cominciato in tutta Italia il countdown verso l'8 marzo. E a Roma, dove lo sciopero ogni anno è praticato da migliaia di donne, è stato lanciato con un'azione a piazza di Spagna. Diverse attiviste di Non Una di Meno hanno esposto striscioni e cartelli sulla scalinata urlando "siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce". Il riferimento, ovviamente, è a tutte quelle donne che sono state uccise, con i femminicidi che all'inizio di quest'anno sono drasticamente aumentati.

"La crisi sanitaria, sociale e economica ha colpito e colpirà ancora una volta il lavoro femminile, migrante, non tutelato, precario, gratuito – spiegano le attiviste di Non Una di Meno – La gestione dell'emergenza ha fatto leva sull'assenza completa della tutela della salute in particolare nei settori essenziali, sull'intensificarsi di forme di lavoro a distanza non normato e sul sovrapporsi del lavoro produttivo e di cura nello spazio domestico, più che mai luogo di violenza per le donne e le soggettività lgbtqia+. I centri antiviolenza si sono trovati a gestire un'emergenza nell'emergenza, e i numeri dei femminicidi delle ultime settimane lo testimoniano. Sono necessarie misure urgenti ma strutturali". Due gli appuntamenti lanciati a Roma per l'8 marzo: il primo alle 10.30 per un flash mob al ministero dell'Economia e delle Finanze, il secondo alle 17 in piazza dell'Esquilino per dare vita a una zona fuxia contro violenza, sfruttamento e discriminazioni.

"L’8 marzo – continuano le attiviste – ci troveremo alla vigilia dello sblocco dei licenziamenti e nel pieno della definizione del Recovery Plan. Alla prospettiva di un piano di ricostruzione patriarcale e confindustriale, vogliamo opporre un piano femminista di trasformazione sociale: un salario minimo europeo e reddito di autodeterminazione, socializzazione della cura, welfare universale e non familistico, un permesso di soggiorno europeo non condizionato al lavoro e alla famiglia, diritto alla salute e all'autodeterminazione, priorità della salute ecosistemica rispetto ai profitti. L'8 marzo sarà sciopero femminista e transfemminista: sciopero generale della produzione e della riproduzione, del consumo, dai ruoli sociali imposti dai generi. La sfida di uno sciopero generale transnazionale nell'emergenza è ardua quanto urgente".