Prof accoltellata a Roma salvata da studente congolese: “Resto per la remigrazione”. Indagini sui telefoni
L'essere stata salvata da uno studente congolese che ha bloccato il 13enne che l'ha accoltellata in una scuola media del quartiere di Centocelle a Roma non ha cambiato la posizione politica a favore della ‘remigrazione' della professoressa Isabella Marsili. "Non c'è nulla di incongruente tra un'idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano", ha dichiarato Marsili a Repubblica.it. La docente ha poi precisato: "Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque". Intanto le indagini si concentrano su come il ragazzo ha progettato l'aggressione: i carabinieri hanno acquisito i dati dei telefoni del 13enne e della madre e le carte utilizzate per acquistare i coltelli. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire i contatti precedenti all’aggressione e verificare se qualcuno possa averlo istigato e sulle persone che erano collegate alla diretta su Telegram in cui ha mostrato l'azione. Sul 13enne, non imputabile per età, il Tribunale dei minori ha aperto un’istruttoria per valutare eventuali misure educative e di protezione.
Il profilo Facebook disattivato in cui postava contenuti contro l'immigrazione
Le parole della docente sono arrivate dopo che il suo profilo Facebook aveva attirato l'attenzione dei media. Sulla pagina, ora non più visibile, compariva come immagine di copertina una fotografia del fondatore del Movimento Sociale Italiano Giorgio Almirante e diversi post legati al tema della remigrazione e contro "la società multietnica". Dopo l’aggressione il profilo era stato anche bersagliato da numerosi insulti nei commenti. Accedendo alla pagina, adesso compare il messaggio secondo cui il contenuto non è disponibile, senza che sia chiaro se sia stato eliminato o reso non accessibile.
Marsili ha anche raccontato l'aggressione e di essere stata salvata "da un meraviglioso studente che lo ha bloccato". A chi le ha fatto notare il possibile contrasto tra le sue posizioni sulla remigrazione e il fatto che a salvarla sia stato un alunno straniero, ha risposto che non vede contraddizioni. "Certo", ha detto quando le è stato chiesto se la pensasse ancora allo stesso modo. "Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque". E se anche quel ragazzo fosse stato irregolare sul suolo italiano? "Non sarebbe stato un mio studente", la risposta di Marsili. La docente ha aggiunto anche di voler incontrare il tredicenne che l’ha ferita: "Sì, per abbracciarlo".
Acquisiti i telefoni del 13enne e della madre
Nel frattempo gli investigatori stanno cercando di ricostruire tutto quello che è successo prima dell’aggressione. I carabinieri hanno eseguito la copia forense del cellulare del 13enne e di quello della madre. Nei dispositivi risultavano registrate le carte di credito usate per l’acquisto dei coltelli. Gli accertamenti servono a ricostruire i contatti del ragazzo nei giorni e nelle ore precedenti all’attacco, oltre a verificare se qualcuno possa averlo incoraggiato o istigato. Sotto esame anche l’attività sui social, dove il ragazzo ripostava contenuti che elogiano e romanticizzano gli autori di stragi nelle scuole e contro i musulmani.
Nel frattempo sono state ascoltate anche diverse persone presenti nella scuola, tra cui la preside e due studenti. Uno di loro è proprio il ragazzo congolese intervenuto per bloccare il compagno.
Il Tribunale per i minorenni valuta misure educative
Sul tredicenne ha aperto un’istruttoria anche il Tribunale per i minorenni di Roma. Non essendo imputabile penalmente perché ha meno di 14 anni, non potrà essere sottoposto a un procedimento penale ordinario. Il tribunale sta però valutando l’avvio di una procedura civile per eventuali misure rieducative. Gli accertamenti sono stati affidati ai carabinieri e ai servizi sociali del Municipio, che dovranno ricostruire il contesto familiare e personale del ragazzo.
Tra le ipotesi considerate ci sono l’affidamento ai servizi sociali con prescrizioni, percorsi educativi attraverso attività sportive, artistiche o laboratoriali e un eventuale sostegno psicologico. Tra le possibilità c’è anche il collocamento temporaneo in una comunità educativa, qualora il contesto familiare o ambientale venga ritenuto non adeguato.
La ricostruzione dell’aggressione
Alla base dell'accoltellamento ci sarebbe l'odio coltivato dallo studente per due debiti formativi messi dalla professoressa Marsili. Venerdì sarebbe entrato a scuola e sarebbe andato direttamente in bagno senza passare dalla classe, dove alle 9 la professoressa l'ha segnato come assente. Alle 9.20 circa è entrato in aula armato di un coltello da sub con lama da 20 centimetri in una mano, un altro nella cintura e una bomboletta di spray al peperoncino. Come riferito dalla docente e dagli studenti che hanno assistito alla scena, in testa aveva un caschetto su cui era montato un sostegno per il proprio telefono cellulare con cui filmare e trasmettere il tutto in diretta su un gruppo Telegram.
Il ragazzo avrebbe colpito la professoressa con tre fendenti tra il seno e l’ascella, poco distante da organi vitali. La professoressa è riuscita ad allontanarsi, mentre il ragazzo originario del Congo ha bloccato il compagno di classe tenendogli le mani dietro la schiena. La docente non ha riportato lesioni gravi e, dopo essere stata ricoverata in codice giallo, è stata dimessa con sette giorni di prognosi.