Allerta caldo, il dirigente Ispra: “A Roma 100 alberi ogni 90mila metri2 possono abbassare la temperatura di 4 gradi”

Cento alberi in più per ogni 90mila metri quadri a Roma abbasserebbero la temperatura fino a 4 gradi, contribuendo nel raffreddamento della città. È quanto emerso dal progetto Mirificus, Monitoraggio degli interventi di riforestazione per l'isola di calore urbana tramite i satelliti, dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dell'Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), con il sostegno dell'Agenzia Spaziale Italiana. Lo studio propone pavimentazioni che non trattengono calore, la realizzazione di spazi verdi e la piantumazione di nuovi alberi.
Il piano considera in maniera specifica alcune aree come Settecamini, Tor Sapienza e San Lorenzo. Le simulazioni realizzate mostrano come sia possibile ridurre i valori a Roma con degli interventi mirati. Nella Capitale infatti la temperatura superficiale estiva raggiunge in media 43,7 gradi. Fanpage.it ha intervistato Michele Munafò, dirigente dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e responsabile per Ispra del progetto Mirificus.
A Roma quali aree risultano più indicate per interventi di riforestazione?

Utilizzando una classificazione per zone climatiche omogenee, abbiamo individuato gli hotspot principali, concentrati soprattutto nella parte orientale della città. Tra questi l’area industriale di Settecamini, Tor Sapienza e la zona dello scalo di San Lorenzo. Sono tutti quadranti dove il fenomeno è particolarmente evidente. Al contrario, abbiamo osservato l’effetto raffrescante delle grandi aree verdi urbane, come Villa Ada, Villa Borghese e la Riserva di Monte Mario, che mitigano in modo significativo le temperature elevate.
Qual è la situazione della copertura arborea a Roma e nelle aree agricole attorno alla città?
Nell’area urbana di Roma la copertura arborea e la presenza di spazi verdi è sotto o intorno al 20%, mentre l’area costruita è prevalente. È un dato in linea con altre città, anche se in alcuni contesti urbani la vegetazione è ancora più scarsa. Roma è circondata da un’ampia area agricola, ma in molti casi è poco vegetata e quindi raffresca poco. Per questo la differenza di temperatura tra area urbana e non urbana è relativamente ridotta, circa 2 gradi. Non perché Roma sia più fresca, ma perché le campagne romane sono molto calde. Interventi di ripristino della vegetazione sarebbero utili anche nelle aree suburbane e rurali.
Considerando la cementificazione di Roma, come potrebbero essere piantati gli alberi e quali specie?
Nelle nostre simulazioni non abbiamo previsto interventi drastici come la rimozione totale dell’asfalto. Abbiamo ipotizzato un aumento delle superfici verdi pari a poco meno del 3% dell’area, con la messa a dimora di circa 100 nuovi alberi. Anche un intervento così ridotto permette di abbassare la temperatura di circa 4 gradi nelle ore più calde. Sono interventi molto più efficienti anche rispetto a soluzioni più costose. Le soluzioni basate sulla natura sono così efficaci perché sfruttano le funzioni della vegetazione e del suolo naturale.
Spesso ci si concentra sugli alberi, ma dimentichiamo che la vegetazione ha bisogno di un suolo sano e umido per vivere, e il suolo naturale contribuisce anch’esso al raffrescamento urbano. Abbiamo ipotizzato alcune tipologie di alberi ma non abbiamo condotto uno studio specifico sull’efficacia delle diverse specie. In estate la differenza sull’isola di calore è meno marcata, mentre in inverno i sempreverdi offrono servizi ecosistemici più efficaci, come il rallentamento della pioggia e il miglioramento della qualità dell’aria.
Avete simulato interventi di mitigazione? Con quali risultati?

Sì. Dopo aver individuato gli hotspot più caldi abbiamo simulato la messa a dimora di nuovi alberi (soprattutto lungo le strade), la rimozione di pavimentazione esistente e la sostituzione con materiali diversi, oltre all’eliminazione di superfici non necessarie. Pur trattandosi di interventi limitati a una piccola parte dell’area analizzata, nelle ore più calde abbiamo rilevato fino a 4 gradi di riduzione della temperatura. Questo dimostra che si può mitigare, se non eliminare, gli effetti delle isole di calore urbano.
Che differenze emergono tra aree urbane e non urbane?
Il progetto dimostra che le città sono più calde rispetto alle aree non urbane attraverso due analisi principali. La prima è un’analisi a tappeto su tutto il territorio nazionale, con un focus sui comuni capoluogo di regione. Abbiamo analizzato una serie temporale di 10 anni di temperature superficiali nelle aree urbane, suburbane e rurali. Nelle aree urbane la temperatura del suolo è molto più alta rispetto alle aree non urbane. In media supera i 5–5,6 gradi nei comuni analizzati, con variazioni locali. Questo avviene per l’assenza di vegetazione, suolo naturale e alberi, e per la presenza di superfici artificiali come strade ed edifici, che assorbono più radiazione solare e riscaldano l’ambiente urbano.