Il ministero degli Esteri egiziano ha annunciato che l'ambasciata d'Egitto a Roma invierà «una nota» alla Farnesina e alla «polizia italiana chiedendo un rapporto sulle circostanze» del decesso di un egiziano «trovato morto sulla linea ferroviaria a Napoli sabato scorso».

Nella nota verranno richiesti anche «i risultati dell'autopsia» condotta sul corpo, annuncia il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Ahmed Abu Zeid nel comunicato riferendo che l'uomo, stando a quanto emerge da «tracce», «è stato colpito alla testa e alle mascelle». L'egiziano «ucciso in Italia», dove era giunto nel 2006 da «immigrato illegale» ma «in possesso di passaporto», si chiamava Baher Sobhi, precisa il ministero in base a «prime informazioni». «L'ambasciata d'Egitto a Roma segue con grande interesse» il caso segnalatole dalla sorella del defunto, avverte il comunicato.

Interrompere ogni cooperazione militare

Interrompere ogni cooperazione militare con l'Egitto fino a quando il governo del Paese nordafricano non collaborerà attivamente con l'Italia facendo luce sul caso della morte di Giulio Regeni, il ricercatore rapito, torturato e ucciso al Cairo. È questo lo scopo di un appello e di una raccolta firme lanciati in Italia nelle ore scorse e che vede come primi firmatari gli scrittori Stefano Benni e Roberto Saviano, gli attori Valerio Mastandrea e Alice Rohrwacher, il regista Andrea Segre e il deputato pacifista di Sinistra Italiana Giulio Marcon. L'appello in particolare si rifà ad un accordo di collaborazione sottoscritto pochi anni fa tra i due Paesi che prevedeva tra le altre cose una cooperazione in campo militare tra le due forze armate. L'invito rivolto al governo è quello di interrompere ogni tipo di sostegno o collaborazione in questo campo come successivo segnale sul caso Regeni.

"Nel dicembre del 2014 la ministra della difesa Roberta Pinotti ha firmato una dichiarazione congiunta con il ministro della difesa egiziano del regime di Al Sisi, dichiarazione che ha avviato concrete attività di cooperazione nel campo militare come l'assistenza all'addestramento delle forze militari egiziane e il rifornimento dei componenti di sistemi di arma", si legge nell'appello, che prosegue: "Dopo le ripetute violazioni dei diritti umani e l'assassinio di Giulio Regeni, con il regime di Al Sisi non ci può essere alcuna cooperazione militare. Non possiamo aiutare militarmente un regime che viola i diritti umani e che si oppone alla ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. Per questo chiediamo al governo italiano di revocare la dichiarazione congiunta del novembre del 2014 in materia di cooperazione militare e di interrompere ogni assistenza militare e qualsiasi fornitura di armi al regime di Al Sisi".

In Egitto proteste dei gionalisti dopo gli arresti

Intanto in Egitto continua a far discutere l'operato delle forze dell'ordine dopo l'irruzione nella sede del sindacato dei giornalisti e l'arresto di due giornalisti di un quotidiano di opposizione. "Il blitz delle forze di sicurezza, con la loro barbarie e aggressività contro la dignità della stampa, hanno sorpreso la comunità giornalistica e il popolo egiziano" ha fatto sapere il sindacato, che in Egitto ha anche le funzioni che in Italia ha l’Ordine, dando vita a decine di manifestazioni di protesta e chiedendo le dimissioni del ministro dell’Interno. Lo stesso Sindacato dei giornalisti egiziani ha convocato una sessione d'urgenza dell'assemblea generale che dovrà decidere le prossime mosse di protesta e che continuerà a oltranza fino alla rimozione del ministro dell'Interno, Magdy Abdel Ghafar.