È morto Carlo Ginzburg, lo storico di fama internazionale aveva 87 anni

È morto all'età di 87 anni lo storico Carlo Ginzburg, tra gli intellettuali contemporanei più influenti e stimati a livello nazionale e internazionale. Figlio dell'intellettuale Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg (nata Levi), è stato una delle figure principali del mondo culturale italiano, grazie ai suoi studi, percorrendo gli studi stregoneria e sui processi dell'Inquisizione che lo portarono alla pubblicazione del suo libro "I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento". Nato nel 1939, studiò alla Scuola Normale di Pisa di cui diverntò professore ordinario nel 1976, insegnando anche Storia Moderna alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna.
Ginzburg ha insegnato nelle più importanti università al mondo e si è affermato per il rigore ma anche per aver abbattuto le separazioni nette tra le discipline, motivo che portava tantissime persone a seguirne i corsi e a leggerne i libri. I processi di stregoneria del Cinquecento è stato il punto da cui è partito, studiando gli archivi ha riportato alla luce le figure dei "benandanti", che come riporta la Treccani erano "i propiziatori di un culto della fertilità attivi nel Friuli tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento" e a cui dedicò il suo primo libro. Sempre grazie allo studio dei documenti storici raccontò la storia di Menocchio, un mugnaio friulano del Cinquecento, attrarverso il quale raccontò il rapporto tra la cultura dotta e popolare dell'epoca.
Proprio questo metodo di studio che partiva da una storia che si basava sulle ricerche di vita locale e si universalizzavano raccontando, quindi, il mondo, prese il nome di "microstorie", che diventò anche una collana di Einaudi, casa editrice con cui lavorò assiduamente. Per "micro" però non intendeva le dimensioni dell'oggetto in analisi, bensì al microscopio, come spiegò in un'intervista a Doppiozero: "Sotto la lente di un microscopio possiamo mettere il frammento di un insetto o il frammento della pelle di un elefante. Ci sono molte versioni della microstoria – comprese alcune in cui la dimensione analitica, che era al centro del nostro progetto originario, è del tutto assente. Ma un'ortodossia microstorica non esiste".
Tra le sue opere principali ci sono "Miti emblemi spie", "Storia notturna", "Il giudice e lo storico", "Occhiacci di legno" e "Il filo e le tracce". L'ultimo libro pubblicato in Italia è la raccolta di saggi "Il vincolo della vergogna", pubblicato da Adelphi che racconta così questa opera: "Il vincolo che deriva dalla vergogna ci invita a riflettere sui limiti della nozione stessa di individuo: il filo conduttore dei saggi qui raccolti, che affrontano in maniera obliqua un autore, un libro, un’immagine, una frase, addirittura una parola. L’analisi approfondita di casi particolari apre la strada a una serie di generalizzazioni, a risposte che provocano altre domande. Parlare di microstoria, a proposito di questa strategia cognitiva, sembra legittimo: ma i risultati sono più importanti delle etichette".
Ginzburg ha spiegato che la sua sete di sapere era spinta da quella che definiva "euforia dell'ignoranza". Nel saggio "Streghe e sciamani" incluso nella raccolta "Il filo e le tracce. Vero falso finto" scrisse che quando cominciò ad appassionarsi della storia della stregoneria non ne sapeva nulla e cercò la parola "stregoneria" sull'Enciclopedia italiana. Nel saggio, infatti, spiega: "Forse per la prima volta provavo davvero quella che chiamerei ‘euforia dell’ignoranza': la sensazione di non sapere niente e di essere sul punto di cominciare a imparare qualcosa. Penso che l’intenso piacere associato a questo momento abbia contribuito a impedirmi di diventare uno specialista, di approfondire un campo ben delimitato di studi. La spinta ad affrontare periodicamente temi e settori di ricerca di cui sono completamente ignorante non solo si è conservata, ma si è accentuata con gli anni". "Carlo Ginzburg è un gigante della nostra cultura, libri come ‘Il formaggio e i vermi‘ e ‘Storia notturna‘ hanno cambiato non solo il modo di percepire la Storia ma di indagarla, andando ben oltre la storiografia" ha scritto Nicola Lagioia nel ricordarlo.