"Stanno emergendo fatti inquietanti e gravi che si stanno verificando al di fuori di questo processo. Testimoni che vengono avvicinati, depistaggi che si stanno protraendo nel tempo e continuano mentre è in corso questo procedimento". A dichiararlo oggi in aula l'avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia di Stefano Cucchi, in riferimento agli sviluppi dell'inchiesta che vede imputati cinque carabinieri, tre dei quali con l'accusa di omicidio preterintenzionale. "Possiamo anche voltarci dall'altra parte – ha aggiunto Anselmo – e dire che saranno oggetto di altri procedimenti ma esprimo tutto il mio rammarico rispetto alla reiterazione di questi episodi in queste forme illecite e inaccettabili in uno stato di diritto".

Il riferimento dell'avvocato Anselmo – come spiega l'Ansa – è anche alle presunte pressioni dei vertici dei carabinieri relativi al pestaggio del giovane geometra morto nell'ottobre del 2009 a Roma. Pressioni emerse negli ultimi mesi, anche con l'invito di alcuni ufficiali dell'Arma ai sottoposti a conservare "lo spirito di corpo" e aiutare i colleghi in difficoltà: chiari riferimenti alla necessità di non testimoniare contro i carabinieri coinvolti nelle indagini.

Ad Anselmo ha replicato a stretto giro l'avvocato Giosuè Naso, difensore del maresciallo Roberto Mandolini, accusato di falsi e calunnia: "Invito la Corte a riappropriarsi dei suoi poteri – è intervenuto – Ricordo che questo processo è volto a stabilire se Cucchi è morto per le percosse che gli sarebbero state inferte dai carabinieri, tutto il resto è fuffa". Il legale si è opposto alla richiesta del pubblico ministero Giovanni Musarò di sentire come testimoni altri quattro carabinieri, alla luce dei presunti depistaggi che stanno emergendo nell'inchiesta parallela e che rischiano di inquinare il processo in corso.