«Prenderemo tutte le iniziative a nostra disposizione per sapere cosa ne pensano il ministro Alfano e il presidente Renzi di quel poliziotto a Ventimiglia che, come si vede dal servizio giornalistico di Fanpage, si riferisce ai migranti con insulti di ogni specie.
Vogliamo che il ministro valuti le modalità operative utilizzate e ci dica se e come ha intenzione di intervenire»: non usa mezze parole Pippo Civati per chiedere chiarezza sulle immagini di alta tensione a Ventimiglia, confine italo francese, in cui un poliziotto in borghese apostrofa alcuni migranti con "pezzi di merda", "bastardi" e insulti vari. Il leader di Possibile si rivolge direttamente al Ministro degli Interni Angelino Alfano per avere spiegazioni.

Del resto il video (come succede quando il giornalismo propone fatti e non interpretazioni) non lascia spazio a dubbi: per quanto possa essere comprensibile il nervosismo da parte delle forze dell'ordine l'arroganza con cui il poliziotto "capo" interviene nei confronti di uno sparuto (e piuttosto spaventato) gruppo di rifugiati appena rimbalzati della polizia francese al confine di Ventimiglia sembra avere poche giustificazioni: è sempre la solita storia dei forti con i deboli, dei prepotenti che abusano di un potere e degli inumani cialtroni che hanno avuto accesso alla catena di comando delle forze dell'ordine.

Certo, in un Paese in cui sembra già difficile scrivere il reato di tortura in riferimento alle violenze fisiche (così come ce lo chiede l'Europa) sembra improbabile riuscire addirittura allargare la discussione anche al rispetto verbale ma nonostante i giustificatori dell'ultima ora che spunteranno prestissimo (Giovanardi e Salvini in testa, c'è da scommettersi) quel poliziotto potrebbe essere lo stesso che una sera incrocia per caso uno dei nostri figli e, allo stesso modo, non sia in grado di trattenere un comportamento responsabile, misurato e corretto.

In un Paese democratico le forze di Polizia sono la sintesi equilibrata del rispetto delle leggi e della Costituzione; quel "poliziotto" dal portamento sbruffone e fascistello non ha nulla a che vedere con la professionalità e il regolamento. La scena ripresa da Stefano Bertolino si addice ad una festa di partito tra salvinisti in ora tarda piuttosto che in una normale operazione di ordine pubblico. In quelle parolacce, negli insulti e nelle minacce c'è la fotografia di un Paese che non c'entra nulla con le parole di questo governo e con gli appelli del Presidente della Repubblica. Se quel tale agiva in nome del popolo italiano, beh, non ne è stato all'altezza. E allora, come dice giustamente Civati, Alfano (e Renzi) ci dicano qualcosa.