Mentre l'Italia, come tutto il mondo, continua ad essere alle prese con la lotta al coronavirus, è arrivata una buona notizia sul fronte del vaccino: quello sperimentale della farmaceutica statunitense Pfizer si sarebbe dimostrato molto più efficace del previsto. Se tutto dovesse andare per il verso giusto, comunque, in Italia le prime dosi (circa 27,2 milioni) non arriverebbero che a 2021 iniziato. Nell'attesa quindi di un vaccino contro il Covid-19 sicuro e accessibile, sempre più persone quest'anno ricorrono al vaccino antinfluenzale. Quest'anno, prima dell'arrivo della stagione autunnale, le Regioni avevano cominciato ad attrezzarsi per disporre di ulteriori dosi in modo da coprire una parte più ampia della popolazione, in particolare per quanto riguarda le fasce a rischio. Ma ad oggi mancherebbero ancora 15 milioni di dosi.

È il quotidiano Repubblica a riportarlo, ricordando come le Regioni avessero comprato ben 18 milioni di dosi quest'anno, contro le 11 dell'anno scorso. Ma non tutti sembrano essere arrivati negli studi medici. Tanto meno nelle farmacie, a cui ne erano stati promessi 1,3 milioni da somministrare a chi non rientra nella fascia a rischio (cioè tra 6 mesi e i 6 anni e sopra i 60 anni). Al momento sarebbero state somministrate in totale tra le 2,5 e le 3 milioni di dosi.

Le Regioni e le scorte di vaccino antinfluenzale

Ma quali sono le Regioni dove si è effettivamente provveduto a vaccinare la popolazione contro l'influenza? In Lazio, per 5,8 milioni di abitanti sono state acquistate 2,4 milioni di dosi e 700mila sarebbero state somministrate; in Piemonte su 4,3 milioni di abitanti, sono stati fatti circa 380mila vaccina su 1,1 milioni di dosi acquistate. Anche in Veneto, Sicilia, Toscana e Sardegna si starebbe procedendo a vaccinare buona parte della popolazione. Ma ancora troppe Regioni mancano all'appello. Già più di un mese fa la fondazione Gimbe aveva lanciato l'allarme sui vaccini antinfluenzali, sottolineando come la maggior parte delle Regioni non disponesse di scorte adeguate per rispondere a una domanda di vaccini necessariamente più alta, viste le circostanze.

I ritardi e l'aumento della domanda

In alcuni territori, avvertivano i ricercatori, non si arriverebbe nemmeno a garantire il vaccino per il 75% della fascia a rischio. Il presidente della fondazione, il dottor Nino Cartabellotta, aveva spiegato:

"L’esigua disponibilità di vaccino antinfluenzale nelle farmacie è riconducibile ad almeno tre determinanti. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessità di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l’aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilità del vaccino sul mercato".