Le future nozze tra persone dello stesso sesso si chiameranno “unioni civili”. E’ questa l’idea di Matteo Renzi per ufficializzare i matrimoni omosessuali. Un disegno di legge che sarebbe ispirato – come ricorda Repubblica – nei suoi punti base dal modello in vigore in Germania fin dal 2001 – "Eingetragene Lebensgemeinschaft" – e che permette ai gay di sposarsi, anche se l'unione non si chiama matrimonio e gli omosessuali non possono adottare bambini esterni alla coppia (l'adozione sarà possibile solo se uno dei genitori è quello biologico). Tutto è pronto. Secondo Francesco Bei Matteo Renzi avrebbe già chiesto ad Antonella Manzione, capo dell'ufficio legislativo di palazzo Chigi, di preparare un testo da portare al Consiglio dei ministri entro la fine di ottobre. Il premier avrebbe già esposto il suo piano ai vertici ecclesiastici a settembre: “Ai vescovi l'ho detto, si mettano il cuore in pace”, avrebbe detto Renzi. E dalla Chiesa nessuno si sarebbe opposto.  Del resto Papa Francesco stava già preparando la rivoluzione del Sinodo, dove l'apertura alle coppie dello stesso sesso è risultata il punto focale dell'assemblea.

Unioni civili, tutti d'accordo. Anche la Chiesa

Il vero ostacolo potrebbe essere il Nuovo centrodestra, per quanto le difficoltà sono state superate grazie alla  legge di Stabilità con la quale Renzi ha  "trovato" mezzo miliardo da destinare agli sgravi fiscali per aiutare le famiglie numerose. Una sorta di quoziente famigliare, da sempre cavallo di battaglia del partito di Angelino Alfano. Una sorta di compromesso che dovrebbe placare le tensioni con gli alleati di Ncd sul progetto del premier per le unioni gay.  Del resto, già molti sindaci avevano ribadito la loro intenzione di non arretrare sulla registrazione dei matrimoni omosessuali contratti all’estero. In prima linea a guidare il fronte del no ad Alfano c’è il sindaco di Bologna Virginio Merola. E il nodo non è solamente politico. “La mossa di Alfano – ha detto il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto – va in direzione contraria a quella del governo. E come si fa a sostenere che le trascrizioni siano da buttare se in alcuni casi, come quello di Grosseto, è stato proprio il tribunale ad imporre al sindaco che il matrimonio contratto all’estero venisse registrato in Italia?”.