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10 Novembre 2017
12:38

Tassa sui rifiuti gonfiata in tutta Italia: per anni pagata il doppio per un errore di calcolo

Almeno negli ultimi cinque anni la Tari, la tariffa sui rifiuti, è stata pagata dai contribuenti fino al doppio in molte città italiane, da Milano a Napoli. Prezzi molto più alti per i cittadini a causa di un errore di calcolo avvenuto in molti comuni sulla quota variabile della bolletta.
A cura di Stefano Rizzuti
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I cittadini di molti comuni italiani potrebbero aver pagato molto più del dovuto per la Tari, la tariffa dei rifiuti applicata da ogni singola municipalità italiana. Un problema che riguarda almeno gli ultimi cinque anni e che nasce da un errato calcolo dei comuni della Tari: l’errore deriva dal conteggio sbagliato della quota variabile del tributo e ha comportato prelievi decisamente superiori al dovuto, anche il doppio in alcuni casi. A denunciarlo è la Repubblica, riportando quanto emerso durante un question time che si è svolto alla Camera e a cui ha risposto il sottosegretario all’Economia Pier Carlo Baretta.

Baretta ha risposto a una interrogazione parlamentare del deputato Giuseppe L’Abbate del MoVimento 5 Stelle. L’interrogazione è nata dalle segnalazioni ricevute da più città italiane e fa riferimento a un articolo del Sole 24 Ore del 2014 nel quale già si denunciavano errori nel calcolo della Tari. Un errore che riguarderebbe comuni di tutta Italia: da Milano a Napoli, da Genova a Catanzaro, passando per Ancona e Cagliari.

Il calcolo sbagliato

In bolletta, oltre alla quota fissa legata ai metri quadri della casa, è prevista anche una quota variabile che è legata al numero degli abitanti della casa. Questa quota variabile è stata moltiplicata – nel caso dei conteggi sbagliati – per ogni singola pertinenza, ovvero anche sulla base di garage e cantina. Per capire meglio, prendiamo come esempio una casa di 125 metri metri quadrati in totale, di cui 100 di abitazione, 15 di garage e 10 di cantina. La quota variabile, in questo caso, non sarebbe stata pagata una sola volta come previsto da legge, ma tre volte, arrivando quindi quasi al raddoppio della tariffa.

Baretta, spiegando qual è la normativa vigente, fa riferimento al regolamento della Tares applicabile anche alla Tari, una norma che stabilisce che “le cantine, le autorimesse o altri simili luoghi di deposito si considerano utenze domestiche condotte da un occupante, se persona fisica priva nel comune di utenze abitative. In difetto di tale condizione i medesimi luoghi si considerano utenze non domestiche”.

Le associazioni dei consumatori si sono mobilitate e hanno portato all’attenzione di molti il problema. Il Movimento Difesa del cittadino parla di truffa ai danni dei contribuenti e lancia una campagna dal nome ‘Sos Tari’ chiedendo ai comuni che hanno applicato la tariffa sbagliata di rimborsare le famiglie. Attraverso gli sportelli territoriali raccoglierà le denunce dei contribuenti per poi richiedere il rimborso.

Come funziona la Tari

La Tari è la TAssa RIfiuti, l’imposta comunale sulla gestione dei rifiuti istituita con la legge di stabilità del 2014. È la bolletta pagata dai cittadini che serve a finanziare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ha preso il posto della Tares e deve essere pagata da chiunque detenga a qualsiasi titolo (quindi anche gli inquilini e non solo i proprietari) locali, abitazioni e aree scoperte che producono rifiuti. È composta, come detto, di una quota fissa che varia in base ai metri quadri e di una quota variabile basata sul numero di occupanti dell’utenza a cui fa riferimento la bolletta.

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