Le tensioni dell'ultimo periodo sull'imminente legge di Bilancio e le incertezze sui numeri in Parlamento non sembrano portare bene ai principali partiti della maggioranza. Un recente sondaggio realizzato da Termometro politico per Coffee Break, trasmissione televisiva di La7, fotografa un certo malcontento per i partiti di governo e una ripresa della Lega e di Fratelli d'Italia. Il partito di Matteo Salvini sale a quota 34,1%, continuando una lenta risalita dopo il calo successivo alla crisi del precedente governo. Anche Fratelli d'Italia cresce attestandosi al 8,1% con uno stacco netto da Forza Italia ferma invece intorno al 5,3%. I principali partiti di maggioranza, Pd e M5S, si attestano entrambi sotto la quota psicologica dei venti punti percentuali, rispettivamente al 19,4% e il 18,2%. Italia Viva di Matteo Renzi resta abbastanza stabile, anche se in leggero calo, al 4,9%. Sempre dell'area di centro-sinistra, ma esterni alla maggioranza di Governo, si posiziona poi Siamo Europei di Carlo Calenda all'1,4% che supera Più Europa in calo all'1,3%. I Verdi e La Sinistra, più o meno allineati, si attestano rispettivamente al 2,1% e al 2%. Oltre alle intenzioni di voto degli italiani il sondaggio si è concentrato anche sulle opinioni in merito ai principali temi del dibattito pubblico delle ultime settimane.

Cosa pensano gli italiani del taglio dei parlamentari

Gli italiani sono divisi nel giudizio sulla riforma costituzionale del taglio dei parlamentari. Il 49% pensa che la riforma da poco approvata sia giusta, ma solo il 24,3% ritiene che rappresenti qualcosa di cui l'Italia aveva veramente bisogno, mentre il 24,7% la ritiene giusta, ma pensa che gli effetti di risparmio saranno molto contenuti. Ad avere un'opinione nettamente contraria sono invece il 48,7% degli intervistati, che giudicano negativamente il provvedimento bandiera dei 5 Stelle con un 27% che lo ritiene pura propaganda senza un impatto sul paese e un 21,7% che invece lo considera pericoloso e dannoso per il principio di rappresentanza e di democrazia. Non hanno un giudizio chiaro invece il 2,3% degli italiani.

I giudizi sulla possibilità di votare a 16 anni

La possibilità di abbassare l'età di voto a 16 anni non convince gli italiani che per il 72,8% hanno espresso un parere negativo all'idea che nell'ultimo periodo era stata rilanciata soprattutto da esponenti del Pd e dei 5 Stelle, ma che aveva trovato un eco favorevole abbastanza unanime nel panorama politico. Tra i contrari il 58,9% ritiene l'idea una mossa strategica della classe politica per ottenere voti da parte di quelli che vengono considerati "ingenui giovanissimi", ancora poco maturi. Un 13,9% poi è addirittura del parere che bisognerebbe alzare l'attuale età minima di voto perché un diciottenne viene ancora considerato troppo poco maturo per esprimere un'idea politica consapevole. Del parere opposto un quarto degli italiani che considera la misura giusta, ma per il 18,3% una riforma di questo genere dovrebbe essere accompagnata dalla ripresa dell'insegnamento dell'educazione civica in modo da prepararli.

Sondaggi, il giudizio degli italiani su contanti ed evasione

La questione della riduzione del contante per contrastare l'evasione fiscale è entrata nel dibattito pubblico nelle ultime settimane a seguito delle discussioni sulla Legge di Bilancio e trova gli italiani abbastanza divisi, con una prevalenza del 55% di pareri negativi. Il 31% pensa che il vero problema dell'Italia non sia l'evasione, ma la spesa pubblica fuori controllo e il 24% è contrario per questioni di privacy temendo il rischio che i pagamenti elettronici possano limitare la loro libertà. Il 42% degli italiani invece è convinto che la limitazione del contante sia una proposta positiva perché in questo modo si combatterà l'evasione, per il 27,8%, e saranno più difficili furti e truffe, per il 13,9%.

Il diritto alla cittadinanza secondo gli elettori

Il diritto alla cittadinanza per i cittadini stranieri è un tema che continua ad accendere il dibattito pubblico. Il 26,1% preferirebbe che la legge attuale fosse mantenuta nella sua interezza. Il 30,8% invece ritiene che la legge attuale consenta troppo facilmente la cittadinanza agli stranieri e vorrebbe che fossero inserite maggiori restrizioni. Il 20,8% ritiene che la cittadinanza dovrebbe essere concessa automaticamente a chi nasce in Italia e sostiene quindi  lo "Ius soli". Una porzione di cittadini quasi analoga, del 21%, sostiene lo "Ius culturae" per il quale la concessione della cittadinanza dovrebbe essere automatica dopo un ciclo di scuola completato nel nostro paese.