Social freezing, Umbria vota mozione Pd per sostenerlo e ridurre la denatalità: “Maternità è giustizia sociale”

Immagine
Varie Regioni hanno già introdotto forme di sostegno alla crioconservazione degli ovociti, mentre l’Umbria si prepara al voto del 24 settembre. Una mozione del Pd chiede un sostegno economico alla crioconservazione degli ovociti e di rafforzare l’informazione sanitaria, in un quadro ancora segnato dall’assenza di una disciplina nazionale.

La Puglia ha aperto la strada, il Lazio ha appena approvato un contributo e ora anche l'Umbria porta il social freezing in Consiglio regionale. Le Regioni si muovono con strumenti e tempi diversi su una pratica, quella della crioconservazione degli ovociti, che sta entrando sempre di più nell'agenda politica: la crioconservazione degli ovociti per ragioni non mediche. Una materia sulla quale, a livello nazionale, non esiste ancora una disciplina organica e che lascia alle Regioni il compito di sperimentare soluzioni diverse: dal sostegno economico all'accesso attraverso le strutture pubbliche, fino alle campagne di informazione.

In Umbria il tema arriverà sul tavolo dell'Assemblea legislativa giovedì 24 settembre, con una mozione presentata dalla presidente dell'assemblea legislativa, Sarah Bistocchi (PD), per promuovere la preservazione della fertilità e l'accesso alla crioconservazione degli ovociti nel servizio sanitario regionale. "In assenza di una normativa nazionale, che spesso nasconde una non volontà politica, le Regioni legiferano in autonomia, ma questo crea dei territori con opportunità differenti", spiega Bistocchi a Fanpage.it.

Che cos'è il social freezing, come funziona e quanto costa

Il social freezing consiste nel congelamento e nella conservazione degli ovociti con l'obiettivo di rimandare la possibilità di una gravidanza. La procedura però non offre la certezza di una gravidanza futura: le possibilità di successo dipendono da diversi fattori, a partire dall'età della donna al momento del prelievo e dal numero e dalla qualità degli ovociti conservati.

Nel 2025 in Italia sono state registrate 1.150 procedure di congelamento degli ovociti, il 44% in più rispetto all'anno precedente, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità. I numeri provengono dal Registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita e non consentono di distinguere nel dettaglio le diverse categorie di pazienti. Per chi ricorre alla procedura per ragioni non mediche, inoltre, i costi restano generalmente a carico della persona e possono raggiungere diverse migliaia di euro.

Dalla Puglia al Lazio, la mappa delle Regioni che si stanno muovendo

La prima Regione a introdurre un sostegno economico per il social freezing è stata la Puglia. La giunta, allora guidata dal Partito democratico di Michele Emiliano, nel 2025 ha previsto un contributo fino a 3mila euro per le donne tra i 27 e i 37 anni, residenti in Regione da almeno un anno e con Isee non superiore a 30mila euro. La misura è stata rifinanziata anche per il 2026 e il 2027, con 600mila euro complessivi.

La stessa strada è stata intrapresa, con modalità diverse, da altre Regioni. In Toscana e Campania – rispettivamente guidate da PD e Movimento 5 Stelle – sono state presentate proposte per introdurre un contributo economico con criteri simili: 3mila euro a disposizione di donne sotto i 40 anni con un Isee inferiore a 30mila euro. Nel Lazio, invece, la misura è già stata approvata: la legge di variazione di bilancio, presentata dal centrodestra di Francesco Roccia, prevede 300mila euro per il 2027 e un contributo una tantum fino a 3mila euro per la crioconservazione degli ovociti e fino a mille euro per quella del liquido seminale.

Il tema è arrivato sul tavolo anche in Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte, la prima a guida centrosinistra e le altre a guida centrodestra. I rispettivi Consigli regionali hanno avviato iniziative per promuovere la crioconservazione degli ovociti, mentre in Lombardia il Niguarda di Milano offre già un servizio pubblico a costi calmierati. Da ultimo, anche l’Umbria ha portato il social freezing al centro del dibattito regionale: una mozione che propone misure a sostegno della crioconservazione sarà sottoposta al voto dell’Assemblea legislativa giovedì 24 settembre.

Immagine
Sarah Bistocchi (PD), presidente dell'assemblea legislativa dell'Umbria.

L'Umbria arriva al voto sul social freezing

Il punto di partenza della mozione è soprattutto demografico. Nel 2025 in Italia sono nati circa 355mila bambini, mentre il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14. In Umbria le nascite sono state 4.432, il minimo storico regionale, con un numero medio di figli per donna pari a 1,11. L'età media al parto è arrivata a 32,6 anni. Ma la mozione umbra pone una premessa precisa: il social freezing non può essere presentato come una soluzione alla denatalità, né come uno strumento per trasferire sulle donne la responsabilità del calo delle nascite.

Il tema viene affrontato piuttosto come una questione di accesso e di equità, specialmente economica. Per chi ricorre alla crioconservazione per ragioni non mediche, infatti, i costi della procedura restano normalmente a carico della persona e variano tra i 3mila e i 7mila euro. Alle spese da sostenere per la procedura si aggiungono quelle per i farmaci e per la conservazione degli ovociti, che va rinnovata periodicamente. La mozione chiede quindi alla Giunta di verificare la possibilità di introdurre forme di sostegno economico alla crioconservazione a scopo precauzionale, anche attraverso criteri legati all'età, all'appropriatezza clinica e alla situazione economica delle richiedenti. Non c'è, almeno per ora, un bonus già definito né una cifra stabilita. Il voto di giovedì servirà quindi ad avviare questo percorso.

Bistocchi (Pd): “Contrasto alla denatalità non può essere solo social freezing”

"Per noi la maternità è una questione di giustizia sociale", spiega Sarah Bistocchi a Fanpage.it. "In questa stagione di inverno demografico, l'Umbria vuole dare il proprio contributo e contribuire a indirizzare una discussione" che è già cominciata a livello nazionale. La mozione individua anche un possibile punto di riferimento sanitario regionale nel Centro di procreazione medicalmente assistita dell'ospedale della Media valle del Tevere di Pantalla, in provincia di Perugia, che dispone già di attività di crioconservazione dei gameti e degli embrioni. Questo centro pubblico, solo nel 2025, ha erogato 724 prestazioni di fecondazione assistita e 281 prestazioni di crioconservazione di gameti ed embrioni, con un'utenza che è arrivata anche da fuori regione.

Bistocchi precisa però che, in materia di sostegno alla genitorialità, il social freezing "non è l'unico strumento a cui guardare: i servizi per l'infanzia e la conciliazione vita-lavoro sono il tema dei temi. Il contrasto alla denatalità non può essere affidato esclusivamente alle tecniche di procreazione medicalmente assistita o alla preservazione della fertilità".

L'Umbria vuole fare scuola sul social freezing

C'è poi un secondo aspetto, che nella proposta umbra affianca quello economico: l'informazione. Il social freezing non è una garanzia di maternità futura e comporta una procedura medica che richiede stimolazione ormonale, prelievo degli ovociti e successiva conservazione. Informare correttamente le donne sulle possibilità offerte dalla tecnica e sui suoi limiti diventa quindi parte della stessa politica di prevenzione. La mozione chiede per questo di rafforzare l'informazione attraverso la rete sanitaria territoriale, dai consultori ai distretti sanitari e alle strutture di prossimità.

"La scienza farà il suo corso e le istituzioni faranno il loro lavoro, però è importante anche che ci sia una presa di coscienza adeguata da parte delle persone, delle donne e anche degli uomini – sottolinea Bistocchi – Per questo i consultori, i punti di salute, i distretti sanitari, le case della salute, le case di comunità sono sicuramente i luoghi in cui fare informazione". Il voto del 24 settembre sarà dunque il primo passaggio per un intervento regionale che renda la preservazione della fertilità più accessibile e meno dipendente dal reddito.

A rimanere, però, è il vincolo territoriale: la proposta umbra, così come quelle delle altre Regioni, guarda a chi risiede in quel territorio. "In assenza di una normativa nazionale, che spesso nasconde una non volontà politica, le regioni legiferano in autonomia, ma questo crea dei territori con opportunità differenti. Noi vorremmo che il nostro fosse uno di quelli in cui si possa godere appieno dei diritti, a prescindere dalle possibilità economiche del singolo", conclude Bistocchi.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views