Un bambino su 20 nasce con Pma, sempre più donne la usano e una su tre è over 40: i nuovi dati del ministero

“Un pezzo di vita, più o meno lungo, in cui si mette in pausa tutto il resto, un percorso doloroso e difficile che però rafforza la certezza del proprio desiderio di genitorialità”. È così che Martina Veltroni racconta la sua esperienza di procreazione medicalmente assistita (Pma) come donna single. Una storia che non ha potuto vivere in Italia, ma in Spagna, perché nel nostro Paese questa tecnica non è accessibile a chi non ha un partner. La sua testimonianza è stata al centro del primo congresso dell'Associazione Italiana Fertilità (Aife), “Ri-nascita, una storia da scrivere”, durante il quale sono stati presentati i dati aggiornati al 2024 sul ricorso alla Pma in Italia: oggi un bambino su 20 nasce grazie a queste tecniche.
A farne uso sono sempre più coppie, oltre 92mila nel 2024. Le donne che iniziano questo percorso hanno un'età sempre più elevata, in media 37 anni al primo parto, contro i 32 di chi concepisce naturalmente. Restano però forti differenze territoriali nell'accesso ai trattamenti, con un netto divario tra Centro-Nord e Centro-Sud, nonostante l'ingresso della Pma nei livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario nazionale.
Alla luce dell'aumento del ricorso alla Pma e del calo della natalità nel nostro Paese, l'Aife ha presentato il “Manifesto della fertilità 2030”, una proposta per integrare stabilmente la salute riproduttiva nel sistema sanitario, puntando su prevenzione, diagnosi precoce, preservazione della fertilità e welfare. “La salute riproduttiva deve essere al centro delle politiche sociali: non manca il desiderio di concepimento, ma bisogna che lo Stato e che la politica accompagnino le donne in percorsi di informazione, di prevenzione e di preservazione della fertilità; una presa in carico a tutto tondo”, spiega a Fanpage.it la presidente dell'associazione, Laura Rienzi.
I dati della Pma in Italia: 92mila coppie l'hanno usata nel 2024
Il ricorso alla Pma continua a crescere anche nel suo peso sul totale delle nascite. Secondo i dati, anticipati al congresso Aife, della Relazione annuale al Parlamento sull'attuazione della legge 40 del 2004, nel 2024 sono state trattate oltre 92mila coppie, con più di 115mila cicli avviati (+2,8% rispetto al 2023). I nati con Pma sono stati 17.600, pari al 4,8% del totale; ciò significa che circa un bambino su 20, con un incremento del 30% rispetto al 2016.
A trainare questi risultati sono soprattutto i progressi clinici: il tasso cumulativo di successo ha raggiunto il 34% grazie alla diffusione della crioconservazione dei gameti e al trasferimento di un singolo embrione, pratica che ha ridotto sensibilmente le gravidanze multiple. Persistono però profonde differenze territoriali. Lombardia, Lazio e Toscana sono le regioni con il maggior numero di cicli effettuati, mentre Molise, Marche e Basilicata restano in fondo alla classifica. È necessario precisare che dal gennaio 2025 la Pma è entrata nei Lea, consentendo alle coppie maggiorenni, eterosessuali, sposate o conviventi di accedere ai trattamenti pagando un semplice ticket, ma gli effetti della misura non sono ancora visibili nei dati del 2024.

Cosa incide sul desiderio di avere figli in Italia
Intanto, l'Italia continua a fare i conti con un inverno demografico che dura da oltre un decennio, come dimostrano i dati presentati dall'Istat durante l'evento. Negli ultimi dodici anni il Paese ha perso un terzo dei nuovi nati e oltre un milione di residenti. L'età media al parto è salita a 32,7 anni – 33,1 escludendo le donne immigrate – mentre chi ricorre alla Pma ha in media 37 anni e quasi una donna su tre supera i 40. Proprio dopo i 40 anni il contributo della Pma diventa determinante: in questa fascia d'età incide per il 17,6% sul tasso di fecondità, il doppio rispetto a dieci anni fa, e quasi un terzo dei primi figli nasce grazie a queste tecniche. I ricercatori invitano però a superare la narrazione secondo cui gli italiani non vogliono più figli. Secondo l'Istat, solo il 2% delle donne tra i 18 e i 49 anni sceglie di non averne e, nel 75% di questi casi, la scelta è legata all'età o a problemi di salute. Il desiderio medio resta intorno ai due figli per donna, mentre quelli realmente avuti sono poco più di uno (1,1). A favorire la genitorialità sono soprattutto la stabilità della coppia, un posto di lavoro sicuro, un buon reddito e un livello elevato di istruzione. Non a caso la Pma è più diffusa tra le donne con un titolo di studio superiore e nelle regioni con maggiore occupazione femminile. “Dobbiamo accompagnare i giovani verso la genitorialità con un sistema di welfare integrato – spiega la presidente di Aife, Rienzi, al nostro giornale – Non bastano interventi episodici”.
Sempre più donne congelano gli ovuli: il 44% in più in un anno
Cresce anche il ricorso al cosiddetto social freezing, vale a dire alla crioconservazione degli ovociti per motivi non medici: nel 2024 sono state superate le 1.150 procedure, il 44% in più rispetto all'anno precedente e sei volte il dato del 2017. In Italia, però, questa pratica resta interamente a carico delle donne, con costi compresi tra i 2.500 e i 4mila euro, salvo per le pazienti oncologiche. “Una donna fertile in Italia oggi non ha alcun aiuto dallo Stato per preservare la sua fertilità, a meno che non abbia un tumore, e questo non è accettabile”, ha sottolineato Beatrice Dal Canto, direttrice dei laboratori Centri Eugin. Sul tema, Rienzi ribadisce che “vorremmo un accesso al servizio sanitario pubblico, ma ricordiamoci con qualità; non basta estendere le indicazioni se poi non viene garantita la qualità del trattamento”. Per la presidente è inoltre fondamentale “che le giovani donne debbano poter utilizzare questi ovociti come vogliono loro, con una scelta individuale che deve essere garantita nel nostro Paese”.

La proposta di legge per la Pma per single e coppie omogenitoriali
Proprio sul tema dell'accesso libero e individuale alla Pma è intervenuta Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell'associazione Luca Coscioni, ripercorrendo l'evoluzione della legge 40 del 2004. Questa norma disciplina la procreazione medicalmente assistita in Italia e negli anni è stata modificata più volte, fino alla recente approvazione della legge Varchi che ha reso reato universale la gestazione per altri. Gallo ha presentato la proposta di legge di iniziativa popolare "Pma per tutte", promossa dall'associazione Coscioni. L'iniziativa ha già raccolto oltre 33mila firme, sulle 50mila necessarie per il deposito in Parlamento, a poco più di un mese dal lancio della campagna. La proposta punta ad aprire l'accesso alla Pma anche alle donne single e alle coppie di donne, oggi escluse dalla legge 40. Il testo ha ottenuto il sostegno di giuristi, medici, parlamentari e di 43 associazioni. “È una questione di uguaglianza, di autodeterminazione e di rispetto dei diritti fondamentali; abbiamo chiesto a tutti i partiti, in vista della campagna elettorale, di inserire questo tema nella loro agenda politica”, ha dichiarato l'avvocata.
Il Manifesto per la fertilità 2030 dell'Aife: così la politica dovrebbe occuparsi di nascite
La richiesta è stata rilanciata anche dall'Aife con il Manifesto per la fertilità 2030. “Questo Manifesto – spiega il vicepresidente dell'associazione, Dario Ginefra – nasce per colmare innanzitutto il ‘fertility gap' informativo che separa i giovani dalla realtà biologica della procreazione, ma soprattutto per chiedere riforme strutturali urgenti: dall'inserimento della tutela della fertilità e del social freezing nei Lea, fino al superamento di barriere anacronistiche, equiparando l'infertilità sociale a quella medica per consentire l'accesso alla Pma anche a donne single e coppie lesbiche". L'associazione propone inoltre una legge quadro su fertilità e natalità per rafforzare le politiche di sostegno alla genitorialità. Il Manifesto, conclude Ginefra, “è una traccia per la politica da poter prendere in considerazione per le prossime elezioni, che chiediamo di portare alla discussione del parlamento nella prossima legislatura, qualunque sarà”.
I parlamentari che hanno sottoscritto il Manifesto per la fertilità 2030
Il tema è arrivato sui tavoli dei partiti, tanto che dieci parlamentari, tra opposizioni e maggioranza, hanno sottoscritto il Manifesto: Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva; Luciano Chiocchetti, deputato di Fratelli d’Italia; Paola De Micheli, deputata del Partito democratico; Carmen Di Lauro, deputata del Movimento 5 Stelle; Francesco Boccia, senatore del Pd; Beatrice Lorenzin, senatrice del Pd; Patrizia Marrocco, deputata di Forza Italia; Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi Sinistra; Elena Bonetti, senatrice di Azione, e Simona Loizzo, deputata della Lega.
Sul tema si è espresso anche il vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, che all'apertura della giornata di lavori ha definito la Pma “una strada da percorrere con coraggio”, sottolineando come la legge 40 sia stata profondamente aggiornata grazie agli interventi della Corte costituzionale, spesso intervenuta “per ignavia politica” prima del Parlamento. Secondo Mulè sono necessari "strumenti che non possono essere limitati ai bonus ma duraturi" per consentire alle donne di anticipare il progetto di genitorialità "e accompagnare quindi lo sviluppo del Paese".
Sulla stessa linea, il senatore del Pd, Francesco Boccia, ha sostenuto la necessità di una "programmazione almeno ventennale" capace di integrare "politiche fiscali, abitative, sanitarie, educative e del lavoro", proponendo anche un "programma nazionale di prevenzione della fertilità con valutazione della riserva ovarica e counseling specialistico". Per Maria Elena Boschi (Iv), invece, la priorità è "dare piena attuazione alla Pma nei Lea, superando le differenze tra le regioni, e aprire il confronto sull'accesso al social freezing a carico del Servizio sanitario nazionale; su questo in vista del programma elettorale ci confronteremo".