Crollo ponte Morandi, sentenza di primo grado: 32 condanne per quasi 200 anni di carcere, 12 anni a Castellucci
Ci sono voluti otto anni perché arrivasse la prima sentenza del processo sulle responsabilità del crollo del ponte Morandi di Genova. Le vittime furono 43. I 57 imputati, quasi tutte persone che nel 2018 ricoprivano le alte cariche di Autostrade e di Spea, ovvero la società a cui erano state affidate le attività di sorveglianza e di ispezione della rete in concessione, erano a giudizio con l'accusa a vario titolo di omicidio colposo plurimo, crollo colposo e un complesso di 112 capi di imputazione. Il Tribunale di Genova ha condannato a 12 anni di reclusione l'ex ad di Aspi Giovanni Castellucci. Gli è stato riconosciuto il crollo colposo e omicidio stradale. Assorbito invece il reato di omicidio colposo semplice. La procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi. Cinque anni di reclusione per Mauro Coletta, ex direttore vigilanza sulle concessioni autostradali del Mit.
32 condannati e 25 tra assolti e prescritti
Condannati gli ex vertici di Aspi e di Spea. Michele Donferri Mitelli, ex numero tre di Aspi, responsabile delle manutenzioni dovrà scontare una pena di 11 anni. Il pm aveva chiesto per lui 15 anni e sei mesi. E ancora: 5 anni e sei mesi per Paolo Berti, ex numero due Aspi, ex direttore centrale delle operazioni. Per lui erano stati chiesti 12 anni e sei mesi. Condannato a cinque anni e sei mesi anche l'ex ad di Spea, Antonino Galatà. Condannato a 8 anni e 6 mesi Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi.
Mauro Malgarini, già direttore dell'ufficio Manutenzione opere strutturali, dovrà scontare 7 anni di carcere. Sei anni di reclusione ciascuno per Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni di Aspi, Emanuele De Angelis, ex direttore tecnico di Spea, e Maurizio Ceneri, ex dirigente della società di ingegneria del gruppo Atlantia. A Paolo Berti, ex direttore delle Operazioni centrali di Aspi, il Tribunale ha inflitto 5 anni e 6 mesi.
In totale sono state 32 le condanne per quasi 200 anni. Venticinque tra assolti e prescritti. Tutti sono accusati a vario titolo di omicidio semplice, omicidio stradale, crollo colposo. Esclusa l'aggravante lavoristica.
La difesa di Castellucci: "La sua colpa è di essere innocente"
L'avvocato Giovanni Paolo che difende Castellucci dopo la lettura della sentenza ha dichiarato: "Si è cercato il colpevole ma non la colpa. Castellucci è stato condannato senza colpa. La sua unica colpa è quella di essere innocente". E ancora: "Seguiteremo a combattere per la sua innocenza e siamo sicuri che l'appello rimedierà a quello che riteniamo un errore". La difesa ha poi aggiunto: "Nel corso del dibattimento è emerso che il crollo del Ponte Morandi è stato determinato da un difetto costruttivo occulto, rimasto sconosciuto per oltre cinquant'anni e mai individuato da alcuno tra progettisti, costruttori, gestori pubblici, gestori privati, consulenti, università e organismi tecnici, che, a vario titolo e in tempi diversi, si sono tutti occupati della sicurezza del ponte. Nessuno aveva mai segnalato l'esistenza di un rischio per la sicurezza dell’infrastruttura. Eppure, oggi si ritiene di attribuire una responsabilità penale personale ad un Amministratore Delegato di una società che altro non ha fatto che affidarsi ai migliori tecnici del settore dell’ingegneria".
Infine: "Il processo ha inoltre escluso l'esistenza di una politica improntata al risparmio a discapito della sicurezza. Le risorse per la manutenzione non sono mai state negate. Al contrario, proprio Giovanni Castellucci aveva promosso (in assenza di evidenze che legittimassero sul piano tecnico richieste da parte delle strutture operative) gli interventi di rinforzo della struttura, già deliberati dal CdA nel 2017".
La sentenza di primo grado arriva dopo quattro anni di processo. I magistrati Walter Cotugno e Marco Airoldi durante la requisitoria dello scorso autunno avevano sostenuto: "Non abbiamo trovato praticamente nessun elemento a favore di Castellucci. Un’enciclopedia di elementi negativi, uno più grave dell’altro. Quasi 20 anni di scelte a discapito della sicurezza, reiterate, ripetute". E ancora: "Castellucci gestiva Aspi come la gallina dalle uova d’oro. Garantiva prestigio personale, carriera. Dopo la tragedia di Acqualonga dimostra poca sensibilità. Castellucci non si poteva neanche nominare tra i dipendenti, come fosse Lord Voldemort".
Il Comitato delle vittime: "12 anni? Per lui va bene"
Così Egle Possetti, presidente e portavoce del Comitato parenti vittime e nel crollo lei ha perso la sorella, il cognato e il nipote, ha commentato così la sentenza: "Non siamo avvocati e non possiamo commentare. La condanna a 12 anni ci può stare ma dobbiamo capire tutto il resto perché c'erano tanti imputati. Direi che per lui va bene". Poi ha aggiunto: "Siamo soddisfatti, alla luce delle spiegazioni del nostro avvocato. I tre filoni sono stati coinvolti nelle pene: il filone Spea, Aspi e Mit. A me preoccupava non ci fosse e invece ha retto l'aggravante dell'omicidio stradale quindi la prescrizione sarà più a lungo termine". La sentenza di oggi è un crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sula verità. Vengono sancite precise responsabilità in capo a precise figure, vengono bocciati i responsabili dei controlli pubblici perché nessun controllore ha bloccato il manovratore" ha aggiunto, concludendo:" "Non è ancora il capolinea ma è un punto fermo su ipotesi fantasiose come quelle che individuavano come cause del crollo bobine e fulmini".
Il sopravvissuto Davide Capello a Fanpage.it ha precisato: "Mi aspettavo che venissero confermate le richieste di pena dell’accusa. Per le 43 vittime e per i danni che hanno causato non credo che giustizia piena sia stata fatta. Non sono un avvocato, quindi devo ancora capire bene. Almeno le responsabilità sono state riconosciute ai vertici".
La sorella di Antonio Stanzione, una delle vittime originaria di Torre del Greco, a Fanpage.it ha dichiarato: "Da 12 anni a scalare una beffa! E’ anche vero che neanche l’ergastolo puo' lenire il dolore causato da questa atroce disastro! La vita di 43 angeli spezzata da avidità e denaro. Questo il mio attuale pensiero pieno di rabbia e inconsolabile sofferenza".
Intanto negli anni i familiari delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi, e chi ne è rimasto ferito, avevano ricevuto la maggior parte dei risarcimenti civili da Autostrade per l'Italia, che ammontano in tutto a circa 60 milioni di euro. Oggi per la lettura della sentenza di primo grado in aula si è presentata la sindaca di Genova Silvia Salis: è andata a stringere la mano ai parenti delle vittime. C'era anche il presidente del consiglio regionale Stefano Ballerari e il presidente del tribunale di Genova Enrico Ravera.
La sindaca ha dichiarato: "Questa è una giornata dal peso storico emotivo enorme per la città di Genova e una sentenza che era attesa da tempo. Il mio pensiero va ovviamente alle vittime e ai parenti presenti, il mio ringraziamento va all'enorme lavoro della magistratura. Una giornata dovuta per tutto quello che è successo, una giornata dovuta alle vittime, ai loro parenti e alla città di Genova". Poi sottolinea, "quello che da amministratrice pubblica posso sperare che nasca da una tragedia come questa è la consapevolezza che non si può agire solo dopo le tragedie e solo in seguito ad emergenze, che serve una programmazione e serve pensare che la messa in sicurezza del Paese non è qualcosa da eludere per risparmiare, ma è qualcosa di necessario e indispensabile per non doverci poi trovare a vivere giornate come queste".
"La sentenza di oggi è un crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sula verità. Vengono sancite precise responsabilità in capo a precise figure, vengono bocciati i responsabili dei controlli pubblici perché nessun controllore ha bloccato il manovratore" ha detto Egle Possetti, presidente del Comitato dei parenti delle vittime del ponte Morandi nella conferenza stampa indetta dopo la sentenza. "Non è ancora il capolinea – ha aggiunto – ma è un punto fermo su ipotesi fantasiose come quelle che individuavano come cause del crollo bobine e fulmini"
Nessuna manutenzione al ponte Morandi
Nelle carte in cui il gup aveva mandato a processo i 57 imputati si legge che nel tempo erano state confermate in più relazioni l'esigenza di una manutenzione. Il ponte era stato inaugurato nel 1967 dal progettista Riccardo Morandi che già nel 1979 aveva però riconosciuto l’insorgere di "fenomeni aggressivi di origine chimica" sulle superfici esterne e aveva raccomandato di proteggerle con apposite vernici. Da qui relazioni su relazioni che mettevano in dubbio lo stato dei cavi del pilastro 9, ovvero quello che non ha più retto.
Recenti accertamenti sul ponte risalgono al 2009: avevano evidenziato problemi tanto che la relazione finale raccomandava di ripetere tutte le verifiche del caso almeno una volta l’anno. Ma nessun accertamento, tranne quello dell'ottobre 2015, è mai stato più eseguito. Il 14 agosto del 2018 il ponte è crollato.