Davide Capello: “Sono precipitato dal Ponte Morandi ma sono vivo. Ci ho messo 3 anni per ripassarci in auto”

Davide Capello il 14 agosto del 2018 era sul ponte Morandi, stava andando verso il porto antico di Genova per rifare la tessera del tifoso per le partite di calcio. Quando il pilastro ha ceduto lui è precipitato con la sua auto nel vuoto. Davide Capello è un sopravvissuto, altre 43 persone sono morte. Oggi 16 luglio ci sarà la sentenza di primo grado nei confronti di 57 imputati, la maggior parte di loro ricoprivano le alte cariche di Autostrade per l’Italia e Spea quando è avvenuta la tragedia. "Sono sopravvissuto perché non mi è caduto addosso nulla. Ma ci ho impiegato 3 anni prima di passare di nuovo su quel ponte, poi ricostruito", così a Fanpage.it Davide ricorda quei terribili secondi.
Che cosa ti aspetti dalla sentenza? Intanto in questi anni hai avuto qualche risarcimento?
In questi otto anni con Autostrade ho già chiuso un accordo per il risarcimento, così come hanno fatto le altre vittime o i parenti delle vittime. Finalmente dovremmo avere un verdetto e quindi si arriverà a una verità giuridica. Sappiamo quello che è successo, è nella memoria italiana. Finalmente dopo tanti anni si giunge a una verità giuridica.
Le carte sul caso hanno dimostrato che comunque c'era la necessità di fare manutenzione…
Bisognava fare qualcosa che non è stato fatto. Spero che venga riconosciuta la responsabilità a chi ha sbagliato e a chi non ha fatto la manutenzione sul ponte.
Hai partecipato a qualche udienza del processo?
A poche perché solo al pensiero che avrei dovuto rivivere quello che è accaduto era pesante. In aula comunque sono stato sentito come testimone.
Sono passati otto anni, sono abbastanza per riprendersi da quello che hai vissuto?
È passato del tempo, ma il trauma non sparisce mai completamente. Gli anni che passano ti aiutano, ma il ricordo di quella giornata che ho vissuto lo porterò dietro per tutta la vita. Io sono stato fortunato, posso raccontare quello che è successo. Ci sono state 43 vittime, a loro penserò sempre.
Con l'auto tu sei precipitato dal ponte Morandi…
Ero all'altezza del pilone che si è spaccato e sono caduto con l'auto. Non ho mai perso i sensi, sono sempre stato lucido. La mia fortuna è stata quella di non essere stato schiacciato da nulla. La mia macchina si è incastrata in una specie di camera d'aria tra l'asfalto e il cemento armato. Sono finito in una camera stagna. Sono uscito da solo dalla mia macchina dalla porta posteriore.
Cosa si pensa in quei momenti?
I primi momenti sono stati di smarrimento. Mi sono reso conto che il ponte era crollato, nell'immediato c'era la paura di venire sommerso da ulteriori detriti. Che qualche altro pezzo di strada potesse cadermi addosso. C'è stato quell'istinto di sopravvivenza che mi ha permesso di uscire dall'auto subito dopo aver sentito le voci dei primi soccorsi che arrivavano sul posto.
Tu sei un vigile del fuoco, sono arrivati anche i tuoi colleghi?
Appartengo al comando di Savona. Quando ero ancora dentro la macchina dopo essere precipitato la prima cosa che ho fatto è chiamare il 112, già le linee erano intasate. Stavano chiamando tutti. Allora ho chiamato il mio comando a Savona e ho informato i miei colleghi di quello che è successo. Sono stati i primi a sapere tutto nel dettaglio. Si sono subito attivati e sono arrivati sul posto, così come in poco tempo tutti gli altri comandi della zona.
Tra i tuoi affetti chi hai chiamato per primo?
Ero ancora in auto e ho chiamato mio padre utilizzando il display dell'auto ancora attivo perché il mio cellulare non sapevo più dove fosse. In quel momento mi serviva una voce che mi desse forza e mi riportasse alla lucidità, anche mio padre ha lavorato come vigile del fuoco. Mi ha detto di uscire dall'auto e di mettermi al sicuro.
Dove stavi andando quel giorno?
Stavo andando a fare la tessera del tifoso del Genoa. In passato ho giocato a calcio, ora alleno i portieri del Genoa. Quel giorno andavo in zona porto antico dove c'è lo stadio. Ero andato anche il giorno prima ma l'ufficio era chiuso e non ho potuto fare la tessera. Così ci ho riprovato il giorno dopo, il 14 agosto 2018.
Dopo quello che hai vissuto, quanto ci hai messo a ripassare sopra quel ponte che nel frattempo hanno ricostruito e ribattezzato San Giorgio?
Ci ho messo quasi tre anni prima di ripassarci con l'auto. Cercavo sempre delle strade alternative, poi arriva un punto in cui devi affrontare la realtà e devi cercare di andare avanti. Devo convivere con quello che mi è successo.