Siamo andati al lancio del partito di Vannacci, tra parà ed ex leghisti: “Alle elezioni prendiamo il 20%”

Nel fine settimana Roberto Vannacci ha lanciato ufficialmente Futuro nazionale, il suo partito, con la prima assemblea costituente a Roma. Siamo andati sul posto, parlando a delegati da tutta Italia. Sulle prossime elezioni c’è ottimismo, ma c’è un punto su cui i vannacciani sembrano spaccarsi: una grossa fetta di loro pensa che un’alleanza con la Lega e Fratelli d’Italia vada fatta.
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A cura di Redazione
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di Marco Billeci e Luca Pons

L'assemblea costituente di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, è stato l'evento che per la prima volta ha radunato gli esponenti del generale da tutta Italia. Riuniti insieme, per discutere un programma di cui al momento non si sa quasi nulla, e su cui lo stesso Vannacci non sembra avere le idee troppo chiare.

"Il futuro appartiene a noi", ha detto uno dei partecipanti, con parole non troppo lontane da quello che fu l'inno del Fronte della gioventù missino (Il domani appartiene a noi). L'incontro, come detto, sulla carta serviva per discutere il programma del partito. L'impressione, però, è che le decisioni in fin dei conti spettino tutte a Vannacci: "Ci vuole un comandante, se no siamo nel caos". E a cosa serve l'assemblea, allora? "Perché si da mandato pieno al generale per portarci alla vittoria". Per vittoria, in questo caso, si intende "il 20% il prossimo anno", alle elezioni politiche.

Negli ultimi mesi il partito di Vannacci ha inglobato anche diversi altri movimenti e piccoli schieramenti, spesso di estrema destra. Tra questi c'è il Movimento Indipendenza di Gianni Alemanno, il cui presidente Massimo Arlechino ha confermato che l'ex sindaco di Roma avrà "sicuramente avrà un ruolo importante all'interno della struttura". Per ora, però, vietato parlare di candidature alle politiche: "Credo sia veramente l'ultimo dei problemi".

Parlando con i presenti – tra delegati locali ed ex esponenti di Lega e FdI, tra parà con alle spalle "35 anni nella Folgore" e sostenitori che si definiscono "antifascisti di destra" – sono emerse le diverse ‘anime' del popolo vannacciano. Con un punto che molti condividono: senza un'alleanza con Giorgia Meloni e Matteo Salvini sarà difficile andare avanti.

Il nodo dell'alleanza "di destra" con Salvini e Meloni alle elezioni

Molti, non tutti. C'è chi dice che con Salvini non ha nessuna intenzione di stringere accordi. Chi è deluso da Giorgia Meloni dopo averla votata: "Una grande mente, però un contorno molto molto mediocre". Altri rifiutano l'accusa di  essere ‘quelli che fanno vincere la sinistra': "Non è nel nostro DNA, ma se siamo costretti perché non ci vogliono…".

Dall'altra parte c'è chi invece vorrebbe la strada dell'alleanza: "Preferisco che rimangano un po' tutti e tutti insieme". E ancora: "Io vedo con molta positività il centrodestra", e "Bisogna stare in coalizione".

Certo, lo sguardo è rivolto a Meloni e Salvini. A menzionare Forza Italia gli animi si raffreddano: l'alleanza deve essere "di destra, non di centrodestra". Tajani e i forzisti dovrebbero "farsi un esame di coscienza".

La parata degli ex leghisti

Dalla parte dello scetticismo c'è soprattutto chi la Lega l'ha abbandonata, per poi unirsi a Vannacci. Mario Borghezio, storico deputato leghista, ha rivendicato: "Non sono mai uscito dalla Lega, è Salvini che mi ha tolto la militanza". Stefano Valdegamberi, consigliere regionale del Veneto ex Carroccio, ha attaccato: "Se escono dalla Lega e da Fratelli d'Italia il tema è uno solo: che non c'è stata coerenza tra il dire e il fare".

Valdegamberi, che ha abbandonato il Carroccio già nel 2023, da anni porta avanti posizioni filo-russe sul conflitto in Ucraina, e in questo si trova ben allineato con Vannacci e contro il governo Meloni: "Vincolare 12 miliardi del bilancio italiano solo per sostenere i problemi creati artificiosamente dagli altri già di per sé è una cosa che noi ripudiamo". Ma i problemi non li ha creati la Russia? "Questa è la vostra opinione".

Un altro ex leghista di spicco è Antonio Rinaldi, già eurodeputato, fortemente euroscettico. Secondo lui l'Europa deve cambiare "radicalmente i trattati su cui si fonda". Eppure due anni fa, quando il Patto di stabilità europeo venne modificato, il governo Meloni fu favorevole. In quel periodo, Rinaldi faceva parte della Lega. "Se il governo italiano ha preso la decisione di firmare è uno dei motivi, insieme a tanti altri, per i quali è nato Futuro nazionale", si è difeso. Anche se i conti non tornano: la firma arrivò a fine 2023, e pochi mesi dopo Vannacci entrò nel Carroccio. Non esattamente una presa di distanza.

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