Eccola la politica che ci ricasca, ancora una volta, sempre con quella sicumera di avere il diritto e il dovere di mettere bocca su tutto, di rendere qualsiasi gesto artistico oggetto di dibattito tra colonnelli di partito, tutti convinti di difendere il buonsenso (a ciascuno il suo) e senza rendersi conto che il loro strepitare è il bollino di qualità dell'opera di cui cianciano.

Matteo Salvini che spara a due africani in versione zombie è il tema dell'opera di Salvatore Scuotto esposta a Napoli. L'arte e l'opera artistica è qualcosa che in molti si illudono di afferrare, di cristallizzare adattandola al proprio sentire e di giudicare in base all'ombra che provoca dietro agli occhi: un presunto Salvini che impugna una presunta arma sovradimensionata verso lo sbarco di migranti già morti che gli vengono incontro è un'immagine che, piaccia o no, risulta potente. È potente perché a qualcuno fa potentemente schifo? Perfetto, ben venga. È potente perché qualcuno ci legge dietro il verbo politico del presente? Perfetto, va bene lo stesso. È un'allegoria che vi urta? Ottimo, anche così.

Ma l'aspetto più interessante, la cifra stilistica dell'opera è proprio la reazione facilmente prevedibile del leader leghista: «Cosa non si fa per farsi un po' di pubblicità, che squallore. La "scultura" che mi raffigura mentre sparo agli immigrati è una vera schifezza, è istigazione all'odio e alla violenza, altro che arte», ha tuonato Matteo Salvini. E come al solito l'oscena esposizione del suo ego ipertrofico è l'unica reazione: Salvini che parla alla sorella di un ragazzo ammazzato di botte come se fosse sullo stesso piano, Salvini che rinchiude un'ex deportata nell'inferriata della sua situazione. Salvini che discute di arte con un'artista secondo i suoi canoni da twittarolo. Il fatto che abbia aggiunto un confronto con le statuine del prese di Napoli rafforza il concetto: incapace di intendere la complessità del mondo prova a imbarattolare il mondo nel suo piccolo cortile.

Questa volta tocca a Salvini ma di politici che sguazzano nei luoghi in cui non sanno camminare, insozzandosi e insozzando, ne vediamo da sempre. La politica che pretende di essere cultura egemone, come se anche il pensiero sia qualcosa che può essere decifrato dai programmi elettorali, è un vizio di destra, di centro e di sinistra. In questo momento la differenza sta tutta nel ruolo apicale (nel bene e nel male) che Salvini ha deciso di osare ma l'auto-vittimizzazione dell'ex ministro, proprio lui fautore del libero pensiero e del politicamente scorretto, è una patetica scena da eccesso di difesa di un censore che vorrebbe rivendersi come libertario.

E quindi sì, Salvini, quella scultura sei proprio tu.