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17 Febbraio 2022
10:09

Salario minimo, Catalfo (M5s) a Fanpage.it: “Bisogna approvarlo subito, l’Italia è in ritardo”

Per l’ex ministra del Lavoro e senatrice del Movimento 5 Stelle, Nunzia Catalfo, è arrivato il momento di approvare una legge che introduca il salario minimo. “Ne parliamo da anni, ma oggi è ancora più urgente visto l’aumento dell’inflazione – spiega la parlamentare pentastellata intervistata da Fanpage.it – e sul salario minimo siamo indietro rispetto ai Paesi europei”. E poi “c’è chi si chiede con 5 euro lorde l’ora perché c’è il calo demografico e non si formano nuove famiglie, ma come si fa?”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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La crisi economica causata dalla pandemia di Covid ha lasciato il segno. In Europa e in Italia si torna a parlare di salario minimo. Se ne discute da tempo ma, rispetto alla maggior parte dei Paesi dell'Unione, siamo ancora molto indietro. Tra chi spinge di più per una riforma in questo senso c'è l'ex ministra del Lavoro del governo Conte due e senatrice del Movimento 5 Stelle Nunzia Catalfo. Intervistata da Fanpage.it la parlamentare del Movimento 5 Stelle ha fatto il punto sulla possibilità di approvare la misura e sul perché è necessaria, ora più che mai.

Perché è arrivato il momento di inserire il salario minimo anche in Italia?

Il momento era già arrivato anni fa, tanto che la mia proposta di legge risale al 2013, poi ripresentata in modo più dettagliato nel 2018 e nel 2021. I temi della povertà lavorativa e della stagnazione salariale in Italia ci sono da molto tempo. Il salario minimo diventa ancora più urgente in questo momento in cui c'è un rialzo dei prezzi al consumo, ovvero dell'inflazione. I temi urgenti da affrontare sono essenzialmente due: il contrasto al dumping contrattuale e salariale e l'attuazione dell'articolo 36 della Costituzione, che ci parla di retribuzione proporzionata e sufficiente.

E quindi cosa bisogna fare concretamente?

La prima cosa è evitare che ci siano quasi 1.000 contratti depositati al Cnel che si fanno concorrenza tra loro a discapito dei salari dei lavoratori. Bisogna stabilire delle regole, anche per evitare i contratti pirata, in ogni caso andando a guardare i criteri che le stesse parti sociali si sono date. Poi bisogna dire quali sono i contratti collettivi rappresentativi e, una volta individuati, da lì si estrapolerà il salario minimo di riferimento. Qui però bisogna stare attenti che non siano troppo bassi, come ad esempio quello dei servizi fiduciari, che prevede un lordo orario di 4,60 euro. È ovvio che non è sufficiente per poter vivere. Perciò bisogna stabilire una soglia minima al di sotto della quale non bisogna andare.

Approvare il salario minimo può essere un modo di agevolare l'uscita dalla crisi economica dovuta al Covid?

Certamente un rialzo dei salari minimi incide sull'economia, perché incide sui consumi dei lavoratori. È un passo importante per contrastare la povertà lavorativa e contemporaneamente aumentare i consumi in Italia.

Allarghiamo il raggio all'Europa: l'Italia è l'unico Paese dove, negli ultimi trent'anni, i salari sono diminuiti anziché aumentare. Come se lo spiega?

E abbiamo visto che le economie degli altri Paesi ne hanno avuto un beneficio! Qui si è pensato che abbassando i salari, e quindi il costo del lavoratore, si potesse avere una maggiore produttività. Invece abbiamo ottenuto una concorrenza sleale all'interno dell'Italia stessa. Perché con i contratti pirata sono le stesse imprese a non beneficiarne. Si sono abbassate sia la qualità del lavoro che la produttività. È una catena di avvenimenti che ci ha portato qui.

Gli altri Paesi europei sul salario minimo sono già molto avanti però…

Certo, basta guardare a Spagna e Germania che abbiamo vicino geograficamente. Quando ero ministra firmai un memorandum per il salario minimo con la ministra spagnola Díaz. Loro lo hanno approvato e discutono di alzarlo. In Germania vogliono portarlo a 12 euro l'ora. Noi siamo in ritardo.

Vero, il cancelliere tedesco Scholz – appunto – ha inserito il salario minimo a 12 euro tra i punti della campagna elettorale e poi nel contratto di governo. In Italia il tema non è stato un po' dimenticato in questo periodo? Forse anche dal Movimento?

Il Movimento l'ha sempre inserito nel programma ed è sempre stato un cavallo di battaglia. È chiaro che siamo all'interno di una maggioranza di governo, ma il tema è centrale per noi. La discussione in Senato è ripresa, ieri ho chiesto di approvare il provvedimento. Ma non possiamo farlo da soli. Tra gli emendamenti che vedo depositati in molti chiedono di togliere la soglia, che avevamo definito, di nove euro, che si può comunque discutere. Certo senza soglia non ha senso. Così si potrebbe dire che 4,60 euro sono sufficienti per vivere una vita dignitosa. Per me no. Si deve fare una discussione seria su questo. Poi parliamo di calo demografico… ma come fa uno a farsi una famiglia con 5 euro lorde l'ora?

I sindacati sono tra i più restii a parlare di salario minimo, forse perché temono di perdere il potere di contrattazione…

Ma non è così. La mia proposta, infatti, stabilisce che il minimo è individuato dal contratto collettivo di riferimento, così evitiamo il dumping contrattuale e la concorrenza sleale. La soglia interviene solo e unicamente quando il minimo è troppo basso. L'intero impianto rafforza la contrattazione, non la depotenzia. Ci sono altre proposte di legge poi, che propongono di applicare un salario minimo solo a chi non ha un contratto collettivo nazionale. Quello sarebbe un rischio.

Abbandoniamo un attimo il tema del salario minimo e passiamo a quello di stage, tirocini e alternanze varie. Ci sono state due tragedie, che hanno riguardato due studenti. È il caso di ripensare quel sistema?

Innanzitutto va detto che il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro va affrontato con grande incisività e urgenza. Vediamo cosa accade ogni giorno e, sebbene ci siano stati già degli interventi del governo, è ovvio che bisogna fare ancora di più. Rispetto al discorso degli stage e dei tirocini curricolari, fare il punto credo sia doveroso. Sicuramente l'apprendimento sul posto di lavoro è importante, ma ci devono essere le giuste tutele. Ho chiesto ieri in commissione Lavoro al Senato di poter avviare una discussione e un approfondimento su stage e tirocini all'interno di questi percorsi. Cominceremo presto.

Da un anno non è più ministra del Lavoro, da un anno c'è il governo Draghi. Le do qualche tema: riforma degli ammortizzatori sociali, lavoro e politiche attive, pensioni.

Sugli ammortizzatori sociali va detto che sarebbe stato più opportuno avere maggiori risorse. Sarebbe servito a dare una tutela più ampia anche agli autonomi, tra i più colpiti di questa pandemia. Un altro punto che va affrontato, poi, è il lavoro di qualità, perché gli ultimi dati che abbiamo ci dicono che la disoccupazione diminuisce ma c'è un forte rialzo dei contratti a termine. E questo colpisce anche e soprattutto i giovani. È necessario aggiustare il tiro, per non tornare a quel precariato che ci portavamo dietro da tanto tempo e che avevamo frenato con il decreto Dignità. Il contrasto del precariato è uno dei punti su cui riflettere e intervenire. E infine le pensioni: avevo attivato il tavolo istituzionale sulla riforma, che poi con il nuovo governo prima si è fermato e poi è ripartito. Bisogna arrivare a una riforma che non sia Quota 100, 101 o 102, ma trovare una soluzione definitiva. È un tema caro agli italiani che coinvolge tanto anche i giovani. Perciò bisogna eliminare alla fonte il precariato, che fa sì che i giovani rischino di non andare mai in pensione.

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