Davide Casaleggio, intercettato dai microfoni di Fanpage.it nei pressi di Montecitorio, ha respinto le richieste di alcuni parlamentari del Movimento Cinque Stelle che hanno chiesto che la piattaforma Rousseau venga gestita dagli eletti. Non più, quindi dall'associazione presieduta proprio dal figlio di Gianroberto, quindi. Ma Casaleggio non ci sta e rifiuta anche l'idea di rimettere in discussione il contributo mensile di 300 euro che deputati e senatori mettono a disposizione di Rousseau: "Quei soldi servono per sviluppare la piattaforma", taglia corto. Poi precisa: "Rousseau è sicuramente la voce degli iscritti e questo deve continuare a essere. Io non ricevo nessun fondo, non mi pago nessuno stipendio e da quindici anni lavoro gratuitamente per il Movimento Cinque Stelle: ho sviluppato Rousseau in modo completamente volontario. Quel contributo adesso è utile per lo sviluppo della piattaforma".

Subito è arrivata la replica del senatore Cinque Stelle Emanuele Dessì, tra i firmatari del documento in cui venivano avanzate le richieste su Rousseau. "Gli iscritti sono iscritti al M5S. E si iscrivono al M5S tramite la piattaforma Rousseau. Quindi Casalleggio è a tutti gli effetti, come sviluppatore della piattaforma Rousseau, un prestatore di servizi", ribadisce Dessì tornando nuovamente a chiedere che la piattaforma passi nelle mani del gruppo parlamentare. "L'attività politica del M5S, proprio perché il Movimento ha bisogno di sapere chi sono gli attivisti, cosa fanno e quindi di gestirne i dati, la deve fare il M5S, che poi decide di avvalersi di Rousseau e quindi anche del lavoro gratuito, è vero, di Casaleggio, perché lui lavora con un'altra società, la Casaleggio Associati", ha proseguito.

Definendo la questione "un equivoco di fondo che tanti fanno finta di non capire", Dessì continua: "Io non sono iscritto a Rousseau. Se mi chiedi ‘ti vuoi iscrivere a Rousseau?', io dico che non me ne frega nulla. Se mi chiedi ‘ti vuoi iscrivere al M5S?' ti dico sì. Siccome sono un senatore Cinque Stelle e il M5S ha i suoi organi dirigenti, ritengo che la linea politica del Movimento debba essere gestita dalla sua classe dirigente, anche attraverso le piattaforme, e non attraverso una Associazione esterna che non comprende nessun politico". Queste persone, conclude il senatore, sono state inserite poi "nella classe dirigente" essendo entrate a far parte del team di facilitatori: "È un equivoco che c'è anche nella massa dei nostri elettori. Tanti pensano di essere iscritti a Rousseau ma sono iscritti al M5S".

Il documento presentato lo scorso 9 gennaio sottolineava: "La piattaforma digitale che tutti contribuiamo a mantenere viene percepita come una realtà esterna, corpo estraneo al Movimento stesso, sia all'interno della nostra forza politica che all'esterno. La gestione dei dati sensibili, la costruzione degli eventi, l'indicazione dei quesiti, il modo in cui si pongono e tanti altri aspetti quali quelli connessi alla stessa selezione degli organi rappresentativi (interni e portavoce) devono essere posti sotto il controllo del M5s ed effettuati con metodo democratico".