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I fatti li conosciamo: sabato pomeriggio un uomo – un 31enne nato a Serate, Salim El Koudri – si è lanciato con la sua auto in una via del centro di Modena, a tutta velocità, investendo una quindicina di passanti, tra persone che passeggiavano a piedi o che andavano in bici. Diverse sono state trasportate in ospedale, alcune delle quali in gravi condizioni. Una donna ha subito l’amputazione della gambe. Per fortuna nessuno è più in pericolo di vita, ma ciò non cambia la gravità di quanto accaduto.
L’uomo è stato poi fermato da alcuni passanti, prima dell’arrivo della polizia. Dopo aver falciato i passanti, l’auto si era schiantata addosso a un muro, laterale alla strada. Salim El Koudri ne era uscito e aveva aggredito un altro passante, che cercava di fermarlo, con un coltello. A quel punto diverse persone si sono fiondate su di lui e lo hanno immobilizzato, disarmandolo. Quando è arrivata la polizia, è stato arrestato. Dalle prime indagini è emerso un quadro psichiatrico preoccupante. Gli anni scorsi era stato in cura in un centro per la salute mentale per un disturbo schizoide della personalità, aveva manifestato un profondo disagio psichiatrico. Ma ovviamente, non è di quello che si è subito parlato.
La propaganda politica
Una precisa parte politica ha subito puntato il dito contro le sue origini, nonostante già le prime indagini chiarissero che non fosse emerso alcun elemento per parlare di radicalizzazione, di terrorismo islamico. Nessun precedente penale, nessuna presenza in ambienti estremisti. Eppure Matteo Salvini ha subito parlato di un “criminale di seconda generazione”, ha detto che “in troppe città italiane l’integrazione delle cosiddette seconde generazioni è fallita”. Ha detto: “Altro che ius soli o cittadinanze facili, bisogna proseguire con ancora più determinazione sulla strada di permessi di soggiorno revocabili in caso di reati gravi. Certe persone non sono assolutamente integrabili, inutile che per motivi ideologici qualcuno neghi la drammatica evidenza”.
Non c’è altro modo per descrivere queste dichiarazioni se non con la pura propaganda. Perché parliamo di un cittadino italiano, che non aveva alcun legame con ambienti radicalizzati. Non ha alcun senso parlare di “cittadinanze facili” o di “permessi di soggiorno revocabili”: è una retorica pericolosa e pure anti-costituzionale. Tanto che pure da destra sono arrivate le precisazioni. Persino il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, uomo tecnico ma comunque legato alla Lega, ha precisato che quanto accaduto a Modena sia inseribile in un contesto di “disagio psichiatrico evidente” e che dal punto di vista della prevenzione antiterrorismo è andato tutto liscio. Perché da quel punto di vista non c’era nulla di prevenibile.
La destra spaccata
Da Forza Italia Antonio Tajani ha precisato che l’attentatore fosse un cittadino Italiano e invece da Fratelli d’Italia Guido Crosetto ha detto che quello di Modena è stato un episodio legato alla sfera psicologica individuale, non un atto legato ad altre motivazioni. Chiaramente le indagini ora dovranno fare il loro corso e potrebbero emergere chissà quali elementi, ma il primo quadro è molto chiaro. Salvini nelle ultime ore ha anche tentato la strada del “italanissimo, laureato e perfettamente integrato, non vi pare? chissà se qualcuno tenterà ancora di minimizzare l’attentato di Modena”.
Da parte della Lega stiamo vedendo quella stessa propaganda xenofoba che aveva trovato nello straniero (anche quando, come in questo caso, non lo è) il capro espiatorio di tutto, quella retorica razzista che aveva fatto pure la fortuna del partito anni fa. L’analisi politica più basilare sottolineerebbe come sia chiaramente un tentativo di non farsi mangiare più a destra, ora che quella fortuna è scemata. È un po’ una novità il fatto che il resto della maggioranza di centrodestra ponga distanze chiare da Salvini, quando fa discorsi di questo tipo. C’è una spaccatura abbastanza evidente a destra, con il Carroccio che prende posizioni più simili a quelle del generale Vannacci (che ha subito cominciato a parlare di remigrazione) che a quelle dei suoi alleati di governo.
I discorsi sulla remigrazione e il razzismo pure sui soccorritori
Vediamo come la destra più a destra stia strumentalizzando quanto accaduto per sdoganare cose che fino a qualche anno fa ci saremmo vergognati di dire ad alta voce. Vannacci ha detto che l’episodio di Modena non può “essere derubricato a semplice episodio di cronaca o a follia di uno squilibrato. Gli elementi caratteristici ci sono tutti: immigrato di prima o seconda generazione, islamico in probabile contratto con le frange estremiste e radicalizzate musulmane. Chi non rispetta le nostre leggi deve essere espulso e culture incompatibili con la nostra non possono restare”. Ricordiamoci sempre che Vannacci sta dicendo tutto questo di una persona nata e cresciuta in Italia, che ha la cittadinanza, che ha frequentato la scuola e l’università in Italia. Sono queste le persone che lui vorrebbe espellere dal Paese a suo piacimento.
In reazione a tutta questa propaganda razzista, c’è chi ha sottolineato come tra i soccorritori dei feriti, tra le persone che hanno fermato Salim El Koudri, ci fossero anche due uomini di origine egiziana, padre e figlio. Il padre è qui da vent’anni ed è ancora senza cittadinanza, il figlio lo ha raggiunto da poco. Sono stati descritti come eroi. Ed eroi lo sono stati, sventando quella che avrebbe potuto essere una strage ben più grave. Ma non è per questo che bisognerebbe dare loro la cittadinanza. Bisognerebbe farlo perché dopo vent’anni che si vive un Paese, si lavora e si contribuisce a una società, dovrebbe essere un diritto esserne riconosciuti come parte sotto ogni aspetto.
Ma c’è un velo di razzismo anche nel fare la fotografia dell’immigrato eroe come se fossero le uniche condizioni per cui una persona migrante ha il diritto di restare in un determinato Paese. Come se fosse l’unico modo per ottenere la cittadinanza. Come se fosse la sola strada per essere considerati parte di una comunità come tutti gli altri.
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