Oggi e domani si vota per il referendum sul taglio dei parlamentari: le urne resteranno aperte oggi, domenica 20 settembre, dalle 7 alle 23, e domani lunedì 21, dalle 7 alle 15. Si vota Si o No per la riduzione del numero dei parlamentari da 945 a 600 – 400 deputati della Camera e 200 per il Senato. Non è previsto il quorum in quanto si tratta di un referendum di tipo confermativo. Lo spoglio inizierà domani a partire dalle 15, subito dopo la chiusura dei seggi.

La riforma costituzionale che prevede il taglio del numero dei parlamentari è stata votata, nella sua ultima lettura alla Camera dei deputati, quasi all’unanimità. Quasi tutte le forze politiche, in pratica, hanno sostenuto la riforma. Eppure 71 senatori hanno chiesto di sottoporre la riforma al vaglio degli elettori, arrivando così al referendum costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari del 20 e 21 settembre. Si tratta di un referendum confermativo, che non richiede quindi il quorum, e che in caso di approvazione ridurrà il numero dei parlamentari da 945 a 600, tra Camera e Senato. Il voto, però, sembra non riscaldare allo stesso modo tutti i partiti, con alcuni che fanno apertamente campagna (per il Sì e per il No) e tanti altri che invece prendono posizione, ma senza grosso impegno. Arrivando anche a chi, invece, la posizione non la prenderà proprio, lasciando libertà di voto.

Durante l’iter parlamentare la proposta è stata avanzata dal Movimento 5 Stelle, che ha poi sempre votato a favore nelle due letture in entrambe le Camere. Ha sempre votato a favore anche la Lega, così come Fratelli d’Italia. Diverso il discorso per Forza Italia, che si è espressa a favore del taglio, ma con tanti dubbi al suo interno e tante voci fuori dal coro. Il Pd e Leu, invece, hanno sempre votato contro, fino a quando non si è arrivati al nuovo governo (con il M5s) e all’ultima lettura alla Camera, quando tutti hanno votato a favore tranne qualche esponente del gruppo Misto. Andiamo a vedere quali sono ora le indicazioni di voto dei singoli partiti e cosa faranno i leader di tutte le forze politiche.

I partiti che votano Sì al referendum: M5s, Pd, Lega, Fdi

Tra i partiti che votano Sì c’è di sicuro il Movimento 5 Stelle, principale sostenitore della riforma e che più di ogni altro si è speso in campagna elettorale. Anche tra i pentastellati, comunque, ci sarà qualche parlamentare che voterà No. Sostiene il Sì al referendum anche il Pd, con la posizione ufficiale assunta solamente dopo la direzione nazionale del 7 settembre. L’indicazione del segretario Nicola Zingaretti, quindi, è di votare Sì, ma assicurando poi le riforme della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari. Tra i dem non c’è però compattezza, con tanti esponenti che hanno annunciato il loro No: Walter Veltroni, Romano Prodi, Arturo Parisi, Laura Boldrini, Matteo Orfini, Gianni Cuperlo, Vincenzo De Luca.

A favore del Sì anche la Lega e il suo leader, Matteo Salvini, che rivendica la sua coerenza dopo il voto favorevole in Parlamento. Ma anche nel Carroccio sono molte le divisioni, con i No annunciati di Attilio Fontana (presidente della Regione Lombardia), del vicesegretario Giancarlo Giorgetti e dell’ex ministro Gian Marco Centinaio. Il partito forse più compatto per il Sì è invece Fratelli d’Italia: la sua leader Giorgia Meloni, però, ha più volte ricordato come un’eventuale vittoria del No metterebbe in difficoltà il governo, pur ribadendo il Sì del suo partito.

Referendum, chi vota No: +Europa e Azione

A schierarsi in maniera compatta per il No sono solamente due partiti. Il primo è +Europa, con Emma Bonino che ha anche manifestato in piazza contro la riforma costituzionale, ritenendo che il taglio “mutilerebbe” la Carta. Il secondo partito contrario alla riforma e che quindi voterà No al referendum è Azione, con il suo leader Carlo Calenda che parla di “taglio indiscriminato” e di una riforma che fa diminuire la rappresentanza, complicando “il lavoro parlamentare”.

I partiti che lasciano libertà di voto: Fi, Iv, Leu

Non tutti i partiti hanno preso una posizione ufficiale. È il caso, per esempio, di Forza Italia, con Silvio Berlusconi che ha criticato la riforma e lasciato libertà di voto. D’altronde proprio all’interno di Forza Italia si trova la maggior parte dei firmatari della richiesta di referendum, così come alcuni tra i maggiori animatori del comitato per il No (come Andrea Cangini e Simone Baldelli). Voterà Sì la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini, No quella al Senato Anna Maria Bernini.

Libertà di voto anche per Italia Viva, con il suo leader Matteo Renzi che parla di un referendum “inutile. Nel partito, comunque, sembra esserci poco interesse verso il referendum, con poche prese di posizioni nette, come quella di Roberto Giachetti per il No. Forti divisioni anche dentro Leu, con differenti posizioni tra le correnti. Leu ha votato Sì all’ultimo voto in Parlamento sulla riforma (così come Italia Viva), ma ora molti esponenti sembrano protendere per il No. È il caso, per esempio, di Pietro Grasso, ma anche della corrente di Sinistra italiana guidata da Nicola Fratoianni. Per il Sì, invece, altri esponenti come Pier Luigi Bersani. Lascia libertà di voto la parte che fa riferimento ad Articolo 1.