Da qualche ora, gli accordi con la Libia, sottoscritti dal governo guidato da Paolo Gentiloni e fortemente voluti dall'allora ministro dell'Interno Marco Minniti, si sono automaticamente rinnovati per i prossimi tre anni. Più volte avevamo provato a raccontarvi come gli accordi con la Libia dovessero essere considerati illegittimi, criminali e probabilmente anche illegali. E come il governo che si definiva “della discontinuità” non potesse far altro che prendere atto del mutato quadro geopolitico, in Libia e in Italia (ma anche a livello internazionale), e mettere fine alla collaborazione con Tripoli, almeno nei termini previsti dal memorandum. Invece, nulla: salvo generiche manifestazioni di intento e supercazzole varie, anche un po’ irritanti a dire il vero. Un esempio su tutti ce lo fornisce il viceministro degli Esteri Sereni, che ha spiegato come ci siano ancora “la possibilità e la volontà di rivedere il memorandum” e si è detta soddisfatta del fatto che i libici abbiano “attivato una loro commissione per valutare e proporre modifiche al memorandum”, di cui però “conosceremo i contenuti solo quando verrà avviato il tavolo negoziale”. Quando? Ah, non si sa e né Sereni, né Di Maio, né Lamorgese si azzardano a indicare una data o ad assicurare che la controparte mantenga gli impegni presi.

Sereni e gli altri membri del governo omettono qualunque tipo di ragionamento sull’affidabilità dei libici, interlocutori cui abbiamo regalato un enorme potere negoziale, come si evince anche dall’aumento dei flussi in concomitanza con la “trattativa” per la revisione del memorandum. Peraltro, il governo italiano continua a non fornire alcuna prova sul “come” vengano spesi i fondi e utilizzato il materiale che inviamo in Libia, tacendo anche sui rilievi mossi da un rapporto delle Nazioni Unite secondo il quale “in Libia esiste un meccanismo criminale che coinvolge Guardia costiera libica, trafficanti e settori dello Stato, per intercettare i migranti, condurli in centri di detenzione dove vengono sottoposti a schiavitù e a violenze di ogni genere e venduti ai trafficanti”. L’esternalizzazione delle frontiere, per citare una lettera aperta di alcune associazioni, è un atto gravissimo, perché ci rende complici della formazione di una “Guardia costiera libica in laboratorio, che faccia quello che noi non possiamo fare perché siamo un Paese democratico ed europeo, e cioè violazioni sistematiche dei diritti delle persone migranti presenti in Libia”.

Nel disinteresse generale (o quasi) dei cittadini e nonostante il parere contrario di associazioni e operatori umanitari, il governo della discontinuità avalla senza problemi il rinnovo di accordi che sono stati stipulati anche in violazione dell’articolo 80 della Costituzione italiana, senza cioè il voto del Parlamento che “in teoria è chiamato ad autorizzare la ratifica dei trattati internazionali che hanno natura politica e che determinano degli oneri finanziari sul bilancio dello Stato” (e il memorandum è un atto “politico” e utilizza le risorse del Fondo Africa, dunque denaro dei contribuenti).

Solo per aggiungere un ulteriore elemento al quadro nerissimo disegnato da coloro i quali si professano "diversi" dalla destra di Matteo Salvini, andrebbe poi ricordata la recente sentenza del Tribunale Civile di Roma sui respingimenti in Libia, passata piuttosto sotto silenzio nel dibattito pubblico (e questo già dice molto). I giudici hanno ribadito il diritto di entrare in territorio italiano per chiedere asilo per 14 cittadini eritrei che erano stati respinti in Libia dalla Marina militare italiana nel 2009. In pratica, per i giudici, si applica l’articolo 10 della Costituzione italiana che garantisce allo straniero il diritto di chiedere asilo anche quando “questi si trovi fuori dal territorio dello Stato per cause a esso non imputabili”. La sentenza rafforza la convinzione che l’esternalizzazione delle frontiere e gli aiuti militari, economici e politici al governo libico affinché blocchi le partenze verso l’Italia siano violazioni del diritto d’asilo garantito e tutelato dalla nostra Costituzione. La pratica dei respingimenti verso la Libia, già condannata dalla Corte europea, viene dichiarata una volta di più illegittima e contraria alla Costituzione italiana.

Con la conferma del memorandum il governo italiano si rende ancora una volta complice, garante e sponsor non solo di quelli che de facto sono respingimenti verso la Libia, ma anche di una narrazione che criminalizza la solidarietà e vuole i migranti come un "pericolo" da cui difendersi in tutti i modi possibili, anche pagando qualcuno che faccia il lavoro sporco. E chissenefrega del rispetto dei diritti umani, degli obblighi derivanti dai trattati internazionali e della nostra stessa Costituzione. Più che il governo della discontinuità, questo è il governo del paradosso, che fa le cose della destra per impedire che a vincere sia la destra: piccole operazioni di maquillage nei toni e nei tempi, un approccio più “tollerante e umano” ma con l'utilizzo degli stessi strumenti (le infami norme del decreto sicurezza bis, le circolari di matrice salviniana), della stessa prassi (l'autorizzazione allo sbarco solo dopo le garanzie sulla redistribuzione), dello stesso modus operandi (il disinteresse totale nelle aree non di nostra competenza), senza una netta inversione di tendenza quanto a impegno e dotazioni di Marina e Guardia Costiera.