Il tempo stringe e per l'Italia l'eventualità che venga ufficialmente aperta una procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo del debito a suo carico si avvicina sempre più. Domani la Commissione europea si riunirà a Strasburgo e potrebbe formalizzare la richiesta agli Stati membri di procedere contro il nostro Paese. L'esecutivo Ue, da solo, non può avviare la procedura: l'ultima parola spetta infatti all'Ecofin del 9 luglio, quando i ministri dell'Economia degli Stati membri si riuniranno per prendere una decisione finale sul caso. Il 2 luglio la Commissione potrebbe quindi decidere se formalizzare o meno la richiesta di cartellino rosso per i conti pubblici italiani. Da un lato, l'esecutivo Ue sembrerebbe propenso a evitare di aprire una procedura sia perché, come affermato dal commissario Pierre Moscovici, non vuole che la posizione venga "sfruttata per fini politici" che aumentino l'euroscetticismo del Paese, sia perché si andrebbe a costituire un precedente che potrebbe pesare sul bilancio di molti altri Paesi Ue gravando sull'Eurozona. Dall'altro, tuttavia, se la Commissione non intervenisse, "rischierebbe di minare la propria credibilità come guardiano dei trattati".

"Ci pensino tre volte prima di deludere la Commissione"

A margine del G20 di Osaka e delle trattative a Bruxelles sulle nomine dei vertici per le istituzioni europee, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha affermato: "Non siamo qui a mercanteggiare. L'Italia ha un percorso ben chiaro, abbiamo fatto il nostro e siamo sereni. Confidiamo che tutto vada bene". Il commissario europeo al Bilancio, Günther Oettinger, si è mostrato meno ottimista. "L'Italia deve dimostrare di soddisfare le richieste della Commissione, altrimenti non ci sarà margine per evitare la manovra", ha dichiarato. Se non verranno attuate significative misure di austerità, per il commissario la procedura potrebbe essere avviata già in settimana. "L'Italia deve pensarci tre volte prima di deludere le aspettative dell'Ue".

È quindi decisivo il Consiglio dei ministri previsto per le 17 di questo pomeriggio, sede in cui si darà il via libera alla legge sull'assestamento di bilancio e si approverà la strategia con cui il Tesoro italiano dovrà scongiurare la procedura. "Nella nostra valutazione l'assestamento di bilancio dovrebbe evitare la procedura d'infrazione, ma non per magia o perché c'è qualche espediente dell'ultima ora, ma perché lo abbiamo detto e ripetuto: i nostri conti sono in ordine", ha aggiunto Conte. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è mostrato positivo su quanto accadrà domani: "Non vedo ragioni per aprire la procedura d'infrazione contro l'Italia", ha detto il capo dello Stato durante la sua visita in Austria. "Vi è una condizione di base di economia italiana di grande solidità, non a caso l'Italia è la terza economia dell'Ue ed è la seconda manifattura d'Europa. Credo che il governo stia presentando ciò alla Commissione Ue per dimostrare che i conti saranno in ordine, le indicazioni sono rassicuranti e non vi sia motivo per aprire una nuova infrazione", ha concluso.

Conti in ordine e allineamento con il Patto di stabilità

Il miglioramento dei conti pubblici dovrebbe quindi essere messo su bianco dal piano dall'assestamento di bilancio. Per il 2019 un'intesa pare ormai ufficiale. Tra i risparmi provenienti da reddito di cittadinanza e quota 100, le maggiori entrate fiscali,  il taglio definitivo dei 2 miliardi congelati lo scorso autunno e i dividendi straordinari di Bankitalia e la Cassa depositi e prestiti, il governo potrebbe mettere a disposizione oltre 7 miliardi di euro per abbassare il deficit, portandolo dal 2,4%, come inizialmente indicato, a intorno il 2%. Anche se non si tratterebbe di un miglioramento di 0.6 punti percentuali, come richiesto da Bruxelles, si potrebbe comunque riconoscere un sostanziale allineamento con il Patto di stabilità e crescita. 

"Il flusso di cassa è superiore per quanto riguarda le entrate a quelle che erano le previsioni e le attese, perché riusciamo a contenere l'andamento per quest'anno al 2,1 per cento e quindi ci sono tutte le condizioni perché non ci sia mossa una procedura. Porteremo in Consiglio dei ministri il nostro provvedimento per l'assestamento di bilancio, la rendicontazione, e consegneremo poi tutto alla Commissione europea", ha concluso il presidente del Consiglio. Tuttavia, i numeri per il 2019 non sarebbero totalmente sufficienti. Le misure annunciate finora, infatti, vanno ad incidere solamente sul deficit nominale, ossia quello che tiene conto dei provvedimenti contingenti. Ma il vero tallone d'Achille per l'Italia è il suo deficit strutturale. Le stime per il 2020 continuano a prevedere un deficit che supererà il tetto del 3% e un debito pubblico che raggiungerà il 135% del Pil. Queste cifre continuano ad essere un problema: e per queste non basteranno tagli e risparmi, ma si dovrà realizzare una manovra di bilancio da circa 20-30 miliardi di euro. Per contenere il deficit strutturale, cioè quello calcolato al netto del ciclo economico e degli effetti delle misure una tantum, che influiscono solo temporaneamente, Bruxelles vuole quindi delle garanzie sulla prossima manovra, che dovrà anche fare i conti con le operazioni da 23 miliardi volte a disinnescare un aumento dell'Iva. Una manovra espansiva è quindi da escludere.

Evitare la procedura o realizzare la flat tax

Un piano di questo tipo non è certamente ciò che aveva in mente la Lega che, dopo il voto europeo, spinge senza sosta per la realizzazione della flat tax. La riforma fiscale sembra incompatibile con i compiti assegnati dalla Commissione Ue, soprattutto se si tiene conto dell'intenzione di realizzarla in deficit o con coperture economiche incerte. D'altro canto, accettare le direttive di Bruxelles per evitare la procedura potrebbe mettere Matteo Salvini nella scomoda posizione di dover fare un passo indietro rispetto al suo stesso imperativo di ridiscutere i vincoli europei e di far valere gli interessi del Paese. Se il governo non si mostrerà compatto nella disponibilità a varare le misure economiche necessarie, la Commissione potrebbe decidere quindi di spingere affinché si prosegua sulla strada della procedura.

Anche se la maggior parte degli Stati membri pare abbracciare la politica di dialogo e apertura che la Commissione tenta di far prevalere, ci sono anche Paesi che invece spingono per un intervento fermo dell'esecutivo Ue. Fra questi ci sono anche i Paesi Bassi, in questi giorni al centro anche di uno scontro diplomatico con l'Italia per il caso Sea Watch: "Non ho visto nulla che suggerisca che l'Italia può sottrarsi alla procedura per deficit eccessivo", ha detto Mark Rutte da Osaka. Secondo il primo ministro olandese, se la Commissione non dovesse ricevere risposte esaurienti da parte del governo italiano, non avrebbe altra scelta se non intervenire.

In questo caso, il Paese finirebbe sotto un regime di sorveglianza speciale, volto a verificare che si implementino tutte le misure correttive necessarie a risanare il bilancio. Per i cittadini, ciò significherebbe un aumento della tassazione e un taglio ai servizi per diminuire le spese statali: il monitoraggio costante da parte delle istituzioni europee e le misure di riparazioni avrebbero quindi un impatto concreto sulle tasche degli italiani. L'osservazione verrebbe fatta su un orizzonte di alcuni anni, poiché riguarderà il debito e non solamente il deficit annuale, e se le direttive non dovessero essere rispettate o risultassero insufficienti, l'Unione europea sarebbe costretta ad intervenire nuovamente per imporre un nuovo piano d'azione. In caso di ulteriori trasgressioni, l'Italia sarebbe costretta a depositare lo 0,2% del proprio Pil in via cautelare: la somma, pari circa a 3,6 miliardi, diventerebbe una sanzione in caso si continuasse a non rispettare le regole imposte. Potrebbero anche scattare multe più onerose e allo stesso tempo l'Ue potrebbe decidere di tagliare i fondi all'Italia.