Un confronto tv per i tre sfidanti nella corsa alla segreteria del Pd: Nicola Zingaretti, Roberto Giachetti e Maurizio Martina sono intervenuti in diretta tv su Sky TG24. Un minuto a domanda per ognuno dei candidati, disposti in studio secondo un ordine definito per sorteggio. Ogni intervento è stato scandito da un conto alla rovescia. E poi c'è stato spazio per le domande incrociate tra i candidati, e per un appello finale. Sempre tramite sorteggio è stata definita anche la modalità delle domande incrociate: Martina ha posto una domanda a Giachetti, Giachetti a Zingaretti e Zingaretti a Martina. Secondo i tre sfidanti, domenica 3 marzo ai gazebo sono attesi un milione di cittadini, cifra indicata da Zingaretti; mentre Maurizio Martina parla anche di 2 milioni. Secondo l'ex ministro dell'Agricoltura "ci sono tutte le condizioni perché alle prossime elezioni Europee il Pd cresca, e cresca bene: mi aspetto più del 30 per cento". Roberto Giachetti sulla partecipazione alle primarie non si sbilancia: "Non mi aspetto nessun numero. Siamo gli unici che selezioniamo la nostra classe dirigente con le primarie".

Scontro Giachetti-Zingaretti sul Venezuela

Si sono registrate scintille tra Giachetti e Zingaretti a proposito dei sostenitori di quest'ultimo nel partito. Il tema è il Venezuela, e il voto di alcuni dem che al Parlamento Ue non hanno appoggiato la mozione a sostegno di Guaidò. Giachetti ricorda che "solo 8 deputati si sono astenuti nel Parlamento europeo e tra loro c'è un grande sostenitore di Zingaretti, Goffredo Bettini, che non ha dato lustro alla proposta del partito democratico".

"Non si possono mettere in discussione i diritti politici dei parlamentari – replica Zingaretti – Bettini voleva sostenere l'azione del commissario Ue Mogherini, no a ricostruzioni caricaturali". "Ogni volta che lo colgono in contraddizione Nicola risponde che è una cosa personale – ribatte Giachetti – Lui ha nella sua mozione il ministro che fatto le politiche dell'immigrazione (Minniti, ndr), ha dentro l'ex ministro Poletti e vogliono smontare il jobs act". 

"Non prendo lezioni da Roberto Giachetti sulla democrazia e la libertà. È una vita che combatto per questi valori. Sulla vicenda del Venezuela ho spiegato pubblicamente il senso del mio voto di astensione. Non ci ritorno". Così l'eurodeputato Pd Goffredo Bettini replica su Fb a Giachetti. "Giachetti smetta di concentrare tutte le sue energie per seminare zizzania", ha scritto ancora Bettini.

L'alleanza con i Cinque Stelle

Giachetti durante il confronto tv ribadisce il suo fermo ‘no' a qualsiasi alleanza con i 5Stelle: "Io sono stato in minoranza nel Pd per anni e sono sempre stato in una cornice condivisa, e diversamente dagli altri mi sono adeguato anche quando non condividevo certe scelte. Dipende dove si vuole andare. Il partito è una comunità e non una caserma: non voglio posti, vado in minoranza. Se però si vuole andare con M5s o far rientrare i fuoriusciti allora non è più il mio partito". 

"Nessun alleanza con M5s e con la destra e la Lega – ribadisce anche Zingaretti – Serve un'alleanza con le persone, empatia con chi vive la sofferenza, che vuole produrre e studiare. Il popolo del centrosinistra c'è, ma è diviso. Con i fuoriusciti? Nelle alleanze sul territorio lo vedremo". Stessa linea di Maurizio Martina, che sottolinea: "Il mio Pd non avrà ambiguità verso la Lega e il M5s". 

L'arresto dei genitori di Matteo Renzi

Uno degli argomento del dibattito è stata la vicenda giudiziaria che coinvolge i coniugi Renzi. A prendere apertamente le loro difese è Roberto Giachetti: "Penso che in questo Paese la giustizia sia malata, l'ho pensato per Berlusconi, per Mastella e persino per la Raggi. Il fatto che vengano colpiti nomi illustri mette in ombra il fatto che tanta gente in questo Paese subisce queste ingiustizie".

Più cauto Martina: "Massimo rispetto per la situazione umana ma grande rispetto per la giustizia sempre, principi saldi di garantismo per tutti, ricerca di un equilibrio nuovo nell'efficienza della giustizia in questo Paese, contribuendo a una discussione più ragionata e consapevole".

"Non credo che ci sia stata giustizia a orologeria o ci siano complotti – è invece il ragionamento di Zingaretti – ma penso che le persone in questo Paese vadano difese dalla lapidazione mediatica e culturale a cui si è sottoposti quando si riceve un'accusa" .

Il rapporto con l'ex segretario Renzi

Alla domanda "Quanto vi manca Matteo Renzi?", i tre candidati danno tre risposte diverse. "Con Renzi in realtà ho un ottimo rapporto – afferma Zingaretti – non l'ho mai votato ma quando ha fatto il segretario l'ho sempre rispettato, mi auguro che non ci manchi e se Matteo il suo contributo lo vuole portare sarei l'uomo più felice del mondo da segretari . Dobbiamo combattere insieme perché il rischio in questo Paese si chiama Matteo Salvini".

"A me Matteo Renzi non manca perché ringraziando Dio c'è ed è l'arma di punta della nostra opposizione – risponde invece Giachetti, il più vicino dei tre all'ex premier – non mi manca perché sono leale con quel progetto che abbiamo messo in piedi 5 anni fa e che ha fatto molto bene all'Italia".

"A mo' di battuta – sottolinea infine Martina – direi quanto manchiamo noi a Renzi, dobbiamo preparare un'alternativa a questa destra pericolosa e non possiamo organizzare il nostro dibattito nell'ossessione di definirci renziani o antirenziani, voglio i democratici al plurale e uniti". 

L'opinione sul reddito di cittadinanza

La misura cardine del programma del M5S, secondo il parere di tutti i candidati, andrebbe modificato: "Il Reddito di cittadinanza non lo abolirei, sono favorevole a sussidi per la povertà, lo cambierei radicalmente, e farei investimenti per creare posti di lavoro", dice Zingaretti, secondo cui il reddito di inclusione del Pd "era più efficace nella lotta alla povertà" mentre il reddito di cittadinanza così come è "è un reddito di sudditanza".

"Il reddito di cittadinanza – spiega Giachetti – è una polpetta avvelenata messa in campagna elettorale, lo cambierei mettendo 3 miliardi per finanziare ulteriormente il Rei e gli altri soldi per abbassare le tasse sul lavoro, è la politica che con i governi Renzi e Gentiloni ha consentito la creazione di 1,2 milioni di posti di lavoro".

"Cambierei il reddito di cittadinanza – sostiene anche Martina – rafforzerei il reddito di inclusione con 3 miliardi e destinerei le altre risorse per abbattere il cuneo fiscale: aggiungo che bisogna fare il salario minimo legale per chi non è coperto dal contratto nazionale e che abbiamo una gigantesca questione salariale".