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Premi di produttività e tassazione: cosa cambia con la nuova legge di Stabilità

Con la nuova legge di Stabilità è stata introdotta una tassazione agevolata al 10% per i premi di produttività fino a 2.000 euro lordi. Aumentato inoltre il reddito annuo massimo per accedere alla tassazione agevolata, da 40.000 a 50.000 euro.
A cura di Charlotte Matteini
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Con la nuova legge di Stabilità cambiano le regole per la tassazione di premi di produttività e partecipazione agli utili dell'azienda. Con il provvedimento, approvato a dicembre dello scorso anno, sono state modificate le aliquote ed è stata introdotta una tassazione agevolata al 10% per i premi fino a 2.000 euro lordi, aumentando inoltre il reddito annuo massimo per accedere alla tassazione agevolata da 40.000 a 50.000 euro. Fino a ieri, le aliquote fiscali per i premi di produttività in busta paga erano decisamente più alte: 23% fino a 15 mila euro, del 27% dal 15 a 28 mila euro e del 38% da 28 fino a 55 mila euro per quanto riguarda l'Irpef dovuta dal lavoratore, da sommare a un'ulteriore quota sottoforma di contributi previdenziali versata dall'azienda. Insomma, dei 2.000 euro lordi di premio con la vecchia tassazione restavano poco meno di 1.300 euro netti. Con il nuovo provvedimento invece, il lavoratore riesce a trattenere circa 400 euro in più, per un totale di circa 1.600 euro.

Il decreto attuativo prevede che il premio di produttività debba essere concordato, con un accordo scritto, da azienda e rappresentanti sindacali dei lavoratori e la cifra debba essere legata al raggiungimento di obiettivi prestabiliti ed elenca 20 diversi parametri utili a condizionare l'ammontare del premio erogato: "volume della produzione rispetto ai dipendenti; fatturato per dipendente; margine operativo lordo; indici di soddisfazione del cliente; diminuzione di riparazioni e rilavorazioni; riduzione degli scarti di lavorazione; percentuale di rispetto dei tempi di consegna; rispetto delle previsioni di avanzamento lavori; modifiche dell’organizzazione del lavoro; lavoro agile; modifiche dei regimi di orario; rapporto tra costi effettivi e costi previsti; riduzione dell’assenteismo; brevetti depositati; riduzione dei tempi di sviluppo di nuovi prodotti; riduzione dei consumi energetici; riduzione degli infortuni; riduzione dei tempi di lavorazione; riduzione dei tempi di commessa". Nel caso in cui i contratti tra azienda e sindacato "prevedano strumenti e modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro da realizzarsi attraverso gruppi di lavoro nei quali operino responsabili aziendali e lavoratori", l'ammontare del premio sale a 2.500 euro lordi.

Non solo: il datore di lavoro può decidere anche di erogare il premio di produttività erogando servizi di welfare aggiuntivi, per esempio asili nido, mensa, ludoteche, borse di studio o servizi di assistenza per familiari non autosufficienti. In questo caso, non viene applicata la tassazione agevolata, il che significa che l'azienda non deve pagare la quota contributiva sul premio e il lavoratore potrà usufruire dell'intero ammontare del premio fino a 2.000 euro, la cifra risulterebbe praticamente esentasse. Per venire incontro alle esigenze delle imprese di piccole e medie dimensioni, questo tipo di servizi potrà essere erogato anche mediante l'utilizzo di voucher "che non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dare diritto a un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare". Per la norma nel suo insieme sono stanziati 433 milioni per il 2016, 589 per il 2017 e 584 per il 2018. Farà fede l’anno solare in cui il premio di produttività viene pagato.

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